Tredici anni non sono passati invano

By Riccardo Iannello | Musica

AmaliaChe cosa Amalia Rodrigues abbia rappresentato e rappresenti ancora per il fado lo abbiamo già detto, ma è sempre meglio ripeterlo (perché non stanca mai) a tredici anni dalla sua morte: tutto. La regina, la divina, la grande signora, colei che ha fatto nascere la leggenda di questa musica, che l’ha fatta attraversare gli oceani, travalicare le Alpi, conquistare l’Oriente. La amiamo, in tanti, la continuano universalmente  ad amare e ad ascoltare. Anche a imitare, talvolta, anche se lei è inimitabile. Amalia è Amalia, le altre sono grandi artiste, ma un gradino sotto. E le più brave sono proprio quelle, e ne ho conosciute, che sanno di essere un gradino sotto.

“Estranha forma de vida” è una poesia di Amalia divenuta canzone con la musica di Alfredo Duarte, o Marceneiro, come si preferisce chiamarlo a Lisbona. Le cose vissute e toccate da Amalia sono diventate oro, forse lei però era più fragile di quello che la storia racconta, una donna piena di dubbi, ma con una voce e una statura da diva che riconosco solo, in quanto a personaggio, a Greta Garbo. Amava l’Italia, la sua musica, i suoi artisti. Uno in particolare, che ho amato anch’io: Sergio Endrigo. “È lui il più grande di tutti”, disse una volta al Sistina prima di interpretare “Canzone per te”. “Quello che ho provato in quel momento – mi ha raccontato la stesso Endrigo – è stato un piacere che non potrò mai dimenticare”.

Amalia da Piedade Rebordao Rodrigues è morta il 6 ottobre 1999 a 79 anni (era nata a Lisbona il 23 luglio 1920 da una famiglia immigrata dalla Beira Baixa). “Il fatto che Amalia sia morta da ormai così tanti anni è una imprecisione biografica. La voce e il suo modo di essere la mantiene viva e ben rappresentata fra i vivi”, scrive un notista lisboeta. Ovunque tu sia, a Lisbona, tutto sa di Amalia, con il rischio di fare dimenticare altre cantanti che pur hanno contribuito alla storia di questo genere musicale (Maria Teresa de Noronha o Lucilia do Carmo, per esempio). Amalia ha dato quel di più che ha fatto scrivere storie non solo sul fado, ma sul Portogallo intero, dandole una dimensione non solo artistica, ma anche politica, per esempio. Si diceva che il dittatore Salazar odiasse il fado, dietro il quale il popolo riusciva a comunicare la propria indignazione per il regime, ma amando Amalia (corrisposto? I maligni dicono di sì e indicano anche il luogo dove si svolgevano i loro incontri, una suite dell’hotel Suiço Atlantico, allora albergo di grande lustro e attualmente luogo ineludibile per il viaggiatore a Lisbona) non poteva impedire che si suonasse nelle taverne. E così la Pide doveva limitarsi a censurare i testi più audaci.

Lisbona, ma non solo: Amalia ha sdoganato per molti la pur virtuosa ballata di Coimbra, il fado accademico affidato prima di lei esclusivamente agli uomini. La sua interpretazione di “Coimbra”, o “Amor em Portugal” com’è pure famoso il brano di Raul Ferrao e Josè Galhardo, ha fatto conoscere questa canzone a tutto il mondo: un brano che simboleggia l’amore attraverso una città, attraverso i suoi alberi, i pioppi. Invita a visitare Coimbra, a scoprire che cosa si cela dietro l’Arco de Almedina, moresco, con il quale si sale alla cidade alta, a simbolizzare il continuo mescolarsi di questo popolo aperto a ogni esperienza, ma fortemente posto a difesa della propria cultura. Amalia l’ha portata avanti questa cultura e si è cimentata con le culture altrui proprio per dimostrare che quella lusitana non ha nulla da temere rispetto alle altre. Anzi…

Siamo noi a volte che dobbiamo scusarci: la scrittura del cognome Rodriguez è un nostro errore ricorrente. Si scambia il portoghese per lo spagnolo, dove la giusta grafia finisce con la “z” quando in Portogallo è “s”, ricordiamocelo. L’appunto vuole essere sfizioso ed è inoltre una scusa: ascoltare Amalia in “Lisboa antiga”, classico senza tempo. Ascoltare Amalia, appunto: che cosa ci può essere di meglio?

