Partiamo da una bella notizia: Margarida Guerreiro sarà in concerto a Roma giovedì 3 maggio alle 21 a Palazzo Santa Chiara. Un concerto annunciato con entusiasmo fin dal Portogallo, dove fa immensamente piacere sapere quanto l’Italia ami la canzone popolare lisboeta. E la ama sempre di più perché la conosce ancor meglio. Non è rimasto ad Amalia Rodrigues e l’ascolto, grazie a iniziative di grande spessore, ne ha guadagnato parecchio.
Margarida è una valente artista e un’amica. Ricordo il primo incontro al Santiago Alquimista sotto il castello di Lisbona e la serata nella piazzetta di Adega dos Vinhos nel mezzo di una di queste feste popolari della suburbia lisboeta che sono straordinariamente vive ed emozionanti: il concerto, in quella occasione, aveva come palco la scalinata della Camara Municipal! Forgiata da Custodio Castelo, la cantante alentejana si è ritagliata un suo spazio sia nel fado più classico sia in una world music che considera sempre di più le contaminazioni della musica popolare portoghese. Eccola così schierata come voce della “7 Sois Orkestra” che il lungimirante festival nato dalle idee della coppia pontederese Abbondanza-Barsotti, e ora diretto in prima persona da Marco Abbondanza, lanciò fra i suoi progetti originali mescolando le varie culture del Mediterraneo. Riascoltare Margarida interpretare “Barco Negro” in una visione così scatenata è ancora un grande piacere. Sentirla nel concerto romano sarà sicuramente una conferma per chi la conosce e una sorpresa per chi ancora non ha avuto il piacere di ascoltarla.
Senhora do Monte ci fa di nuovo entrare nella realtà lisboeta. Non è infatti solo il titolo di un fado che Maria Ana Bobone rende indimenticabile, ma è al tempo stesso un miradouro, un belvedere, fra i più caratteristici di Lisbona, la città delle vedute. Sono le colline alla sinistra della Baixa, guardando il Tago dall’Arco di rua Augusta. Colline accoglienti, da passeggiare con molta cura per scorgere, angolo dopo angolo, uno scorcio che riveli ancor di più quanto questa sia una città “vera”. Vi si può pure salire con l’electrico 28, e allora l’ambiente travolge. Ovunque ci si volti, sia dal belvedere che spazia su tutta la città da occidente alla direzione della Graça o nei vasti spazi che danno a Oriente, si sentirà l’effervescenza di una popolazione che rincorre la propria giornata senza schivare lo sguardo attento di chi visita la città non con il piglio del turista-so-tutto-io, ma con quello dell’osservatore, del complice. Sulla cresta della collina, si riflettono le luci di questa città. Possiamo scendere lungo rua Damasceno Monteiro – e allora ripensiamo ad Antonio Tabucchi e al suo libro sui disastri della dittatura e della repressione delle idee – quindi prendere rua da Voz do Operario e ritrovarci in quattro e quattr’otto nel mezzo dell’Alfama vociante.
Alfama è fado allo stato puro. Quello a cui dà fiato Carminho con la sua misurata interpretazione di “Fadinho serrano”, un divertente inno a questa musica e alle donne, soprattutto a quelle ingenue che non credono al fatto che l’uomo sia in fondo sempre un diavolo. Però, è sempre bello avere una notte sognante e meravigliosa. Eravamo arrivati all’Alfama col nostro cammino in discesa dalla Senhora do Monte, e nell’Alfama ci possiamo perdere se camminiamo a testa alta nei vicoli che sono capolavori architettonici dell’estremo e le cui case sembrano tendere a incontrarsi con le loro grondaie. Alfama è vita, giorno e notte, i baccalà esposti sulle porte delle pescherie mettono il languorino allo stomaco. Io non vedo uno scontro aperto fra Alfama e Bairro Alto, come invece qualcuno pensa esista per la conquista del primato fadista. I locali sono diversi, vero, ma chi ama il fado vaga di notte dall’uno all’altro quartiere e lo fa con gioia (e con scarpinate che alla lunga diventano faticose, ma bellissime). E poi il Museu do fado e da guitarra portuguesa è all’Alfama ed è un punto di riferimento ineludibile per tutti gli artisti, come, ad esempio, Lenita Gentil.
Lenita è una donna del Bairro Alto, cantante storica di “O Faia”, uno dei locali più conosciuti del fado. Ha una voce profonda e un portamento fiero, una donna perfetta da casa de fado, che però ha raggiunto un buon successo anche a livello di spettacoli ed è molto amata in Spagna. Di Lenita è uscito in questi giorni l’ultimo cd, “Momentos”, presentato in pompa magna giovedì 26 aprile proprio al Museo do fado con un concerto nell’Auditorium che ha visto la presenza alla guitarra portuguesa di Fernando Silva, alla viola de fado di Paulo Ramos e al baixo di Fernando Costa. Con loro, Edu all’ukulele e Urbano alle percussioni.
“E’ un album che ho sempre sperato di fare – ha dichiarato l’altra sera Lenita -, e raccoglie non solo dei fado, ma anche che tutti quei brani al di fuori della musica popolare lisboeta che hanno accompagnato la mia carriera e che ho riarrangiato secondo le mie corde. Spero che piaccia, si ha sempre una grande soddisfazione quando il proprio lavoro viene riconosciuto per quello che è”. Il cd include canzoni di grande successo e anche un brano fra i più belli della musica italiana, “Canzone per te”, che d’altra parte Amalia amava e ha registrato in più occasioni. Sergio Endrigo, nel paradiso dei geni, non potrà che esserne contento. Poi la Gentil ha interpretato “Hasta siempre comandante”, e ancora un testo di Manuel Alegre musicato da Adriano Correia de Oliveira, “Cançao com lagrima”; e uno nel creolo di Capoverde degli autori di Cesaria Evora e Lusa, Rogerio Oliveira e Fernando Pereira, “A morna de nha Lisboa”. Un disco eterogeneo, ma che si fa ascoltare e amare. Come merita la generosità della sua interprete.
Riccardo Iannello











