La famiglia secondo Jonathan Franzen e Alice Munro

Pubblicato il 9 maggio 2012 | da Dagmara Bastianelli | Libri

Da un lato c’è Alice Munro, dall’altra Jonathan Franzen. Lei è canadese, lui è americano. Lei è una donna, Lui è un uomo.

Entrambi raccontano i lati oscuri delle famiglie.
Entrambi ci spiegano come a volte non esistano correzioni ai legami familiari.

Cosa mi consente di paragonare l’autore de “Le Correzioni” alla creatrice di “Nemico, Amico, Amante”?
Una cosa sola: la sensazione provata del leggere i loro libri.

In “Nemico, Amico, Amante”, romanzo di Alice Munro composto da nove racconti, si raccontano nove rapporti umani.

Storie semplici, quotidiane, chiare, ma allo stesso tempo drammatiche e intense, come solo possono essere i rapporti affettivi all’interno delle famiglie.

Incomprensioni, incompatibilità caratteriali, scelte di vita diverse, tradimenti, l’effetto di una malattia sugli equilibri dei rapporti: nessuna trama da fuoco d’artificio, nessuna storia fantascientifica, solo tematiche normali e la realtà della natura umana nuda e cruda.

Emozioni che rimandano proprio a “Le Correzioni” (e anche a “Libertà”) di Jonathan Franzen.

Un meraviglioso libro corale per la forma, ma non corale nel contenuto. Ogni personaggio del romanzo – la coppia Albert ed Enid, i figli Chip, Gary e Denise – è infatti solo, con il suo malessere e i suoi problemi.
E l’imposizione di un ultimo pranzo di Natale insieme non cambia e non accenna a far superare i rapporti tesi e problematici all’interno e fuori della famiglia.
Sono questi i lati più veri dei romanzi: comprendere i limiti dei rapporti familiari e accettarli.

I finali dei racconti e di Correzioni possono disorientare i più felici, ma emozionano coloro che li hanno vissuti realmente.

E la sensazione finale è una motivazione quasi utilizzabile come giustificazione.

Le situazioni a volte non solo non possono cambiare, ma l’infelicità insita nei rapporti familiari potrebbe non essere sanata, anzi è spesso sbagliato pretendere che lo sia.

Dagmara Bastianelli

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A proposito dell'autore

Il mio nome - Dagmara - è stato scelto dal Partito Comunista perché nell'82 mia madre non ha fatto in tempo a registrare all'anagrafe il nome che aveva scelto: Karolina. Il problema è che a casa continuano a chiamarmi così. Sono stanca di sentirmi dire 'Voi polacchi siete un popolo di buoni perché il papa era buono!'. Io non sono buona, sono perennemente incavolata (come fai a non esserlo in questa Italia?). E mi indigno. Spesso anche la notte.

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