Scontri e sciopero in Spagna contro i licenziamenti facili

By Redazione | Economia, Politica


Non solo l’Italia è teatro in queste settimane di crescenti tensioni sociali intorno al tema di “chi deve pagare la crisi”.
Un’amica catalana ci ha inviato le immagini da lei girate durante gli scontri avvenuti a Barcellona lo scorso 29 marzo nel corso dello sciopero generale proclamato dai sindacati contro la riforma del lavoro varata dal premier Mariano Rajoy per combattere la disoccupazione e rilanciare l’economia, riforma che – tutta l’Europa è paese – rende i licenziamenti più facili e meno costosi per le imprese.
In tutto il Paese, centinaia di collegamenti aerei e ferroviari ad alta velocità sono stati annullati e i trasporti urbani sono rimasti fermi, così come buona parte degli uffici e delle scuole, degli ospedali. L’astensione dal lavoro nelle fabbriche è stata secondo i sindacati del 75%.

Ester Formosa – nota cantante barcelloneta – ci ha inviato oltre al video anche queste accorate e indignate parole:

«A Barcellona ha aderito allo sciopero un 80% della popolazione per esprime il malcontento verso le maniere repressive ed i tagli non applicati democraticamente. Famiglie, bambini, adulti, giovani, adolescenti… tutti hanno subito la reazione violenta delle forze dell’ordine che hanno fatto massiccio uso dei gas lacrimogeni e dei manganelli senza riuscire a disperdere la folla.

“Non se n’é andato nessuno…” nella manifestazione di Piazza Catalogna, situata dove – secondo fonti fornite dai pompieri – “la polizia antisommossa aveva ordine di non lasciare entrare i manifestanti in quanto è un simbolo popolare e un punto strategico”.
In Spagna erano 16 anni che non si usavano gas lacrimogeni contro i manifestanti. Il presidente del governo autonomo catalano (Generalitat de Catalunya) Artur Mas e il ministro dell’interno Felip Puig hanno trattato da criminali tutta la popolazione terrorizzandola con l’uso della violenza grazie alle nuove norme della Legge Corcuera e all’apporto di nuove tecnologie repressive.

La soluzione a un conflitto sociale non può essere la repressione, tantomeno il mettere in discussione la libertà di manifestare e scioperare.

Ricordiamo che ancora non sono state fatte indagini e tantomeno sono stati giudicati i responsabili della crisi-imbroglio.
Questa sarebbe la nostra democrazia?»

Ester Formosa

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