Odoranti ed adorati

By Mauro Alan Panunzi | Viaggi

Waira

L’ostello è senza dubbio un capitolo fondamentale di qualsiasi viaggio nell’America Latina. Ce ne sono tantissimi ed ognuno ha la sua piccola peculiarità. I racconti dei viandanti ne dipingono un dinamico e surreale panorama, spesso impossibile da dimenticare: prezzi che cambiano in relazione al paese di provenienza del cliente, finestre che si aprono col vento, acqua calda – si – ma per i primi trenta secondi, e mille altri esempi. La gamma è vasta quanto buffa. C’è Laurent, uno svizzero che un giorno si è svegliato nella sua camera ed ha trovato una donna, mai vista prima, che parlava da sola seduta sul bordo del letto. C’è Fabian, che ha sentito degli spari seguiti da urla nel cuore della notte. C’è Anna che si è svegliata di soprassalto mentre qualcuno stava provando a forzare la porta della sua stanza.

Infine è toccato anche a me, in un ostello di Quito: una mattina mi sono svegliato ed osservando la finestra della mia camera non ho potuto fare a meno di notare un’ombra, quella di un volto il quale, nascosto dietro una bianchissima tenda, mi stava osservando. Chissà da quanto tempo. Provo ad instaurare un dialogo con quella persona, nessun riscontro. Resto a fissare la sagoma per un attimo e percepisco in essa la consapevolezza di essere vista a sua volta. Sono pochi attimi di silenzio ma sembrano ore. All’improvviso uno scatto, l’ombra sparisce. Un rumore di passi sulle scale dell’ostello, nient’altro. Scatto anch’io ed in men che non si dica sono nel gelido corridoio che osservo la rampa delle scale. In mutande. Niente da fare, non una porta aperta né chiusa. Il rumore si dissolve pian piano nell’atmosfera dell’ostello.

Non ho mai saputo chi fosse quella persona.

Like this Article? Share it!

About The Author

Mauro Alan Panunzi
Non mangio mai dalla ciotola che mi spetta. Nasco deluso - muoio ottimista. Musicista entusiasta, lavoratore autonomo, scrittore ipermetrope. Sono il migliore o faccio schifo, decide il mio umore. Tollerante, ho però deciso di incazzarmi almeno sette volte al giorno. Ma vieni eh, non ti faccio niente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *