Il Generale Monti alle grandi manovre (della guerra di classe). Parte prima.

By Norman Bates | Economia, News, Politica

Super-Mario MontiChiedo, innanzitutto, venia agli amici di Radio Pereira per il lungo periodo di assenza da queste pagine.
Questa lontananza mi ha permesso di distanziarmi anche da quello che considero uno dei grandi mali del nostro tempo: la perdita della dimensione della Storia.
Trotterellando dietro alla cronaca, ci interroghiamo -con comprensibile preoccupazione- sul conflitto di interessi del Ministro Passera o ci indigniamo per il mancato pagamento dell’ICI da parte della Chiesa, ecc. ma perdiamo la capacità di indagare i fenomeni storici che, come grandi correnti sotterranee, scorrono sotto la superficie della cronaca quotidiana.

Mi si sono posti degli interrogativi, in queste settimane, a cui vorrei provare a dare degli abbozzi di risposta in questo e in altri articoli che seguiranno.
In attesa, sempre, della magnifica interattività della grande tribù di Radio Pereira.

Ed ecco il primo quesito:
perchè questo paese e, più in generale, tutti i paesi “occidentali avanzati” hanno una così bassa conflittualità sociale?

Guardiamo i dati.
Da oltre 10 anni l’Italia non cresce (cioè, in relazione ai paesi con cui ha maggiori scambi economici, culturali ed umani, si sta impoverendo) e da quasi altrettanto i salari dei lavoratori dipendenti perdono progressivamente potere d’acquisto.
Da oltre 3 anni (dalla crisi dei mutui subprime) il mondo occidentale ha scoperto di essere costretto ad affidare i propri risparmi (e le proprie speranze per il futuro) nelle mani di una ghenga di lestofanti impuniti che se li sperperano al grande “Monopoli” della finanza internazionale ricavandone guadagni personali immensi.

Oltre il 60 % degli italiani (quelli che non hanno mai votato direttamente il/i partito/i di Berlusconi) hanno la consapevolezza di essere nelle mani di un gruppo di Guarguaglini, Bertolaso, Aimone, Cimoli e compagnia truffante, che si attribuiscono cifre da capogiro: memorabile l’esempio di Cimoli che, dopo aver condotto al disastro le Ferrovie dello Stato, ricevette una “buonuscita” (nel 2004) di 6 milioni e 700.000 euro per essere “promosso” alla guida di Alitalia che lasciò tre anni dopo, ormai fallita -nelle mani del “commissario” (Augusto) Fantozzifantozzi alla riscossa– prendendosi una “liquidazione” di quasi 3 milioni di euro. Per non parlare di Guarguaglini che, non più di un mese fa, viene dimissionato dal “sobrio” governo Monti con 5 milioni di euro di “indennizzo”.
Le disuguaglianze sociali, che nel mito della economia sociale di mercato dovevano attenuarsi, si stanno inasprendo in tutto il mondo. Le differenze salariali tra dirigenti di massimo livello ed addetti di basso livello non sono mai state così elevate dalla seconda guerra mondiale in poi.

Eppure …
Eppure … i metalmeccanici della FIAT (mica i chierici benedettini) votano un accordo che taglia loro pause, diritti, libertà e impone 120 ore di straordinario obbligatorio all’anno. E, non è un inciso, lo votano su comando di un signore che guadagna 4milioni 782mila e 400 Euro/anno ed è -ahilui, ed ahinoi- “solo” il quinto manager più pagato d’Italia.
Eppure … le piazze si riempiono ormai con tempi estremamente dilatati -quasi da olimpiadi sportive- per grandi eventi che vengono, poi, strumentalizzati da gruppuscoli di violenti esagitati.
Eppure … in tutto il mondo occidentale le manifestazioni e le proteste hanno valori poco più che simbolici. Niente a che vedere con i ricordi di chi, come me, ha potuto assistere al grande movimento comunemente definito “del ’68”, avvenuto, per altro, a compimento di un grande e tumultuoso periodo di crescita della ricchezza.
Eppure … lo scontro sociale sembra essere, attualmente, monopolio dei paesi del nord-africa e del vicino oriente dove si trasforma in vere e proprie guerre.
Non più scioperi, se non in settori (trasporti, scuola, sanità) che hanno ancora il potere di “colpire” qualcuno (foss’anche gli utenti). Le uniche fabbriche occupate sono quelle già dismesse dai padroni. Le forme più eclatanti di protesta sono poco più che individuali, micro-gruppali: ritirarsi nell’ex-carcere dell’Asinara, salire sopra una gru, ecc.

Ed ora, di fronte ad un governo di banchieri chiamato a ripagare con i soldi dei lavoratori i debiti fatti, prevalentemente, dalle banche; di fronte ad un governo che “promette che rivedrà” lo scandaloso “beauty contest” che ha regalato a Raiset (cioè a Berlusconi e ai soli noti) le frequenze televisive e intanto aumenta (da subito) l’IVA su tutti i prodotti; di fronte alla reintroduzione immediata della tassa sulla casa e alla promessa di un futuro intervento per farla pagare anche agli immobili del clero cattolico, purchè non siano luoghi di culto (alla faccia della libertà religiosa: perchè le moschee musulmane devono pagare? Ah, già: quelle non si devono nemmeno costruire); di fronte all’allontanamento dell’età pensionabile ed al rifiuto ad introdurre una reale “onesta” patrimoniale; di fronte al fatto che se compri il pane per mangiare o il trapano per lavorare devi pagare l’IVA al 21% (per ora) mentre le transazioni finanziarie sono sostanzialmente esentasse…. di fronte a tutto questo e a molto altro ancora non solo la sinistra “istituzionale” (partiti e sindacati), ma l’Italia intera (quella di sinistra, almeno socialmente) mugugna e incassa.
Si dice “fiduciosa”. Appoggia, con riserva, ma appoggia.

Perchè, dunque, la pace sociale “tiene”? Perchè non esplode la rabbia?

Citando Corrado Guzzanti: la risposta è dentro di te.
Quanti sono quelli tra noi che, in cuor loro, pensano che una protesta generale, un aumento della conflittualità sociale, porterebbe benefici rispetto alle manovre varate e varande dal governo delle banche?
Siamo tutti -o quasi, ma quelli che non lo sono non contano- convinti (consapevoli? indottrinati? non saprei dirvelo) che ogni ritardo a far fronte “agli impegni europei”, ogni segno di non adeguamento (per non dire di assoggettamento) alle “leggi dei mercati”, ogni indugio nel “tirar fora i schéi”, farebbe precipitare la nostra economia, aumenterebbe l’inflazione, lo Stato non avrebbe più i soldi per pagare gli stipendi, miseria, disoccupazione e rovina diventerebbero il solo futuro dell’Italia.

E intanto …
E intanto, pensiamo tutti, i Berlusconi, i Benetton, i Marchionne, i Tronchetti Provera, i Della Valle, i Del Vecchio, ecc. potrebbero spostare i loro capitali, le loro attività. le loro dimore chi in Canada, chi in Cina, chi ad Antigua (come se non ce le avessero già).
E intanto, pensiamo tutti, gli Aimone, i Bertolaso, i Guarguaglini, ecc. potrebbero continuare a tessere indisturbati i loro intrallazzi o starsene a godere dei già lautissimi incassi contabilizzati finora.
E intanto, pensiamo tutti, mafia, camorra, ‘ndrangheta e criminalità varie, ormai radicate in tutte le regioni del Paese e del continente, potrebbero continuare i loro affari malavitosi e delinquenziali.

Questo è il pensiero -ed il terrore- che alberga nel cuore degli italiani (e non solo).
Non so dirvi se sia fondato o meno. Probabilmente c’è del vero, così come è vero che le “leggi dei mercati” sono fenomeni umani (non manifestazioni sovrannaturali) e come tali altri esseri umani possono combatterli e vincerli.
Quel che è vero è che questi ora sono, inequivocabilmente, i rapporti di forza in campo e che la scomparsa non solo della coscienza di classe, ma dello stesso concetto di classe, ha contribuito a farli diventare tali.

La protesta non esplode -per fortuna, permettetemi di aggiungere- perchè rischierebbe di essere solo “rivolta” e non “rivoluzione”: la manifestazione cieca e disperata della rabbia sociale che lascerebbe sul campo solo morti e macerie (reali e metaforiche) e non produrrebbe miglioramenti delle condizioni sociali e politiche vigenti. Anzi!

Pur se un po’ desueto, vorrei citare Mao-Tse-Tung:mao tse tung
“Un rivoluzionario senza cultura è al massimo un ribelle, un sacco vuoto che col vento può far paura, ma quando piove -e piove spesso sulla rivoluzione- cade a terra e ti intralcia”.

Pensiamoci, dunque. Prima di invocare proteste di piazza, ma anche prima di acclamare un gruppo di banchieri borghesi e cattolici (vi dice niente la Democrazia Cristiana?) come “Salvatori della Patria”, pensiamoci: il primo passo non può che essere quello di ricreare una “Cultura di Classe” (anzi, come direbbe Majakovskij: una Cultura della Classe) passo obbligato per ricreare la coscienza di classe e per la ripresa della lotta di classe (o se preferite: della dinamica tra le classi) unico, vero, motore della Storia.maiakovskij

Il secondo quesito riguarderà la continuità tra Tremonti e Monti e l’articolo sarà pubblicato nella seconda settimana di gennaio

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About The Author

Norman Bates
Gentile sig. Pereira, mi chiamo Norman Bates e le mie vicende furono piuttosto note, alcuni decenni or sono, grazie alla loro trasposizione filmica da parte del grande maestro Alfred Hitchcock. Sì, sono, mio malgrado, il protagonista del film “Psyco”. Certamente ricorderà che mi macchiai, allora, di alcuni efferati delitti per i quali venni catturato e rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Non deve dare ascolto a quanti, per puri fini commerciali, hanno inteso narrare le mie vicende ulteriori, dando origine ad alcuni pessimi sequel (e, addirittura, ad un prequel). La mia vicenda fu più semplice e, al contempo, più complessa. Fui tenuto prigioniero e curato per oltre vent’anni, durante i quali studiai lingue straniere, psicologia, filosofia e scienze politiche. Uscito che fui dal manicomio, mi sottoposi a training e divenni psicoterapeuta. Non tutti sanno che la mia povera mamma era di origine italiana (i dottori dell’ospedale psichiatrico sostenevano che una genitrice così edipica, castrante e protettiva non poteva che essere italiana o ebrea; o, come nel mio caso, una ebrea italiana). Fu così che, procuratomi una nuova identità, mi trasferii nel paese dei miei avi. Ora, come immagina, sono piuttosto vecchio, ma esercito - con il mio nuovo nome - la professione dello psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico.

