Tra presente e tradizione

By Mauro Alan Panunzi | Viaggi

Tra presente e tradizione

“Quando gli europei sbarcarono nel nostro continente si portarono dietro i loro soldi, le loro mogli, la loro professionalità.

Ma soprattutto le loro tradizioni.

Le feste di Natale sono dunque luoghi comuni per tutti qua, perché la maggior parte di noi è discendente di persone che sono venute da altri paesi. E queste, in linea di massima, erano più o meno abituate a passare le vacanze di natale sulla neve.
O comunque a temperature mai registrate da queste parti. Per lo meno nel Chaco. E per loro nostalgia noi dobbiamo ora mangiare – a dicembre, con 45° all’ombra – quello che loro mangiavano a -10°. Credo sia solo una questione di affetto a nonni e bisnonni. Suvvia.

Però anche oggi ci troviamo spesso in situazioni imbarazzanti. Io, per esempio, non posso neppure andare a cena da mia moglie il 31 dicembre che mia madre si offende e mi domanda “ma come? rispetti le tradizioni della sua famiglia e snobbi quelle della nostra?” e così, il giorno dopo, mi tocca andare a pranzo da lei…

Un’afa incredibile paralizza ogni movimento. Non c’è un attimo di sosta, neppure all’ombra. Aiuto ad apparecchiare, so fare solo quello. Faccio finta che vada bene, ma inizio ad aver paura del menù. Pare inevitabile pensare “come si può mangiare uno zampone adagiato su un letto di lenticchie in un clima tropicale che oscilla attorno ai 40°?”. Come antipasto poi eh, chiariamo questa cosa. E mica da solo, accompagnato da patate arrosto. Ed una piccola insalata russa (ecco si, a mio zio piaceva collezionare mogli di diverse etnie). “Il tacchino ci deve essere eh, costi quel che costi..” mormora il nonno. Non ho idea di come lo serviranno, l’ho visto poco prima che lo uccidessero, era pelle ed ossa. Però ci deve essere. Poi io, tra tutte, ho avuto la sfortuna di essere figlio di immigrati italiani.

La Pasta.

Nel giro di pochi minuti arriva la zia. Ha sotto braccio infinite borse colme di regali per i suoi nipoti “adesso arrivano anche i nonni, preparate una birra fresca per loro!” è totalmente zuppa di sudore. Poi dalla birra si passa ad un Torrontes di Cafayate, non sapete quanto è buono, e via la festa è già in corso. Iniziamo a mangiare tutto ciò che ci passa davanti. Poi, all’improvviso, spunta fuori lo zio con un rosso primitivo delle sue parti “questo è buono eh, si beve a temperatura ambiente!”. Non si può spiegare che schifo. La zia, già ubriaca, continua a fare gli auguri nascondendosi sotto l’immenso cappello di paglia che la salva dai terribili raggi del sole. Spunta fuori un pandoro, temutissimo. Incessante sembra il rumore di stoviglie. Nessuno pensa all’ospedale, sono tutti felici. E bisogna finire tutto altrimenti Gesù si arrabbia…”

Luigi Landriscina

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About The Author

Mauro Alan Panunzi
Non mangio mai dalla ciotola che mi spetta. Nasco deluso - muoio ottimista. Musicista entusiasta, lavoratore autonomo, scrittore ipermetrope. Sono il migliore o faccio schifo, decide il mio umore. Tollerante, ho però deciso di incazzarmi almeno sette volte al giorno. Ma vieni eh, non ti faccio niente.

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