Parlare di Amalia con la sorella Celeste, come ho avuto la fortuna di fare più volte, è una soddisfazione straordinaria: “Nessuna avrà mai la sua voce”, è il commento che Celeste spende come base di ogni argomentazione. Il rapporto fra le due sorelle è stato all’inizio molto stretto, poi più allentato con diversi screzi a livello familiare, ma alla fine Celeste è stata molto vicina ad Amalia e finalmente ne parla di nuovo anche in pubblico e, soprattutto, l’ha cantata quando si celebrarono i dieci anni dalla scomparsa.  Le interpretazioni di Celeste sono molto sobrie e il suo tributo ad Amalia, negli anni, è stato sempre più stringente. E quando parli della sorella, lei ricorda volentieri l’interpretazione di “Uma casa portuguesa”, emblema della più grande solidarietà familiare.

Amalia nella sua carriera ha sbalordito sia dal vivo sia nelle registrazioni, è stata attrice di rivista e di cinema, ha portato il fado ai massimi livelli e non ha mai mancato di ringraziare calorosamente il proprio pubblico, in Portogallo e all’estero. Il Coliseu dos Recreios nella straordinaria rua das Portas de Santo Antao, nel centro di Lisbona, è stato il teatro nel quale ha ottenuto ovazioni senza precedenti, fino alla fine della sua presenza sui palcoscenici. L’ultimo concerto è proprio in questo teatro monumentale e in un anno particolare: il 1994, Lisbona capitale europea della cultura. È un trionfo, come sempre. E anche in questo caso una canzone lo evoca in modo assolutamente perfetto. “Maria Lisboa”, la venditrice al mercato, come lo è stata anche Amalia.

Potremmo stare qui ore e ore a parlare di Amalia Rodrigues, a ricordarla. Gli amici di questo sito sanno quante volte ho parlato degli artisti che l’hanno omaggiata, in ogni capo del mondo. E sanno che noi continueremo a farlo. Il grande regista spagnolo Pedro Almodovar due anni dopo la morte di Amalia fa iniziare il suo capolavoro “Parla con lei” con una citazione della regina: “Quando morirò voglio che la gente pianga per me”. Noi vorremmo soprattutto che continui ad ascoltarla.

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About The Author

Riccardo Iannello
Giornalista. Su Radio Pereira racconto storie di fado, storie di cantanti, chitarristi, locali, strade, amori.

2 Responses to Tredici anni non sono passati invano

  1. Mino says:

    Ebbi la fortuna di conoscere Riccardo Janello e Luisa Notarangelo 4 anni fa durante un indimenticabile concerto di Ana Moura a Firenze. Da allora la mia passione per questo genere musicale straordinario si è accresciuta continuamente, portandomi spesso a Lisbona per ascoltarla direttamente nelle Casas de Fado, dove l’emozione toglie il fiato!!

    Che dire di Amaiia? La sua tomba nel Pantheon dei sovrani portoghesi dice tutto!! E poi basta salire su qualsiasi taxi di Lisbona per accorgersi che le loro autoradio sono tutte sintonizzate sul canale 98, dove trasmette “Radio Amalia”!!!

    Ho soggiornato spesso, su consiglio di Riccardo, in quell’hotel Suiço, ormai quasi tutto ristrutturato, dove corrono voci degli avvenuti incontri clandestini tra gerarchi del vecchio regime e belle donne!

    W o Fado!
    W a Amalia!
    W o Portugal!

  2. Mino says:

    Dimenticavo!
    Per chi volesse approfondire le conoscenze su Amalia e il Fado in generale, vi segnalo questo informatissimo Blog di Luisa Notarangelo:

    http://fadoportoghese.blogspot.it/

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