7 Responses to Il Generale Monti alle grandi manovre (della guerra di classe). Parte prima.

  1. Ieri sera ho visto un trentenne pulire e ripulire con un fazzoletto l’ultimo cucchiaino rimasto, che era stato utilizzato solo per girare lo zucchero nel caffè da un’altra persona, per mangiarsi il tiramisù. Strofinava, strofinava, io ero in piedi e lo guardavo; mi faceva tenerezza e spavento allo stesso tempo. Poi una volta in strada ho sentito che all’hotel cinque stelle Excelsior cantavano “Mio fratello è figlio unico”. In giro non c’era un’anima. Solo inquietudine.

  2. Gaioing says:

    Non c’è conflittualità sociale estesa perche la classe
    media sta diventanto medio-povera e non del tutto povera .
    E’ un serbatoio vasto che fatica ad essere eroso in termini di povertà crescente.
    Peraltro, se i governi attuali e futuri continueranno a sbagliare e a proporre altre manovre tipo le ultime,
    altri settori della classe media diventeranno poveri e il livello di conflittualità salirà per forza.
    Ovviamente non parlo solo del governo nazionale.
    Ovviamente è soprattutto una questione di sistema.
    Stanno cercando di far ripartire il giro della crescita
    ma non è una questione che può riuscire con qualche manovra. Se va bene , ci vorranno anni.

  3. livio says:

    purtroppo condivido ma le domande rimangono inevase (sino al secondo articolo? magari!!):
    1)la “cultura della classe” come la si crea?
    2) a quale classe apparteniamo? (sicuramente a quella dei ripetenti…. ma non basta!!)
    Sempre attuale la citazione di Mao e dunque condivisibile il tuo “per fortuna” riferito alla non esplosione della rivolta.
    scrivi che “Le “leggi dei mercati” sono fenomeni umani (non manifestazioni sovrannaturali) e come tali altri esseri umani possono combatterli e vincerli”… stesse parole usate da Falcone riferite alla mafia.
    Razionalmente non posso che condividerle ma per ora la mafia si espande e così pure le le leggi dei marcati dominano.
    buon anno a tutti

  4. andrea zucchi says:

    Si sta formando una grande classe sociale, e quando sarà così impoverita da aver perso tutti i privilegi che aveva (dal denaro ai diritti del lavoro) non avrà altra scelta che la lotta di classe, per cominciare a riprenderseli ed ad invertire questo trend. Peccato che per allora saremo diventati la manodopera a basso costo della Germania…

  5. lami mirella says:

    io faccio parte sicuramente della schiera dei ribelli e lo dico perchè provo una grande rabbia, per me e per gli altri, ma non ho e non mi do gli strumenti per convogliarla in una qualche azione culturale che renda possibile cambiare lo stato delle cose (quello quotidiano). Non so se riesco a spiegarmi (che sia perchè non ho ben chiario quello che voglio dire) ma quando passo con la mia auto davanti alle fermate bus e vedo le facce delle persone mi chiedo quanto ancora sono disposti ad aspettare quei benedetti autobus sempre perennemente in ritardo; e mentre sono in fila in strada (perchè la macchina non è una soluzione alla terribile gestione del servizio pubblico) mi chiedo quando le persone si stancheranno di passare ore del proprio tempo ogni giorno sull’auto per …. andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, portare gli antenati dal medico; e mentre ascolto per radio le statistiche sull’invecchiamento della popolazione italiana mi chiedo quando scoppierà la rabbia per il peso del costo economico, psichico, morale che i parenti delle persone anziane si trovano ad affrontare senza alcuna barriera di protezione sociale.
    sono pochissime, purtroppo, le cose che ho elencato che non vanno (e che dire della sanità, della scuola, delle condizione lavorative) ma mi chiedo: che cosa diavolo posso fare e come?
    Ho avuto delle perplessità sullo sciopero contro i provvedimenti di questo governo e quindi mi son fatta mettere un giorno di ferie. Poi sono andata in piazza alla manifestazione, per sentire, per incontrare sicuramente degli amici e dei conoscenti con cui parlare confrontarmi su questi dubbi di cui mi vergogno (perchè nascono dall’ignoranza).
    Non credo più alla parola d’ordine SALARI PIU ALTI, non credo più ai 35 anni di lavoro (ve li ricordate?) e poi pensione, non credo più al lavoro fisso sempre in una azienda, non credo che siamo tutti uguali (se non davanti alla legge).
    di quale classe faccio parte?
    grazie dell’attenzione
    mirella

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