Basterà il referendum per liberarci dal rischio nucleare?

By Andrea Zucchi | Ambiente, Musica, News

Clini nucleare

Il ritorno al nucleare è un’opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto, anche se quello che è avvenuto in Giappone ha scoraggiato. Però di base la tecnologia nucleare rimane ancora, a livello globale, una delle tecnologie chiave. Quindi sì a certe condizioni.

Questa la dichiarazione del ministro dell’ambiente Corrado Clini, a pochi giorni dalla sua nomina.

Sprezzante dell’esito schiacciante di un referendum in cui solo pochi mesi prima milioni di italiani si erano espressi contro l’energia dell’atomo. Si certo, le polemiche violente seguite a queste dichiarazioni hanno poi portato lo sprovveduto ministro a rimangiarsi parzialmente le sue parole, ma una manifestazione di intenti di questo genere la dice lunga su quanto gli italiani possano fidarsi del loro ministro. E di quanto poco sia tenuta in considerazione la volontà popolare…

A testimonianza della bontà delle tesi sostenute dai contrari al nucleare, diverse delle motivazioni principali portate durante la campagna referendaria (vedi tra gli altri i punti 1, 3, 5 e 15 del no al nucleare) sono state dimostrate anche di recente.

Pericolo nucleareE’ stata pubblicata da poco infatti – dall’International Journal of Cancer – la ricerca “Childhood leukemia around French nuclear power plants (leucemia infantile attorno alle centrali nucleari francesi)”, con la quale un team di ricercatori francesi analizza i 2.753 casi di leucemia acuta diagnosticati intorno alle 19 centrali nucleari d’Oltralpe tra il 2002 ed il 2007.

A riprova del fatto che, anche quando correttamente funzionanti, le centrali nucleari emettono nei dintorni pericolose radiazioni, è stato evidenziato un notevole aumento del rischio di leucemie per i bambini che vivono entro 5 Km dalle centrali nucleari, paragonati con quelli che vivono a 20 km o più.
Questa ricerca conferma così anche uno studio simile, condotto in Germania dal Registro dei cancri di Mayence nel 2008, che era giunto alle stesse conclusioni.

E’ sempre in Francia che registriamo l’allarme della Corte dei Conti sui costi esponenziali dell’Epr (il reattore di terza generazione che si sarebbe voluto costruire anche in Italia) e dello smantellamento delle centrali nucleari. Danno economico che rischia di diventare pericolo per la sicurezza della popolazione, visto che la Francia, e tutti gli altri paesi nelle stesse condizioni, cercano con ogni escamotage di allungare il più possibile la vita dei reattori nucleari, per ammortizzarne i costi di costruzione ed allontanare quelli di dismissione. Mantenendo in funzione centrali sempre più vecchie e malsicure, che espongono gli abitanti ad incidenti simili a quello di Fukushima.

Gli ambientalisti francesi di “Sortir du nucléaire” (uscire dal nucleare) giustamente dichiarano: «Piuttosto che inghiottire miliardi di euro all’anno in un insufficiente raffazzonamento delle centrali invecchiate, investiamoli nel risparmio energetico e nelle rinnovabili. Già nel 2006 uno studio dimostrava che, nella regione del Grand Ouest, si sarebbero potuti assicurare altrettanto bene i bisogni di elettricità se si fossero destinati i 3,3 miliardi di euro che costava allora l’Epr alle alternative energetiche. Degli scenari di uscita dal nucleare esistono, applichiamoli prima che sia troppo tardi!».

Cambiando continente il rischio è lo stesso, e dagli USA arriva un’ulteriore prova della pericolosità del nucleare. Solo pochi giorni fa infatti, il 30 gennaio, è stata chiusa la centrale nucleare di Byron, in Illinois, dopo che il reattore 2 era rimasto senza energia, per un guasto ad un trasformatore. A differenza di Fukushima, dove erano stati distrutti dallo tsunami, i generatori di emergenza funzionavano, ma il gestore per favorire il raffreddamento è stato comunque costretto a depressurizzare. Ossia a liberare vapore radioattivo! Ovviamente la ditta proprietaria, la Exelon, si è affrettata a rassicurare che il trizio liberato non presenta alcun pericolo per  le persone, data la sua bassa quantità. Ma le opinioni della commissione nucleare (Nrc) e delle associazioni ambientaliste Usa sono assai diverse.

No NukesSarebbe forse tempo – perché di tempo ne rimane sempre meno per salvare questo povero pianeta dallo sfruttamento energetico e dall’inquinamento – di ripetere una storica manifestazione, come la “5 giorni” del settembre del ’79, quando al Madison Square Garden di New York si riunirono numerosi artisti per manifestare contro il nucleare. L’evento, chiamato proprio “No Nukes“(No al Nucleare), fu una sorta di Woodstock per una nobile causa. Stephen Stills (di Crosby, Stills and Nash) deliberò la speranza che “sia possibile costruire un’industria sulla forza benefica del sole. E per far questo partiamo da una chitarra”.

