Qualche mese fa mi scrisse un signore sulla posta di Radio Pereira citando il nostro slogan: Resistere al brutto. Gli risposi personalmente con una certa empatia. Oggi mi è tornata in mente la sua lettera come si inserisse in un dibattito nato su questo sito che non riguarda più solo le librerie ma le città intere, centri e periferie. E chi ci vive.
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E’ molto peggio di come sembra.
Il crimine di adescamento – Crimen Sollicitationis – è un documento riservato inviato a tutti i parroci della Chiesa Cattolica già nel 1962.
Nel 2001 l’attuale papa scrisse nell’epistola De Delictis Gravioribus rivolta a tutti i vescovi del mondo: “Nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore (…) le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio”, tradotto in linguaggio più comprensibile: se vi accorgete di casi di preti pedofili non denunciateli all’autorità giudiziaria statale, solo la Chiesa deciderà cosa fare, ricordate – sembrano ammonire le parole di Ratzinger – che ai preti è vietato testimoniare nei processi per reati di abusi sessuali che coivolgono altri religiosi, pena la scomunica.
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“I funzionari del Pdl non hanno alcuna responsabilità nella vicenda delle liste… I nostri dirigenti erano negli uffici del tribunale in anticipo e nei tempi previsti ed è stato impedito loro di presentare le liste”.
E’ vero che in questi anni ci siamo abituati a tutto ma fa sempre effetto sentire queste cose. Curiosamente, la più interessante chiave di lettura della dichiarazione di B. me l’ha fornita una scena a cui ho assistito dalle vetrine di una pasticceria mentre la radio diffondeva le sue parole.
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In questi giorni Radio Pereira è stata oggetto di un attacco da parte di hacker.
Per prima cosa ci scusiamo con lettori e ascoltatori della “radio che si legge” poi… una considerazione di uno che capisce poco di queste cose ma ha diritto di parlarne perché ne è stato colpito.
Dunque l’hacker, una figura balzata ai vertici dell’immaginario collettivo negli anni recenti, descritto spesso come personaggio irregolare, un pò anarchico, irriverente e dispettoso che si dedica a disturbare l’attività di multinazionali o di altre realtà politiche e produttive eticamente criticabili.
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Haiti dopo la catastrofe.
Diario di un infermiere professionale volontario – 6 (Fine)
Port-au-Prince, 24 febbraio 2010
Ciao Pulcio, ormai sono alla fine di questa esperienza…. o almeno questo testimonia il numero di casi che trattiamo ogni giorno, ed il conseguente livello di adrenalina mio e dei miei compagni… forse è meglio però che ti dica
testimoniava.
Ti accennavo infatti al sopralluogo fatto nei quartieri popolari di Port-au-Prince, questa città di 2 o 3 milioni di abitanti, che dalle colline che la circondano, dove ci sono i quartieri più ricchi, scende come una colata di lava nella valle che termina sul mare ed in particolare termina al porto, centro vitale della vita e del degrado di questa gente così sfortunata.
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Quell’applauso mi ha gelato.
Tutti sanno, tutti sapevano dentro l’aula del Senato – l’assemblea che la Costituzione vorrebbe formata dagli uomini più saggi del Paese. Sapevano che Di Girolamo è stato eletto materialmente dalla ‘ndrangheta, tanto da essere trattato dai mafiosi come un lacché.
E il giorno delle sue dimissioni, più di metà di quegli uomini, che si vorrebbero integerrimi a differenza del fantoccio dei mafiosi, gli tributano un applauso.
Cosa pensano gli elettori dei senatori di destra plaudenti? Sono d’accordo?
Pensare che mezzo senato applaude un mafioso dimissionario significa avere almeno mezzo senato pieno di mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti.
Quando Grillo sostenne questa tesi la trovai esagerata, inverosimile.
Aveva ragione lui. Senza “forse”.
Pereira
Haiti dopo la catastrofe.
Diario di un infermiere professionale volontario – 5
Port-au-Prince, 20 febbraio 2010

Ciao Pulcio, non ricordo bene veramente dove siamo arrivati tra difficoltà di connessione e mancanza di energia elettrica, continuo comunque a risponderti sulle missive iniziali così riesci a tenere il filo che io ho perso. Oggi sono andato per la seconda volta a Saint Marc, l’ambulatorio ha preso piede e la voce si è diffusa tanto che oggi abbiamo visto 170 persone (la media si attesta comunque sui 150 visitati al giorno), con l’ausilio di alcuni medici brasiliani che sono a bordo della nave Cavour.
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Ritengo doveroso pubblicare questa lettera che si riferisce alla scorsa puntata di Annozero nella quale ho provato un senso di vergogna di fronte al comportamento del giornalista di destra (se così si può dire) che, privo di argomenti con cui contrastare dialetticamente Travaglio, ha attaccato lui personalmente con calunnie.
Roba da vergognarsi di essere italiani.
Grazie Travaglio, anche se deciderai di non andare più a farti insultare dai leccapiedi del padrone.
Pereira
Lettera a Michele Santoro
di Marco Travaglio – 20 febbraio 2010
Caro Michele, ho riflettuto su quanto è accaduto giovedì ad Annozero. E, siccome è accaduto davanti a 4 milioni di persone, te ne parlo in forma pubblica. Parto da una tua frase dell’altra sera: “Parliamo di fatti”. Il punto è proprio questo. Si può ancora parlare di fatti in tv? Sì, a giudicare dagli splendidi servizi di Formigli, Bertazzoni e Bosetti.
No, a giudicare dal cosiddetto dibattito in studio, che non è più (da un bel pezzo) un dibattito, ma una battaglia snervante e disperante fra chi tenta di raccontare, analizzare, commentare quel che accade e chi viene apposta per impedirci di farlo e costringerci a parlar d’altro.
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Haiti dopo la catastrofe.
Diario di un infermiere professionale volontario – 4
Port-au-Prince, 18 febbraio 2010.
Ciao Pulcio, come vedi questo diario è un po’ incostante, ma quando arriva la sera di tempo ne rimane poco e di energia ancora meno (per non parlare del generatore che se ne va e che limita le connessioni alle 22.45).
In questa serata di relax ti sto scrivendo seduto intorno al tavolo con tutti gli altri. Si stanno facendo chiacchiere di fronte a due bottiglie di Barbancourt (Rum 8 anni), ormai quasi terminate, che ci ha rimediato il team dei nostri interpreti.
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Haiti dopo la catastrofe.
Diario di un infermiere professionale volontario – 3
Port-au-Prince, 14 febbraio 2010.
Questa sera sono di fretta, alle 23 si spegne il generatore e via il wireless.
Qualcosa comunque si può raccontare di questa giornata caldissima che rende difficile lavorare nelle tende a 40° C e passa. L’unico ambiente vivibile è la sala operatoria dove c’è un tentativo lodevole di aria condizionata che rende l’ambiente – almeno climaticamente – più sopportabile.

Nella foto: baraccopoli sorta spontaneamente dopo il terremoto nei pressi di Port-au-Prince (non molto diversa da quelle presenti precedentemente).











