Delicatezze portoghesi
TweetTorniamo, quasi fosse un gioco, a un tema che abbiamo già affrontato: si può imparare il portoghese con le canzoni? Direi di sì, e ci si può sbizzarrire a pescarne di qua e di là dall’Oceano, che vengano dalla madrepatria o dalla ex colonia va bene lo stesso, le prime, magari, più difficili da pronunciare per una certa durezza soprattutto nella parlata lisboeta, le seconde più piacevoli all’orecchio. Il fado parla, ovviamente, lisboeta, e a noi piace così.
E allora andiamo a scoprire dolci interpreti che ci facciano digerire anche le parole che a un primo ascolto possano essere più ostiche. Margarida Guerreiro è una cantante che fa parte della giovane generazione e che coniuga il fado tradizionale con una grande capacità di interpretazione della cosiddetta “musica etnica”. Qui la cogliamo in un brano geniale, “Ausente”, scritto da una coppia stupenda: Custodio Castelo e Jorge Fernando (Custodio è anche alla guitarra portuguesa nel video). Tutti amici, tutte persone che si fanno amare e che a ogni gesto, ovunque esse siano, danno una profonda importanza. Sia che ci si trovi sulla piazza di Adega dos Vinhos con una birra in mano, sia che nel chiuso del Santiago Alquimista si celebri una messa laica per il lancio di qualche artista. Il Santiago Alquimista… Non dimenticherò mai una serata preziosa che lì si svolse e che mi fece precipitare – a momenti davvero, visto che stavo appoggiato alla balaustra superiore – nel mondo del fado: fu uno dei primi approcci e, ovviamente, il Virgilio della situazione fu Jorge Fernando.
Carla Pires l’ho scoperta invece nella parte di Amalia nel musical omonimo di Filipe La Feria, visto in una torrida estate a Porto, ma soprattutto ascoltando i suoi album. Una voce gentile che la fa essere anche una discreta attrice di teatro e telenovelas. Il suo repertorio è talvolta originale, con brani scritti per lei da autori contemporanei, ma non rinuncia alla tradizione. In questa occasione la ascoltiamo in uno dei brani standard del fado, già qui presentato in svariate versioni: “Fado loucura”, o più esattamente in “Sou do fado”, la versione più nota di questa creazione di Julio de Sousa, un ritmo sul quale si possono inserire vari testi, il più famoso dei quali è quello scritto da Frederico de Brito, uno dei grandi
autori di ogni tempo: se voi non foste al mio fianco non ci sarebbe il fado né una fadista come sono io. Un canto a una comunità che vive in simbiosi, che ha rapporti costanti, che gira i locali per darsi il cambio e proporre, ogni sera che Cristo mette in terra, un programma che possa fare piacere non solo ai lisboeti, ma ai molti turisti che ancora affollano la città. Certo, talvolta di fronte a una tavola imbandita, a fiumi di vino rosso o di birra, senti raccontare aneddoti su quello che la tale sera non è presente, “sai che lo chiamano così”, “sai che la sua ultima canzone è davvero brutta”, “sai che quel disco non lo comprano”… ma poi ti accorgi che ridono e che il giorno dopo l’assente è al tavolo e due sere dopo partono con lui per una tournée europea e se una sera qualcuno non può andare a un locale ci va l’altro.
Gonçalo Salgueiro è molto simpatico, già ne avevo accennato. Canta bene, non c’è che dire, una voce quasi… femminile. “Se Amalia fosse in vita si innamorerebbe della sua voce”, scrive un ammiratore commentando questa “Grito” che della divina fu uno dei cavalli di battaglia. “Silenzio! Dal silenzio faccio un grido e il corpo tutto mi duole: lasciami piangere un poco”. La passione, il cuore, l’amore, un imperante desiderio di risolvere le manchevolezze umane in una prosa scevra di concessioni al finale che risolve tutto, anzi, amara fino al termine, ma tanto densa di quella verità da cui il fado nasce e su cui prospera. Verità, perché in caso contrario il viso del cantante tradirebbe la menzogna di una interpretazione che il cuore non comanda. Mi insegnò una volta Argentina Santos che il fado o lo hai dentro o non lo hai: Lei ce l’ha! E Gonçalo, in fondo, pur se giovane, riesce a sentire questo “jeito” profondamente. E poi il suo amore per Amalia è tale che mai tradirebbe la regina che dall’alto sembra patrocinare le sue scelte.
Tina Santos è la erede di Argentina. Non ne è parente, solo una omonimia che scrive una nuova leggenda ove la leggenda già esiste. La voce di Tina è cavernosa, profonda, il suo sguardo magnetico. Non le dai l’età che ha! Ama la Parreirinha, gioca con i clienti dell’Alfama che attendono le sue gesta, si intrufola fra i tavoli a chiedere quale brano la gente voglia ascoltare. Ha un repertorio molto esteso, che va dal classico al moderno, piace in ogni luogo, ma è alla Parreirinha, nel Beco do Espirito Santo che si esprime come vuole, che lancia la sua luce nella notte lisboeta. “Cançao do mar” è una canzone conosciutissima dai nostri amici, e anche questa presentata in varie versioni. E’ vero: ho confessato di amare soprattutto quella di Dulce Pontes, “lavorata” come una suite di musica contemporanea o arrangiata da Davide Zaccaria per il sestetto. Ma anche quella “semplice” di Tina, con i due chitarristi della Parreirinha, Costa Branco e De Carvalho che sono monumenti per una “casa”, è straordinaria e pone questo brano fra i “leggendari”. E utile ai nostri amici che vogliono imparare il portoghese, ovvio no?