C’erano anche James Taylor, Jackson Browne, Graham Nash, Bruce Springsteen, Carly Simon, Ry Cooder, Chaka Khan, Doobie Brothers, Poco, Crosby Stills & Nash, Gil Scott-Heron, Bonnie Raitt, Raydio, Tom Petty, Sweet Honey in the Rock, Jesse Colin Young e John Hall.

 

La canzone simbolo fu proprio quella di quest’ultimo, dal titolo “Power“…

 

Just give me the warm power of the sun
Give me the steady flow of a waterfall
Give me the spirit of living things as they return to clay
Just give me the restless power of the wind
Give me the comforting glow of a wood fire
But won’t you take all your atomic poison power away

Everybody needs some power I’m told
To shield them from the darkness and the cold
Some may seek a way to take control when it’s bought and sold

I know that lives are at stake
Yours and mine of our descendants in time
There’s so much to gain and so much to lose

Everyone of us has to choose

———————————

Dammi il caldo potere del sole
…il continuo fluire di una cascata
…lo spirito delle cose viventi che ritornano alla terra
…la forza senza sosta del vento
…il bagliore confortante della legna che arde
…ma tieni lontano il tuo veleno atomico

Tutti hanno bisogno di energia s’è detto, per difendersi dal buio e dal freddo
Qualcuno potrebbe cercare il modo per prenderne il  controllo quando viene venduta e comprata

So che sono in gioco delle vite,
la mia, la tua e dei nostri discendenti
C’è tanto da guadagnare ma anche da perdere

Ognuno di noi deve fare una scelta

Andrea Zucchi

Il prossimo appuntamento con Distorsioni è previsto lunedì 13 febbraio 2012

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3 Responses to Basterà il referendum per liberarci dal rischio nucleare?

  1. Gaioing says:

    x il dibattito

    Intanto, per legge, non possono legiferare per 5 anni dalla data del referendum, quindi questo ministro è stato per lo meno intempestivo.
    Poi c’è un motivo economico pregnante per non fare il nucleare in Italia.
    Osservate l’equazione semplificata del PIL
    PIL=stipendi+somministrazioni+investimenti+ESPORTAZIONI-IMPORTAZIONI
    I primi 3 fattori (interni al sistema Italia) sono comunque asfittici (siamo pochi a lavorare e la popolazione media è invecchiata, poi siamo corrotti e disorganizzati).
    Negli altri 2 fattori, che sono determinanti, per accrescere il ns PIL dobbiamo favorire le esportazioni e non le importazioni.
    Dato che non abbiamo una industria italiana del nucleare (per fortuna!*), costruire il ciclo nucleare in Italia sarebbe in grandissima parte da ascrivere alla voce IMPORTAZIONI !
    Quindi il ns PIL, per questa partita, diminuirebbe e le possibilità di uscire dalla spirale del debito sarebbero pressoché nulle.

    Mi sembrerebbe strano che Monti si contradicesse così!

    La strada è esattamente l’opposta: implementare in Italia un’ industria delle energie alternative, a cominciare ovviamente dal risparmio , per limitare le importazioni energetiche.

    *
    Fermi ha inventato il primo reattore nucleare, per dimostrare la reazione di fissione e , non a caso, è morto di tumore.
    Dopo di lui , i fisici italiani, sotto la sapiente guida di Amaldi, hanno lasciato la ricerca sul nucleare ad altri e si sono orientati verso altri campi di ricerca.
    Nel ’70 Felice Ippolito cercò di costruire un reattore nucleare italiano per fini pacifici, ma gli USA convinsero il governo di allora a lasciare il progetto e insediarono a Ispra un loro reattore.
    Da quel momento le tecnologie di punta del nucleare, ovvero le più costose, sono state tutte importate.

  2. andrea zucchi says:

    Come sempre ottimi commenti Gaio!
    Tanto per restare in tema, vedete un pò anche qui…
    http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=180096&sez=MONDO

  3. Gaioing says:

    @AZucchi

    E’ ovvio che un’industria italiana di rinnovabili avrebbe bisogno di molti anni per essere implementata, visti i ritardi acquisiti (diciamo 10 anni).
    Nonostante ciò, solo l’annuncio che l’Italia abbandona il nucleare e va verso le rinnovabili prodotte in casa, farebbe abbassare lo spread ulteriormente.
    Cosa succede?
    Gli speculatori agiscono infatti ora , ma sulle aspettative future!
    Se vedessero, ora, che l’Italia va di nuovo verso il nucleare, avrebbero la certezza che il PIL italiano diminuirebbe (industria e materie prime importate) e venderebbero , ora, al ribasso , i nostri bot!
    Il contrario accadrebbe per l’annuncio opposto!
    Questo è un mondo che viaggia sempre più veloce, purtroppo, e l’effetto annuncio, seguito però dai fatti, è una delle tante armi per sopravvivere!
    Il miglior periodo per iniziare a creare un’industria per le alternative sarebbe stato la fine degli anni ’90, quando le municipalizzate, erano al top, poco prima , putroppo, di essere “privatizzate” nel modo che sappiamo.
    Credo che Monti e i suoi ministri,in queste tematiche non siano per nulla preparati e la dichiarazione del ministro lo dimostra ampiamente.

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