Frontiera, frutta e frenesia

By Mauro Alan Panunzi | Viaggi

Sono molto contento che Lina e Juan Camillo mi aspettino domattina alla stazione di Pasto, ho proprio voglia di conoscerli. L’unico problema è che Lina e Juan Camillo mi aspettano alla stazione di Pasto. Domattina. Per la prima volta nel corso del viaggio mi trovo a dover rispettare delle scadenze. Per fortuna ho delle banane. Un mese in Ecuador, che bella cosa. Eccolo là che si allontana alle mie spalle. Arrivo a Tulcàn in pieno pomeriggio, come da copione. Arrivo a piedi, non proprio da copione. Ogni persona interpellata mi ha detto che il bus numero 8 mi avrebbe lasciato proprio alla frontiera, ma l’autista questa volta non aveva voglia e così mi ha letteralmente abbandonato a 3 chilometri dalla meta.
A pensarci bene tutto ciò è meraviglioso. Per fortuna ho delle banane.
Completamente sudato timbro l’uscita dal paese e, poco dopo, l’entrata in Colombia. Nuovi colori, nuove città, una nuova non-tabella di marcia. Passare la frontiera ha un fascino inspiegabile. In questi frangenti ogni singolo individuo con il suo comportamento sventola la bandiera del paese d’appartenenza. Il mio primo contatto con un colombiano avviene quasi subito: un’agente della polizia mi chiede se voglia cambiare i dollari in pesos colombiani. Il che sarebbe un pò come se il mio medico curante mi facesse un’offerta per chiamare gratis a tutti i fissi in territorio nazionale. Per fortuna ho delle banane. L’Ecuador viene completamente inghiottito dalla nuova avventura. Ma non è un addio, lo so, lo rivirò un domani nei racconti che farò ai miei nipoti. Se li avrò. Per ora so solo che andrò al santuario di Las Lajas. Poi dormirò vicino alla centrale di polizia, proprio come fece Martìn il viandante, incontrato a bordo di un autobus, oppure me ne tornerò alla stazione ad aspettare l’autobus.
In ogni caso mi nutrirò di imprevedibilità e domattina sarò a Pasto.
Altroché i nipoti.

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Mauro Alan Panunzi
Non mangio mai dalla ciotola che mi spetta. Nasco deluso - muoio ottimista. Musicista entusiasta, lavoratore autonomo, scrittore ipermetrope. Sono il migliore o faccio schifo, decide il mio umore. Tollerante, ho però deciso di incazzarmi almeno sette volte al giorno. Ma vieni eh, non ti faccio niente.

2 Responses to Frontiera, frutta e frenesia

  1. Fabio says:

    belissimo! ma cos’è quella struttura chiesosa costruita nella gola?

  2. Redazione says:

    E’ il santuario di Las Lajas. Però non ha nulla a che vedere col duomo di Grosseto. Tanto per farti l’esempio di un qualsiasi edificio italiano scelto a caso.

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