Schwazer, viagra e gnocco fritto
Costretto in un letto d’ospedale da un malanno che, tra le altre cose, mi ha tenuto lontano dagli amici di RP, leggo di Alex Schwazer e della sua triste vicenda di doping.
Leggo, su Repubblica, le, giustissime, argomentazioni di Michele Serra sulla impossibilità di accettare il limite, sulla dipendenza dal successo e dall’applauso degli altri, sulla incapacità -nella società più competitiva che sia mai esistita- di accettare (ed ammettere) di non farcela. 
L’infermiera interrompe le mie letture: “Questo è il protettore gastrico”, mi informa allungandomi una capsula grigia e rosa.
Riprendo la lettura e penso alle tante “pillole” che ci permettono di continuare a illuderci di “farcela”, che rimandano il momento in cui saremo costretti a dire: non ce la faccio più.
Il Viagra e tutti gli altri farmaci per la cura (?) della disfunzione erettile sono sicuramente i primi che vengono in mente. Ma quale disfunzione ci potrà mai essere nell’avere sessant’anni e avere qualche defaillance nell’accoppiarsi con la compagna cinquantacinquenne?
“Questa è la statina”. E’ di nuovo l’infermiera.
Guardo per un attimo, prima di ingoiarla, la pillolina rotonda e bianca che dovrà aiutarmi a tenere basso il colesterolo, qualsiasi sarà la mia dieta.
Ecco, penso, se non fosse per questo imprevisto malanno, questi farmaci -la statina e il protettore gastrico (inibitore di pompa, la definizione tecnica)- mi potrebbero permettere di condurre una vita con abitudini alimentari e voluttuarie come quelle di dieci anni fa.
Caffè, sigarette, birra e lambrusco mi danno bruciore da reflusso gastroesofageo?
Posso non rinunciarvi, tanto c’è l’inibitore di pompa.
Gnocco fritto, tortellini, lardo di Colonnata, pecorino di fossa, ecc. mi aumentano trigliceridi e colesterolo?
Che importa? Prenderò una statina!
Si eleverà la pressione arteriosa? Aumenterà la glicemia?
Per ogni scompenso ci sarà il suo accomodamento.
Sempre più raro sentirsi rispondere: “No, grazie. Non posso.” all’offerta di un caffè, di un aperitivo o di un grappino ammazza-caffè.
Più frequente la risposta: “No, grazie. Sono a dieta.”
La dieta, sì, come scelta “volontaria” per finalità estetiche.
E con essa le varie liposuzioni, impianti di silicone, botulismi, trapianti tricologici, ecc.: tutte forme di doping, di tentativi di rimandare il momento in cui si è costretti a dire: “Non ce la faccio più.”
Non mi sento di condannare Alex né, tantomeno, di compiangerlo (chi arriva a certi livelli nello sport, in qualsiasi sport, riceve, in termini economici e di gratificazione, quello che una operaia di Barletta con due figli non si sogna in tutta una vita. Facendo molti, ma molti, meno sacrifici di quanti ne faccia la suddetta operaia di Barletta con due figli in tutta una vita).
Inorridisco quando sento glorificare Pantani.
No, né mostri né eroi.
Uomini dannatamente medi che il patrimonio genetico, l’esercizio e (talvolta) il doping hanno reso capaci di prestazioni muscolari ed atletiche fuori della norma.
Uomini come noi.
Noi, uomini e donne che combattiamo lecitamente e illecitamente contro il nostro destino di limiti, vecchiaia e morte.
Noi, che poco saggiamente non ci arrendiamo a dire: “Non ce la faccio più”.
Noi, che continuiamo a barare pur sapendo che prima o poi arriverà un controllo anti-doping, l’esito di un elettrocardiogramma, una macchiolina nell’Rx del polmone a fermare la nostra corsa.
Fino ad allora, però, continuiamo a correre.
P.S.: non voglio giustificare Schwazer, né nessun altro atleta che usa doping. Voglio solo dire che la sua mi pare, come tante, una vicenda “umana, troppo umana” …







Ci sono persone che portano seco la Bellezza, che non demorde col crescere degli anni, ma in armonia con essi, danza, segna qualche ruga, ascolta i dolori, accompagna i pesi e le dolcezze e matura, ma sempre e’ Bellezza.
