Consorterie massoniche alla base dei fatti di Messina

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Tg7 MentanaTg La7, ore 20.18 del 31 agosto 2010.
Un servizio mette in rilievo il ruolo di “consorterie massoniche” nella vicenda della partoriente che ha perso l’utero per una lite fra medici in sala parto. Cosa c’entra la massoneria? Accade che da molto tempo la massoneria giochi un ruolo chiave nella nomina dei primari e più in generale nella gestione della sanità che si svolge a livello regionale. Pochi fra i non addetti ai lavori lo sanno ma si tratta di una prassi ferrea e consolidata in tutto il paese.
La sorpresa per me non stava nella notizia, ma è arrivata alla fine del servizio, quando è stato inquadrato il nuovo direttore-conduttore Mentana che prima di leggere la notizia successiva si è abbandonato ad un commento risentito: “Mi chiedo cosa c’entra la massoneria con la lite fra i ginecologi”.

Caro Mentana, posso solo fare delle ipotesi suggestive quanto incresciose, ma lei, perché se l’è presa tanto? Farà mica il ginecologo?

Pereira

Il segreto dei suoi occhi

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Il segreto dei suoi occhi, locandina.E’ un po’ che non scrivo di film, l’occasione me la dà una pellicola della serie “gli imperdibili”. Quindi, ora già sapete che “Il segreto dei suoi occhi” è un film da non perdere, una di quelle produzioni che ti fanno ricordare il piacere unico di ritrovarsi fra sconosciuti a godere dello stesso spettacolo teoricamente riproducibile all’infinito eppure unico in quel momento, presenti proprio quelle persone.

Film di difficile catalogazione, in superficie è un poliziesco che si dipana nel ricordo di un poliziotto che vorrebbe raccontare un delitto irrisolto in un romanzo. Ma c’è anche una storia d’amore delicata ed eroticissima allo stesso tempo raccontata con grande perizia. continua la lettura »

Diaries 15

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Film Festival in Piazza.
Una mostra smessa, stanca, passatista.
Alcuni dicono questo di lei, e probabilmente è vero.
Ma ciò non toglie che in quei giorni la mia città diventa bella, speciale.
E ci si sente tutti un po’ meno soli a veder film sotto cieli stellati!

Prove tecniche di Democrazia

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Questa sera andrà in scena un esperimento interessante, a suo modo storico, una diretta televisiva e on line da Bologna allestita in fretta e auto gestita da un gruppo di giornalisti, conduttori, intelletuali grazie al finanziamento di 50.000 mila cittadini sottoscrittori.
Si tratta di una reazione vitale e necessaria all’ennesimo rozzo tentativo di spegnimento delle voci dissenzienti rispetto all’unica ammissibile da B., la sua.

Ritengo molto delicato questo momento storico proprio a causa del grande indebolimento della posizione di B. e del drastico abbassamento del suo consenso in Italia che fa vacillare la sua leadership e – proporzionalmente – il suo narcisismo disturbato. Sono questi i momenti più difficili nella vita delle democrazie, figuriamoci in Italia.

Portiamo il nostro simbolico contributo moltiplicando anche su Radio Pereira la diretta del programma “Resurrezione” a cura di Michele Santoro e altri.

Pereira

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Multisala? No grazie

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Multisala no grazie.Qualche mese fa mi scrisse un signore sulla posta di Radio Pereira citando il nostro slogan: Resistere al brutto. Gli risposi personalmente con una certa empatia. Oggi mi è tornata in mente la sua lettera come si inserisse in un dibattito nato su questo sito che non riguarda più solo le librerie ma le città intere, centri e periferie. E chi ci vive.
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Concerto per lacrime e risate

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Locandina del film "Il concerto"Mi era piaciuto il precedente “Train de vie” di questo autore rumeno che vive a Parigi. Ma questo “Il concerto” di Radu Mihaileanu mi è piaciuto oltre ogni attesa.
Mi aspettavo di ridere, ma non di commuovermi con tanto abbandono, mi è venuto in mente Chaplin, se il paragone non sembra troppo sacrilego, ma non riesco a pensare ad un altro film o opera in cui con tanta naturalezza, pertinenza e conoscenza della natura dei sentimenti si siano mescolati il riso e il pianto nel mio cuore spettatore.
La recensione è già finita, inutile sprecare tempo e parole, andate a vedere “Il concerto”, sbrigatevi, è imperdibile.

