La minoranza non procede per strade di ordine burocratico

By Mauro Alan Panunzi | Viaggi

Oggi mi son svegliato ed ho ben pensato di sorprendermi con un titolo più lungo del solito.
Mi son sempre divertito con poco nella vita.

L’autobus si lascia la capitale alle spalle e prosegue verso la campagna. Se così si può chiamare. Sono di nuovo in marcia.
La pausa urbana mi ha completamente rigenerato, o meglio, ha ripristinato il mio desiderio di evasione dalla civiltà riportandolo ad utopici livelli. Poco male, visto che mi attendono solitudine e perdizione. Sono diretto proprio verso la riserva naturale di Mindo.

Passano poche ore e sono già arrivato. Più o meno. L’autobus mi lascia in una di quelle fermate di legno perse in mezzo ad una strada di montagna, ma la mia meta si trova proprio a fondo valle. Scendo per una stradina priva d’asfalto che attraversa la rigogliosa vegetazione. Tutt’attorno è molto strano, sto passando da montagna a foresta pluviale. Sono situazioni che un pesarese non vive frequentemente. Un pick up romba in lontananza ed in poco tempo mi raggiunge. Alzo un braccio, si ferma subito.
Mi sistemo sul retro.

Mindo è un paesino di appena un centinaio di abitanti. Non c’è troppo da fare ma da quanto mi pare di aver capito è un’importante base di partenza per avventure nella foresta. Un internet point è sufficiente per capire il livello turistico dell’area. Ma è bassissima stagione ed il paesino è attualmente vuoto. Per pochi spicci mi sistemo in una straordinaria capanna di legno siuata proprio sul letto di un fiume impetuoso.
Verde, ovunque. La foresta diventa un soggetto giuridico.

Pane ed avocado, manco a dirlo, ed inizio a pianificare la camminata. Una volta constatato il punto in cui sciami di gringo si ritrovano per lanciarsi nel vuoto appesi ad una fune, mi inoltro nel verde iniziando a camminare proprio nella direzione opposta, ovvero il sentiero che parte da dietro la mia capanna. Ragiono sul fatto che, all’ordine del giorno, si viva alla ricerca dell’emozione rapida (non avrei mai pensato di poter mettere per iscritto la tempesta che avevo in mente) e quindi mi spiego come mai il turista moderno-impulsivo debba pagare per lanciarsi nel vuoto appeso ad una fune, per poi risalire, prendere un taxi e passare le restanti ore al bar.

Oh, poi mi passa eh.

Ora mi sento meglio, cammino nella natura con una consapevolezza fortificata: tutto questo adesso è mio, io sto qui, ora, vivendo. Incrociare chi come me ha remato nella direzione opposta è avvincente. Questo ragionamento mi accompagna fino alla temutissima Tarabita. Questo antico ed instabile macchinario mi catapulta in pochi minuti sulla collina opposta, attraversando senza pensieri l’intera vallata. Al centro della tratta sono proprio sospeso per aria, finalmente anch’io trovo l’emozione veloce che non cercavo. Riconosco di temere la situazione. Sicuramente più del cane che mi è seduto a fianco. Questo passaggio segna l’inizio e la fine della giornata. Spenderò un pomeriggio intero tra pioggia, sole ed ancora pioggia, un bagno nel fiume ed uno nel lago, un’arrampicata ed una discesa su un instabilissimo ponte di legno.
Senza mete, obiettivi ed orari da rispettare.

Accanto a me solo orchidee, uccelli e farfalle. Beh, ovviamente omettendo il miliardo e mezzo di insetti. Ecco si, il mio prossimo ragionamento universale sarà sulla loro posizione all’interno della società. Ma magari aspetterò ancora qualche settimana… ora sono qua e ci resterò per ben cinque giorni.

Se la vita è brevissima fermare il tempo è fondamentale.

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About The Author

Mauro Alan Panunzi
Non mangio mai dalla ciotola che mi spetta. Nasco deluso - muoio ottimista. Musicista entusiasta, lavoratore autonomo, scrittore ipermetrope. Sono il migliore o faccio schifo, decide il mio umore. Tollerante, ho però deciso di incazzarmi almeno sette volte al giorno. Ma vieni eh, non ti faccio niente.

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