Intendo proprio parlare del campo che essa irradia, e che non si spegne o diminuisce, come Norman permettimi di dirti, dimostri -tu- (lineetta di semantica generale) in primis, umano e basta, davvero umano nella piu’ squisita e buona accezione del termine…nonostante malattie, la paura, gli interrogativi.
Bentornato Norman, ci sei mancato. Ora riprenditi ben bene. A proposito, articolo lucido e necessario. Come sempre. Grazie
@Norman Bates
Schwazer non può essere paragonato a noi gente comune che assume farmaci per cercare di vivere oppure anche di morire meglio.
Schwazer ha dimostrato una grande immaturità nel non sapere accettare la legge dello sport, dove il degrado entropico del ns corpo si sconta in maniera ancor più ineluttabile rispetto ai casi di una vita comune.
Certamente fa compassione, vittima come è stato di questa società che alimenta i mitie le gerar(sportive e non) in modo surreale.
Ricordo le parole del suo allenatore ai tempi dell’oro di Pechino..”può vincere almeno un’altra 50km alle prossime Olimpiadi”, oppure quelle dei vari dirigenti sportivi (Petrucci in testa) ..”dobbiamo confermare le medaglie di Pechino!”.
Preso dalle attese e dalle pressioni non ha ragionato da vero sportivo ovvero: ” gareggio per trovare i miei limiti e quando li trovo li accetto”!
E’ l’ennesima triste storia di questo sistema malato.
Caro Norman,
mi dispiace saperti in ospedale. Auguro a te di tornare presto a casa e alla tua vita.
A noi lettori auguro di saper cogliere il tuo prezioso insegnamento e non rincorrere una falsa giovinezza eterna ma saper saggiamente entrare in ogni sfumatura delle varie eta’ della vita. Ogni stagione suggerisce cambiamenti ma regala sempre sguardi nuovi e la vita lentamente si svela. Grazie
e lo studente giovinastro che si imbottiva di acutil per ricordare meglio la lezione era un dopato o no? e il trentenne vigoroso che tracanna 15 caffè per riuscire a finire in tempo un determinato lavoro di particolare importanza? è lecito o no?
bah, non credo proprio che sia una questione di età. Ci sono momenti in cui l’aiutino lo prendono tanti, anche l’operaia di Barletta(che palle sti discorsi sui ricchi brutti sporchi e cattivi e i poveri vittime del sistema sfruttatore e che non vedranno mai il sole…) che in “quei giorni” starebbe volentieri a letto e invece in un moment scatta in fabbrica e all’asilo a prendere i suoi bambocci.
e in TUTTO questo non c’è nulla di male, a meno che questo comportamento non possa creare danno agli altri. e qui sta la colpa di Schwazer (non certo quella di pubblicizzare l’ovetto e aver fatto tanti soldi), cioè aver cercato di sopravanzare altri atleti (si suppone non dopati) creando quindi un danno a loro e mancando di rispettare le regole del gioco e, quindi, non rispettando gli avversari. e basta anche di dare sempre le colpe al sistema corrotto e prevaricatore; la sua è stata una scelta consapevole e responsabile (e criminalizzare l’allenatore che 4 anni fa ha detto “potrà ripetersi” mi sembra pazzesco), specie per come l’ha raccontata. Quindi che paghi dal punto di vista sportivo e poi per quel che mi riguarda fuori dalla gara, potrebbe prendere qualsiasi cosa, anche attaccarsi due protesi in titanio e correre con quelle (tanto per fare un esempio a caso, non vorrei che poi un giorno un ragazzotto sudafricano lo facesse davvero diventando beniamino del popolo della sinistra pronto a impalare l’atleta che ha bevuto tre sorsi di troppo di gatorade, ma pronta anche a idolatrare Robocop che ce l’ha fatta contro le sfighe del mondo…roba da matti se (non) fosse vero).
vabbè discorso chiuso anche perchè ieri avevo un gran mal di testa e tutte le persone che incontravo aprivano la loro borsa piena di medicinali (o me ne consigliavano altri a me ignoti) e che ho gentilmente rifiutato, decidendo di chiuder un’ora prima (sai che dramma…) la mia serata per buttarmi sul letto… e stamattina stavo da dio