Viaggio in Mongolia 7

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Si conclude il viaggio di Federico Tamburini fra fantasmi e sogni della Mongolia, eccovi le ultime stringate pagine. Federico è provato, tre settimane a – 27 gradi in un posto non precisamente comodo nei termini che noi intendiamo non devono essere una passeggiata.

Grazie di tutto Federico.

Pereira

Ulaan-Baator 7 gennaio 2009

Surguuliin Gudamj.

Cammino. Surguuliin Gudamj non e’ particolarmente affollata. Il sole pallido, velato. Cammino, all’orizzonte le montagne. Un gruppo di ragazzini mi supera correndo. Un uomo, montone scuro, colbacco marrone, li segue. Ne afferra uno per il cappuccio trascinandolo a terra, gli tira un pugno, che gli sfiora il viso e lo prende in una spalla, poi un calcio nelle costole. Gli altri ragazzini assistono alla scena dall’altro lato della strada. L’uomo ora e’ scosso. Il bambino si rialza e si allontana di corsa.

A Ulaan-Baator ci sono centinaia di bambinidi strada, che abbandonati vivono nelle cloache sotterranee e fra le tubazioni del riscaldamento.

Probabilmente quel bambino lo stava derubando, aveva le sue ragioni credo. Non lo so. Come non so cosa significhi a 8, 9 anni vivere in delle fogne quando fuori ci sono quaranta gradi sotto zero.

Non ci sono mai abbastanza lacrime per piangere la miseria.
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Viaggio in Mongolia 6

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Ulaan-Baator 4 gennaio 2009

Domenica mattina. Ulaan-Baator dorme. Strade deserte, misteriose, silenziose. Niente sferragliare di automobili, anche il ghiaccio riposa. Dicono che UB sia una brutta citta’, io la trovo molto bella. Ha il fascino delle grandi citta’ di frontiera. Monaci dalle tuniche cremisi si mescolano a nomadi appena giunti dalle steppe, cani randagi con giovani vestiti alla moda. Ulaan-Baator, citta’ nomade; prima di diventare capitale nel 1924 con il nome di “eroe rosso”, fu fin dal 1639 costruita con tende di feltro cosi’ da poter essere trasportata altrove quando l’erba seccava. La vera casa, la strada. Ed io in questi sobborghi, in questi vicoli di quartieri gher, immutati nei secoli, mi perdo, per poi riscoprirmi a casa.

Ulaan Baator.

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Viaggio in Mongolia 5

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Erdenet 2 gennaio 2009

Sukhbaatar Guidam divide in due una citta’ che non esiste. Erdenet, situata nel distretto autonomo di Orkhon, citta’ di miniera e minatori, inospitale, ostile, citta’ dei mille no. Si respira rame e molibdeno. Citta’ di ombre che si fondono con questa strada grigia e polverosa. Cammino curvo, ansimante, passi pesanti, suoni profondi. Il buio rende tutto vago e incerto, le realta’ si confondono, una preghiera assomiglia a un lamento. E le distanze? Immense. Esco solo per mangiare questa zuppa di montone e verdure; per il resto leggo pessimi libri sulla Mongolia.

Da qui e’ impossibile proseguire per Karakorum, l’antica capitale. Tornero’ a Ulaan-Baator (12 ore di autobus) e tra qualche giorno provero’ da li’.

Due persone sedute al tavolo vicino al mio si alzano e se ne vanno; dopo qualche istante entra un bambino, si siede allo stesso tavolo dei due e finisce le coca cole e il poco riso rimasto nel piatto.

La Mongolia e’ 175* (su 200 paesi) al mondo per reddito procapite.

Sukhbaatar Guidam.

FT
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Viaggio in Mongolia 4

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Darkhan 30 dicembre 2008

Un pensiero a chi…

in questo momento, sta cercando di raggiungere il profondo sud del mondo, che sia con una nave, un aereo, il pensiero, ci arrivera’…a chi da Cagli o dal Cairo scrive parole che lui non sa quanto importanti…a chi da un resort extra lusso(!!!) di Tenerife riesce a vivere come fosse sull’isola di Arturo…a chi canta Jeff Buckley…a chi da Berlino andra’ ad Amsterdam e a Londra…a chi ha Lisbona nel cuore…a chi da Lisbona e’ in esilio ma percepisce, reagisce e resiste…a chi vive in un modulo lunare…a chi da un condominio di Piazza Lazzarini fa puzzle che non riuscira’ mai a terminare…a chi sogna la morte e la trova bellissima…a chi mi sta scrivendo, a chi non mi sta scrivendo ma so mi sta pensando, un pensiero anche a tutti gli altri.