Pereira

Tra le nuvole, tra i librai, tra i disoccupati

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“Questo è il nostro lavoro,
prendiamo le persone in un momento di fragilità
e le mandiamo alla deriva”.
da “Tra le nuvole”

Locandina di "Tra le nuvole".Quando scrivo un nuovo post sui film che consiglio di vedere, i ragazzi della redazione lo inseriscono in una delle categorie che vedete nella colonna a destra – “Mi manda Pereira”.

Oggi ho chiesto loro di inserirlo anche nella pagina che raccoglie contributi e riflessioni sulla contrapposizione fra librerie di catena e di territorio che riflette bene il conflitto fra globale e locale.

Perché?

Il film in questione è “Tra le nuvole“, di Jason Reitman con George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick e l’ho trovato bellissimo, perfettamente capace di raccontare il cinismo di un mercato che per sua natura ed etica non è capace di scrupoli umanitari ma solo di cercare il profitto a ogni costo.
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Benvenuto Welcome !

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Welcome.Più che recensioni cinematografiche le mie sono polluzioni senili, secrezioni emotive incontinenti che sbocciano quando mi capita di vedere un film che vorrei tanti vedessero e mi viene voglia di parlare, da non esperto quale sono. Soprattutto mi viene voglia di guardare un gradino sotto la superficie.
In superficie Welcome è un film sull’immigrazione…
E’ molto di più, parla di sentimenti privati e questioni universali con una qualità straordinaria, del tema umanità/disumanità, della somiglianza fra il pensiero leghista e quello nazi e della condanna che pesa su di noi a cercare una strada per uscire da una situazione di ingiustizie globalizzate a cui finora solo Al Queida ha saputo dare risposte, purtroppo perverse e distruttive. L’occidente saprà dare risposte sane?
Un film da rendere materia di insegnamento obbligatorio in tutte le scuole dell’obbligo (vabbè, sto parlando del mondo che vorrei…).

Pereira

A volte i miracoli accadono

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Roberto Saviano.A volte i miracoli accadono,
ho assistito ad uno di questi eventi ieri sera, stando davanti alla TV.
C’era Roberto Saviano che parlava delle cose per cui vive – troppo facile per Pereira dire che ha parlato di “resistere al brutto” – e lì, in quel momento, quelle tre ore si sono trasformate in un miracolo: la trasfigurazione della TV.

Per una sera la TV è diventata altro rispetto all’abbruttito strumento di controllo dell’opinione delle fasce sociali meno attrezzate e dotate di funzione critica. E’ diventata strumento di partecipazione collettiva, emozione condivisa, riflessione di ognuno sulla natura umana e sul sentimento di giustizia.

A proposito delle storie che andava raccontando, Saviano ha più volte usato la frase “questo testo è più potente della nitroglicerina”. Troppo modesto, quella funzione esplosiva (per il potere, anzi per chi ne abusa in modi criminali) ieri sera è stata esercitata proprio da lui, dalla sua straordinaria passione e credibilità e dalla sua geniale intuizione, quella di mostrare gli elementi comuni a tutte le vittime (gli abitanti dei paesi e delle città controllate dalla camorra, i prigionieri dei gulag sovietici, gli oppositori delle dittature di Ahmadinejad oggi e di Francisco Franco ieri) e a tutti i carnefici (i camorristi, i dittatori). Infatti è qui in Italia che questa bomba mediatica è esplosa, sia nelle terre di camorra e mafia e ‘ndrangheta che nel resto del paese (certo non immune da infiltrazioni).

Saviano ha detto ai suoi compaesani e a tutti gli italiani: voi guardate i cittadini degli stati totalitari come degli schiavi. Ebbene, lo siete anche voi.

Pereira

Gli ultimi giorni di Silviescu?

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Berlusconi alla frutta.Sarà il peso dell’età, ma ho la sensazione che stiamo vivendo giorni di fibrillazione, di tensione così alta da essere fuori dall’ordinario. Mi accorgo che gli eventi significativi intorno alla figura del premier si accavallano con una velocità molto superiore alle mie capacità di commentarli e questo è un segnale inequivocabile. Forse stanno venendo al pettine (detto senza ironie) tutti i nodi, o meglio tutti i trucchi, che egli è andato seminando in questi anni nel rapporto con troppi interlocutori.
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