Memorie giapponesi

By Dagmara Bastianelli | Arte e Cultura

Memorie giapponesiDelicati come fiori di ciliegio e avvolgenti come un bagno alle terme: “Neve Sottile” di Jun’ichirō Tanizaki, “Io sono un gatto” di Soseki Natsume e “Memoria di una Geisha” di Arthur Golden sono tre gioielli che raccontano l’atmosfera di un paese ricco di contenuti.

Tre libri, meravigliosamente descritti, che non possono mancare nella libreria di un lettore filo nipponico.

Neve sottile” di Jun’ichiro Tanizaki  è un romanzo lento, ma tutta da assaporare.
Una storia femminile ambientata agli inizi del ‘900 che racconta la vita delle sorelle Makioka, pretesto per parlare dell’animo e della mentalità di un popolo che deve fare i conti con la crisi della sua cultura.

La vita quotidiana, la passione per le arti, ma anche il senso dell’onore, il rispetto verso le tradizioni e il modo di rapportarsi con l’emergente cultura occidentale sono i punti chiave che tracciano la storia questo libro.

Gli stessi che nel romanzo “Io sono un gatto” di Sōseki sono invece narrati dalla voce di un protagonista speciale: un gatto.
Cinico, intelligente e riflessivo, il delizioso protagonista di questo libro ci spiega, con la sua simpatica superiorità, la crisi dei costumi di quel periodo storico.

Più appassionante, ma forse perché più ricco di vicende, è “Memorie di una Geisha” di Arthur Golden, anch’esso ambientato in questo periodo.
La formazione di una apprendista geisha, la sua vita, la disciplina e tanto altro ancora sono descritti in maniera vivida e intensa, tanto da poter immaginare chiaramente il volto, i gesti e i l’abbigliamento di Sayuri.

Al di là della storia e della descrizione dei caratteri dei personaggi,  è proprio questo il filo rosso che unisce questi libri: la capacità di raccontare il suggestivo panorama in cui i romanzi si svolgono.

Attraverso questi romanzi si sentono gli odori della cucina giapponese, si visualizzano in modo chiaro i villaggi di pescatori e le minimali abitazioni giapponesi, si toccano con mano i loro meravigliosi giardini e si passeggia tra le strade, entrando in scuole di danza e partecipando a cerimonie del tè.

Non stupitevi  quindi se, vedendo un documentario, avrete l’impressione di aver già visitato questi luoghi.

Dagmara Bastianelli

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About The Author

Dagmara Bastianelli
Il mio nome - Dagmara - è stato scelto dal Partito Comunista perché nell'82 mia madre non ha fatto in tempo a registrare all'anagrafe il nome che aveva scelto: Karolina. Il problema è che a casa continuano a chiamarmi così. Sono stanca di sentirmi dire 'Voi polacchi siete un popolo di buoni perché il papa era buono!'. Io non sono buona, sono perennemente incavolata (come fai a non esserlo in questa Italia?). E mi indigno. Spesso anche la notte.

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