Un modo particolare per iniziare e concludere la nostra puntata sotto il cielo del fado. Il primo omaggio, con la musica di Lisbona c’entra ben poco se non per la lingua.

Questo brano meraviglioso, scritto da Dorival Caymmi in onore della dea del mare, mi è venuto in mente il 2 febbraio, la festa di Yemanjia, e me lo sono ascoltato e riascoltato in varie versioni, rigorosamente brasiliane, proponendo poi quella di Maria Bethania, che come Caymmi è bahiana, sorella di Caetano Veloso. In fondo, Yemanjia nasce sulle coste dell’Africa, di quella parte colonizzata dai portoghesi, e giunge di là dall’Atlantico per aiutare i marinai. E poi, tutto sommato, è un brano fantastico, che amo come Maria ama Lisbona. Ma torniamo a Lisbona e alle sue cantanti.

Ana Sofia Varela l’abbiamo già incontrata in questo nostro viaggio che si tiene soprattutto sotto le volte delle case de fado. Ne frequenta e ne ha frequentate diverse Ana Sofia, con la sua voce ispirata e alta, con la sua intonazione perfetta. Ricordo il suo show “personale” al Bacalhau de Molho (Jorge Fernando la convinse a cantare per il mio tavolo perché eravamo arrivati tardi…) e ricordo anche la capacità di convincermi attraverso i suoi dischi, le sue registrazioni. Se c’è una cosa bella delle cantanti lisboete è quella che sono disponibilissime a parlare con chi si reca a sentirle, non  sentono assolutamente la distanza fra di loro e il pubblico, soprattutto se l’ambiente dove si esibiscono è caldo di un calore proprio della gente che sceglie un locale proprio per le sue caratteristiche: tipicità e cuore, sono le principali. E su queste due categorie bisogna lavorare, non sul prezzo!

Ana Maria Bobone è una voce forte del panorama attuale, una voce conosciuta ormai ben oltre le frontiere del Portogallo. Ma io sono molto attaccato anche alla canzone scelta in questa particolare rassegna: “Fadinho serrano”, un brano allegro che tiene alto il livello di simpatia fra chi canta e chi ascolta. E che nella interpretazione della Bobone, il cui angelico ovale è stato scelto per un ritratto dal pittore lucchese Riccardo Benvenuti, è notevole. Anche questo è un fattore che mi viene sempre in mente parlando di Lisbona  e dell’ambiente fadista. Ricordo saluti dal palco a me che ero andato a sentire il concerto. Per esempio, da Jorge Fernando a Pinhal Novo, nella festa del paese, ma non solo. Finanche in Italia, all’Arena di Milano, quando fu Dulce Pontes nel mezzo di una canzone a salutarmi con la mano. Si crea un’empatia fortissima fra spettatore e artista che non finisce, meno male, con la solita, stantia, richiesta di autografo…

 

Un’altra cantante che piace e crea un forte legame quando si esibisce, è Raquel Tavares. Anch’essa più volte segnalata, si ascolta comunque sempre volentieri in questo percorso che ci porta alla scoperta dei brani più amati. Questo “Lisboa garrida” è uno di questi e campeggia nei cartaz di ogni artista che si rispetti, da quelli più classici ai nuovi lumi di questo genere che mantengono alto l’interesse per il fado, scoperto dai cultori della cosiddetta world music, o musica etnica, grazie a un personaggio come Amalia Rodrigues. E allora concludiamo proprio con lei, ma in un modo… italiano. ”Vou dar de beber à dor”, di Alberto Janes, è diventata “La casa in via del Campo” nella traduzione di Roberto Arnaldi, Robertino per tanti, portata al successo da Franco Simone. Ci permettiamo però di dire che anche nella nostra lingua, la versione di Amalia è inarrivabile.

Amalia, Amalia, Amalia. Non ci stancheremo mai di ascoltarla, come non ci dimenticheremo mai di ricordare Fernando Pessoa. Leggerlo fa bene, sempre, e quindi è stata buona cosa che il Corriere della Sera abbia pubblicato come inserto un bel volumetto di poesie scelte, intitolato “Nel  giorno di luce perfetta”. Ma ancora più interessante è la proposta dei Classici Mondadori che hanno rieditato “Il libro dell’inquietudine”, curato da Valeria Tocco, docente a Pisa, che mi volle lo scorso anno a illustrare la vita italiana di Saramago e a intervistare Helder Macedo per il Pisa Book Festival. Ancora abraços.