Una canzone, cinque versioni

Pubblicato il 1 aprile 2012 | da Riccardo Iannello | Musica

Tante volte abbiamo parlato più di artisti che di canzoni. Anche perché il fado, la sua aneddotica, passa indubbiamente da una importanza tale della voce che interpreta un brano che spesso quel brano viene quasi allontanato dalla mente. E invece non può essere così, perché le canzoni del fado sono comunque tali al cento per cento e anche molto belle, nella maggior parte delle volte. Bisogna entrarci. È vero, ma quando ci sei nel mezzo non puoi farne a meno. E allora facciamo una prova: cerchiamo non più una risposta a quale sia la migliore voce, femminile o maschile, ma quali siano i brani fondamentali – almeno per me – nella scoperta di questo genere. E partiamo da quelli che i jazzisti chiamerebbero uno standard: “Trago fados nos sentidos”.

L’esperimento si complica: non tiriamo in ballo in questo nostro esempio la divina, la regina, l’autrice in proprio di questo brano straordinario e triste, esaltante e dirompente, profondo. E’ lei, Amalia Rodrigues. Non solo la sua scrittura, ma, ovviamente, la sua interpretazione, sono comunque irraggiungibili e per questo non c’è in questo nostro viaggio cominciato con la voce di Sandra Correia. Ognuna delle interpretazioni che ho scelto hanno una loro validità, hanno un loro accento: non c’è necessità di fare una classifica fra di loro – anche se il fatto mi stuzzica -, ma di certo ognuna cerca di non copiare, di non essere la fotocopia di quella di Amalia. Ogni volta che si affronta una canzone della Rodrigues bisogna avere una propria personalità, sennò si rischia davvero di entrare in un baratro che non fa risorgere. Joana Amendoeira questo rischio non lo corre: ha una tale venerazione di Amalia che si avvicina a questo brano con la solita, convincente, umiltà e il rispetto di non rincorrere la grande progenitrice, ma di accontentarsi di omaggiarla, come sempre fa nei suoi concerti.

Una voce maschile non poteva mancare in questa galleria, e Gonçalo Salgueiro si sente un po’… Amalia. I suoi album sono in gran parte dedicati alle canzoni della divina e la benedizione della sorella Celeste lo ha gratificato abbondantemente in questo suo lavoro attorno alla Rodrigues. Ascoltiamolo cantare le parole di Amalia: Trago fados nos sentidos, tristezas no coração. Trago os meus sonhos perdidos, em noite de solidão. Trago versos, trago som de uma grande sinfonia, tocada em todos os tons da tristeza e da alegria. Trago amarguras aos molhos, lucidez e desatino. Trago secos os meus olhos que choram desde menino. Trago noites de luar, trago planícies de flores, trago o céu e trago o mar, trago dores ainda maiores. Un testo che ha veramente pochi eguali nella sua liricità del fado. La più bella delle canzoni della musica popolare portoghese? Lo vedremo in altri prossimi nostri incontri. Io intanto butto là un amo e propongo questa, alla quale ne seguiranno sicuramente altre, sempre rilette da artisti diversi.

E con la versione di Cristiana andiamo un pochino dentro queste parole, con una traduzione che vuole essere una interpretazione (mia) di questi versi, la cui grandezza sta proprio nella personalità di chi li ha scritti. Amalia ha attraversato periodi luminosi e la sua carriera è stata un trionfo internazionale sempre maggiore, ma nella vita privata ha provato sentimenti diversi, ha visto il baratro della passione, ha lottato contro una sua generale tristezza e con la convinzione che ogni amore va vissuto fino all’estremo, sia nella pratica sia nel sentimento interiore. Porto con me i miei destini, racconta Amalia, le tristezze che ho nel cuore; porto con me i miei sogni perduti in notti solitarie. Ma poi anche: porto con me versi e suoni di una grande sinfonia, suonata in tutti i toni dalla tristezza all’allegria. Un modo, questo, per dirci che dopo una caduta si deve comunque sempre avere la speranza di rialzarsi.

Avvicinandoci alla versione di Cristina Branco, artista di valore internazionale  largamente  riconosciuto, è bello riflettere ancora sulle parole di Amalia. Che porta con se amarezze nelle proprie lacrime (mi piace interpretare così questo “molho”, bagnato, della versione originale), lucidità e follia, negli occhi secchi che si devono sforzare per piangere. Porto in me – traduciamo ancora Amalia - notti di luna, campi fioriti, cielo, mare, porto in me dolori ancora maggiori. La chiusura è spietata come quelle “tristezze nel cuore” che avevano condito i primi due versi. Nella interpretazione di questo brano ci deve essere una contrizione e una immedesimazione che non è facile e che ne fanno, appunto, un baluardo indistruttibile del fado.

Il bilancio di questo primo esperimento? Penso buono, lo spero, e spero non pesante per “dovere” ascoltare sempre lo stesso brano. “Trago fados nos sentidos” ha una sua profondità indubbia, i cinque artisti la affrontano in modo diverso, ma non scadendo mai nel dozzinale, nel routinario. Lo sapete, non mi piace fare classifiche (anche se poi le faccio, altro che se le faccio), ma la mia dentro ce l’ho. Ma non ve la svelo. Cercate di indovinarla. Alla prossima puntata-gara, ma nel frattempo parleremo anche di tanto altro.

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