Se il circo è uno spettacolo…

By Eleonora Celi | Coscienza civile, Rubriche Radio

elefante in cateneSiete mai stati al circo, almeno una volta da bambini? E da adulti aveva mai portato i vostri figli ad uno spettacolo circense? Ecco, da piccolina ignoravo l’esistenza di altre forme di circo che non utilizzassero animali, ed oggi invece abbiamo nel mondo esempi meravigliosi di acrobati, contorsionisti e giocolieri come i canadesi del Cirque du Soleil, ma anche gli australiani “Flyng Fruit”, i francesi “Les Colporteurs”, gli americani “Minimus”, “Hiccup” e molti altri ancora, più o meno noti.

Lo Stato, nell’era dei tagli alla sanità, alla scuola e alla cultura, sostiene ancora i circhi con il Fondo Unico dello Spettacolo (FUS), devolvendo ogni anno a questa forma di spettacolo milioni di euro (ben 6.300.000 euro nel solo 2012).
Molte sono le proteste in atto e qualche frutto inizia a concretizzarsi nei divieti che emettono alcuni Comuni italiani ad ospitare circhi che si servano di fauna esotica. Così cresce il numero di città che si oppongono all’attendamento dei circhi con animali, da nord a sud. Ci sono state anche operazioni di denuncia, come quella partita da Ciampino, attraverso la quale sono state accertate le condizioni proibitive in cui vengono tenuti gli animali destinati ai vari spettacoli da circo.

Eppure siamo ancora molto lontani, se il nostro Governo riesce ancora a stanziare cifre enormi per un genere di spettacolo che, seppur apparentemente meno brutale, non è meno deprecabile della corrida. Basti pensare come la Finlandia sia riuscita a proibire l’esibizione e lo sfruttamento di animali (ovvero elefanti, scimmie, predatori, animali acquatici, rinoceronti e uccelli rapaci) con una legge del 1971, rivista e rinnovata nel 1985. Seguono la Norvegia, con una normativa varata nel 1974, e la Svezia, con un’ordinanza del 1988. Il Governo inglese ha pronunciato di recente un secco no all’impiego di animali esotici nei circhi in territorio britannico e negli Stati Uniti è stata comminata una multa esemplare (270.000 dollari) al circo più famoso del mondo, il Ringling Brothers and Barnum & Bailey Circus per aver violato l’Animal Welfare Act tra il giugno 2007 e l’agosto 2011, con pratiche di addestramento contrarie ad ogni diritto dell’animale. Ma l’esempio più eclatante ce lo dà la bistrattata Grecia, che a prescindere dalla qualità, accertata o meno, del trattamento imposto, vieta ai circhi l’impiego di qualunque specie animale.

Nel 2010 la LAV, la Lega Anti Vivisezione, aveva diffuso un messaggio acuto e provocatorio: “W il circo, ma quello umano e senza animali!”. Molte sono le campagne di sensibilizzazione messe in opera soprattutto da associazioni di animalisti. Ma non basta. Il punto, poi, non è essere animalisti o meno. Perché in realtà, diciamo le cose come stanno, che senso ha chiamarsi ambientalisti o animalisti? Non dovremmo essere forse tutti favorevoli ad un mondo sano e giusto? Non dovrebbero essere “gli altri”, quelli che preferiscono violenza e sporcizia, ad essere tacciati con un appellativo o un epiteto che li individui come gruppo sociale ai margini di una civiltà morale? Bisogna esigere un cambio di mentalità, bisogna smetterla di giocare con esseri viventi, bisogna indirizzare con acume il proprio desiderio di divertimento, bisogna respingere il sadismo insito nella natura umana. E far sì che chi “sale” al Governo di questo Paese impari a scegliere come usare le nostre risorse economiche, in direzione di un rinnovato buonsenso e di una umanità meno perversa.

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About The Author

Eleonora Celi
Eleonora, aquilana dal 1985, lavora nel campo della comunicazione e del marketing, da quasi due anni in ambito turistico. Da sempre interessata a tutto ciò che riguardasse PR e advertising, si è laureata in Comunicazione e si è trasferita a Pesaro. Fin da giovanissima la caratterizza un’altra passione, il volontariato: ha fatto parte di un corpo di Protezione Civile, è stata educatrice e animatrice, poi giornalista amatoriale ed ora svolge servizio per senza tetto e per un centro di aiuto alla vita. Da bambina sperava di diventare scienziata. Ha sperato poi di diventare giornalista e scrittrice per vincere il Premio Strega, ma la comunicazione è un terreno affollato. Odia le ingiustizie, l’indifferenza, la superbia, la passività e non riesce a star zitta se le incontra per strada. Sogna un mondo migliore, in cui siano onestà e Natura a vincere.

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