L’Ecuadollaro

Pubblicato il 5 novembre 2011 | da Mauro Alan Panunzi | Viaggi

Per la prima volta dall’inizio del viaggio mi trovo di fronte ad una simile situazione: sono in un paese ma spendo la moneta di un’altro. So che non sarà l’unico.
Il primo pensiero, credo comune, che passa per la testa è: “io non vorrei mai che nei contanti che maneggio ogni giorno, per giunta nel mio paese, ci fosse scritto United States of America”. Forse però, col passare del tempo, ci si abitua. Fatto sta che il Sucre è ormai solo un ricordo. Lo so, il duemila, nel momento in cui avviene la conversazione, sembra sempre pochi anni addietro. Ma iniziano ad essere ormai undici. Pieni. Mentre prima ho cambiato soles, bolivianos, reais, e contato gli infiniti zeri di guaranies e pesos chilenos, ora qua il dollaro fa tutto da solo.
Ti fa guadagnare poco e spendere tanto. In Ecuador sono stati ovviamente aggiunti dei centesimi prodotti proprio dal banco nazionale locale. Una magrissima consolazione. Ora però, a discapito dell’intera popolazione, si verifica troppo spesso il fenomeno delle Tasche Gonfie. Ne sto soffrendo proprio ora.
Tutte monete.

Lo zero fa bene.

Ti piace l'articolo ? Condividi!!

A proposito dell'autore

Mastro Mundo è un giro per il globo per scoprire che è ancora possibile suonare assieme senza andare fuori tempo, indipendentemente dal tipo di ritmo che la rispettiva cultura musicale ci ha infuso. Il tutto per un unico obiettivo: coinvolgere tutti. L’unico modo per farlo è ascoltare il mondo, da un fulmine a una frana, da un ruscello al vento. Lui è il maestro. Tante storie di persone che sono fuggite dalla massa, che hanno imparato ad elevarsi autonomamente ad esseri umani senza il bisogno sfrenato di collocarsi in un contesto. Molte di queste non hanno neppure un nome. Riesumeremo tradizioni che sono state solo offuscate, intere popolazioni che non esistono più. Il tutto sull’onda del ritmo. Non è andato tutto perso. Certo, ci sono generi che hanno già asciugato il sentimento passando davvero tante mani e mamma lupa non riprende indietro i cuccioli che sono stati troppo accarezzati dall’uomo, così Mastro improvvisamente mi sussurra di iniziare a suonarmi le ginocchia senza pensare a niente. Io non esito un seconso. Tu non sai suonare? Non hai orecchio? Segui me con un cucchiaio, una penna, un dito. Non te ne accorgerai neanche. La vita è breve: diamoci da fare.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>