Gli alberi di Hiroshima: dalla distruzione nasce nuova vita

By Eleonora Celi | Ambiente

albero sopravvissuto di HiroshimaQualche giorno fa mi sono imbattuta in una notizia che mi ha decisamente colpito, pur nella sua semplicità: circa 170 alberi sono sopravvissuti al disastro nucleare di Hiroshima, 68 anni or sono. E pensare che subito dopo il bombardamento del 6 agosto 1945 uno scienziato, il dottor Harold Jacobsen, aveva dichiarato che i luoghi colpiti sarebbero rimasti completamente privi di qualsiasi forma di vita per i successivi 75 anni.

Eppure la natura ha avuto il sopravvento, così nonostante le esplosioni e le radiazioni provocate dalla bomba atomica, sin dalla primavera successiva tra le rovine della città iniziarono a spuntare nuovi germogli. Oggi Hiroshima è una città incredibilmente verde e quegli alberi appartenenti a 32 specie diverse, che hanno ormai almeno un centinaio di anni, si sono rinvigoriti tanto da diventare simbolo prezioso della città di Hiroshima. È possibile riconoscerli (e consultare online una lista completa) perché sono segnati da una targa che li identifica come  “Hibaku Jumoku“, cioè “albero sopravvissuto“. I loro semi vengono ancora oggi piantati in Giappone o in altre zone del mondo, in un atto che testimonia con grande vigore come dalla distruzione possa nascere nuova vita.

Incredibile ma vero, l’albero più vicino alla zona d’esplosione è un salice piangente, che è rinato dalle sue radici dopo essere stato quasi completamente annientato. Nella Giornata Internazionale della Terra, che cade proprio oggi, si dovrebbe festeggiare l’ambiente e la salvaguardia del pianeta. C’è chi si impegna a risparmiare delle risorse energetiche, chi contribuisce a far crescere il verde cittadino. Ma un solo giorno all’anno di cure ed attenzioni è davvero troppo poco. Quasi una presa in giro nei confronti di quella natura che, nonostante “noi”, continua a vivere e sopravvivere. E forse arriverà il momento in cui tutti ci renderemo conto che nessuna scoperta né invenzione potrà avere senso se non impariamo a tornare a stretto contatto con l’ambiente, ad essere parte integrante e non distruttiva di ciò che la Terra ha da offrirci. Del resto, il saggio Einstein non aveva torto quando diceva: “ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata“.

Fonte immagine: Flickr, dwyer_joseph

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About The Author

Eleonora Celi
Eleonora, aquilana dal 1985, lavora nel campo della comunicazione e del marketing, da quasi due anni in ambito turistico. Da sempre interessata a tutto ciò che riguardasse PR e advertising, si è laureata in Comunicazione e si è trasferita a Pesaro. Fin da giovanissima la caratterizza un’altra passione, il volontariato: ha fatto parte di un corpo di Protezione Civile, è stata educatrice e animatrice, poi giornalista amatoriale ed ora svolge servizio per senza tetto e per un centro di aiuto alla vita. Da bambina sperava di diventare scienziata. Ha sperato poi di diventare giornalista e scrittrice per vincere il Premio Strega, ma la comunicazione è un terreno affollato. Odia le ingiustizie, l’indifferenza, la superbia, la passività e non riesce a star zitta se le incontra per strada. Sogna un mondo migliore, in cui siano onestà e Natura a vincere.

One Response to Gli alberi di Hiroshima: dalla distruzione nasce nuova vita

  1. Gaioing says:

    @Eleonora
    Certamente è un fatto che tende alla speranza ma scientificamente non c’è nulla di strano.
    Innanzi tutto l’ordigno di Hiroshima non era potentissimo e poi la sua esplosione
    è avvenuta a circa 800 metri dal suolo. In quel punto si sono scatenate le cosiddette “forze di interazione forte”(quelle che tengono unite le particelle dei nuclei atomici degli elementi), mentre al suolo sono arrivati gli effetti secondari dell’esplosione (fortissimi spostamenti di aria infuocata che hanno seminato morte e distruzione).
    Poi, al suolo, hanno preso piede le “forze di interazione debole” ovvero il decadimento radiattivo delle parti del nucleo esplosivo di uranio (il cuore della bomba) che sono giunte al suolo.
    Ora il decadimento radioattivo è pericoloso per una esposizione lunga e continuata ad esso da parte dell’uomo * ,che dispone di un organismo complesso e quindi attaccabile dai fenomeni radioattivi, non invece per le speci vegetali che sono organismi di estrema semplicità.
    Il loro , diciamo così, cervello sta nelle radici, le foglie ricevono i fotoni solari che immediatamente raggiungono , tramite il tronco, le radici e danno alla pianta l’ordine di crescere secondo la legge della spirale logaritmica.
    I sali e l’umidità del terreno danno l’alimento energetico alla pianta per sostenere questi processi, tutto qui!

    *Nei libri di storia della fisica si vedono le foto di Hoppeneimer (l’uomo che ha diretto il progetto Manhattam) e del generale Groves ,accanto ai resti del traliccio metallico che sostenne il primo ordigno nucleare sperimentale esploso nel deserto di Alamogordo, tutto ciò a soli 3 mesi dall’evento, ma sicuramente ancora ora quei luoghi sono sede di fenomeni di decadimento radioattivo.

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