Domani sara’ Erdenet e la sua miniera di rame a cielo aperto piu’ grande del mondo.

Il sole tramonta su Darkan e la luna splende in cielo!
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Viaggio in Mongolia 3

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Darkhan 28 dicembre 08

Gratto via il ghiaccio dal finestrino. Strada dritta come un fuso taglia in due le vallate, bianche, ghiacciate. Piu’ che guardare, immagino.

Darkhan, confine di mondi, terra di nessuno, shock culturale, promessa naufragata. Darkhan spazza via gli equilibri.

Mal di schiena, carne troppo grassa nel mio piatto, ragazza dalle spalle troppo strette. Trovo un internet cafe’, non ho niente da scrivere, niente di nuovo da leggere ma e’ l’unica cosa di famigliare che riconosco. Esco, vado al posteggio degli autobus, mercanteggio una macchina per il monastero, lui parla solo mongolo…non verra’ mai all’appuntamento di domani. Entro in un bar, quattro ragazzi mi rapiscono, offrono vodka, rifiuto, offono vodka, rifiuto, offrono vodka, bagno l’anulare nel bicchiere e lancio un po’ di vodka al cielo, per gli dei; abbracci e promesse d’amicizia, ma la situazione non mi piace, me ne vorrei andare. Esco dal bar, ancora Darkhan. Speriamo domani ci sia il sole.

Paesaggio Mongolo.

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Viaggio in Mongolia 2

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Ulaan-Baator 26 dicembre 08

Cavalli in Mongolia.

La cosa complicata nell’organizzare un viaggio in Mongolia in dicembre, sta nel reperire informazioni. Le guide e i siti internet non prendono in considerazione l’ipotesi di un viaggio in Mongolia in inverno; si limitano a dire che le temperature sono glaciali e le vie di comunicazioni bloccate. Il periodo migliore e’ tra maggio e settembre, perche’ in questi mesi si ha la possibilita’ di fare escursioni a dorso di cavallo e cammello, alpinismo, birdwatching, dormire in accampamenti gher e cosi’ via. Ma nel caso in cui il vostro unico scopo fosse il viaggio, il mettersi in cammino, allora non avrete limiti. Non pretendere niente, accettare tutto cio’ che viene e credere negli incontri. Il fatto di essere probabilmente l’unico “turista” in Mongolia in questo momento non e’ una forma di esibizionismo, ma di liberta’.

Ulaan-Baator 26 dicembre 08

Un sole pallido veglia su un sobborgo di Ulaan-Baator. Staccionate divelte, pericolanti, ghiaccio e terra polverosa, cani randagi, tende gher fumanti, uomini imbruttitti da pesanti cappotti laceri. Corvi aspettano il da farsi. Che sia il Medioevo?

Poco dopo seduto in un caffe’ bevo te’. Una famiglia davanti a me mangia pastella fritta imbottita di carne. Dall’ampia finestra vedo una donna passare, i suoi occhi incrociano il mio. L’otturatore scatta. Jhonny Cash continua a cantare, come se a farlo fossero montagne o il ” fondo profondo del mare”. Dio, vorrei la voce di Jhonny Cash!

F.T.
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Viaggio in Mongolia 1

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Ulaan-Baator 23 dicembre 2008

Gli uomini si stringono nei loro cappotti, aspettano ai bordi della strada confondendosi nell’aria condensata dei loro respiri. Quartieri gher alla mia sinistra, le stufe accese, il te’ salato in caldo. Enormi ciminiere sputano fumo bianco all’orizzonte. Ulaan-Baator ti accoglie tra i suoi seni freddi e cadenti, braccia ossute ti stringono tiepidamente. Uno sguardo al cielo, a questo cielo blu, cosi’ intenso da non averne mai visti di simili. Lo sguardo in alto a scaldare il cuore.

Attraverso piazza Sukhbaatar, il sole basso disegna ombre impercettibili. Entro nella grande hall dell’hotel Puma; ad accogliermi la luce di qualche candela e il buio piu’ completo. Un inserviente, in divisa di lana bianca e grigia afferra un lume e fa’ cenno di seguirlo. Tre rampe di scale, la porta in legno di abete…entriamo. Fa colare della cera in un portacenere e ci fissa la candela. Sorride richiudendo la porta alle sue spalle. Rimango solo. Fuori meno ventisette gradi, dentro l’intenso calore di una candela.

F.T.
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