Omaggi e contaminazioni

Pubblicato il 25 settembre 2011 | da Riccardo Iannello | Musica

Andando avanti con il nostro viaggio sotto il cielo del fado, ci accorgiamo di quanto le strade della musica si intreccino comunque nei loro percorsi e giochino nella corsa alle emozioni ognuna una sua straordinaria partita. Basta avvicinarsi con onestà intellettuale e trasformare la propria opera di riscrittura o di interpretazione in un omaggio a un mondo che si deve amare. Ho avuto la fortuna di essere presente ad alcune di queste esperienze, di averle condivise con gli artisti, di avere ricevuto le loro confidenze, di averli, talvolta, spronati.



Senz’altro, e qui ne ho già parlato, quando nell’aprile 2005 il teatro Sao Luis si riempì di gente curiosa di seguire l’omaggio degli artisti italiani al fado non si poteva pensare che alla fine della serata il successo fosse così entusiasmante. Certo, alcuni puristi del fado non fecero mancare le loro critiche, ma lo spettacolo che Lucio Dalla, Marco Poeta, Elisa Ridolfi, Matteo Moretti e Paolo Galassi portarono in scena fu comunque molto coinvolgente. Se pensiamo che a loro si unirono Argentina Santos, Jorge Fernando e Antonio Chainho si può capire quali corde emozionali furono toccate. Ma al di là di quella serata, rimangono alcune collaborazioni che fa ancora piacere ascoltare. Jorge Fernando amava “4 marzo 43”, soprattutto perché aveva conosciuto la splendida versione di Chico Buarque che imperversava in lingua portoghese, “Meninho Jesus”, e volle per forza non solo interpretarla quella sera, ma registrarla in un cd, “Memoria e fado”. Ed ecco quindi i due rincorrersi per le sale d’incisione e infine unirsi a Bologna per registrare assieme questa versione doppia della canzone. Quel giorno, purtroppo, non ero presente, ma quello successivo, a Milano, ebbi la fortuna di assistere, nello studio di un grande personaggio della musica italiana, Mauro Pagani, alla registrazione di un brano suonato dalla guitarra portuguesa di Marco Poeta e mixato con la viola de fado di Jorge: pur nella frededzza dello studio, fu una esperienza interessante e importante.

La serata, nella quale Jorge e i tecnici di Pagani vollero la perfezione, mi porta a parlare della collaborazione che in quel periodo Jorge e Marco avevano e che dava buoni frutti. Peccato che il tempo passi così alla svelta… Ma non bisogna piangere sul latte versato, se non ricordare un altro aneddoto al quale sono legato. “E’ o nao è” è un fado che Amalia amava tantissimo interpretare, sia nell’originale portoghese sia nella sua versione italiana, la familiarissima “La filanda”. Ricordo che a Fano, un pomeriggio, Marco stava preparandone una versione da sottoporre a Jorge. Una versione piacevole, senza dubbio. C’era Argentina seduta al tavolo ad ascoltare le prove, Jorge tardava, come talvolta gli capita, salvo poi recuperare il tempo perduto speditamente. Quando Jorge arrivò, Marco gli propose la sua versione. “Ottima – disse Jorge Fernando -, però senti anche questa”. Si mise alla viola e si fece rincorrere sul ritmo che gli aveva impresso negli anni delle tournée in tutto il mondo con Amalia. La sera la gente del Cantinone esplose con gioia alla versione di Jorge, e Marco e i suoi furono capaci di essere dei compagni di avventura niente male. In quella serata c’erano tanti artisti importanti – italiani e portoghesi – e fu davvero uno show affascinante in cui anche le voci di casa nostra seppero farsi apprezzare.

Fra di esse Elisa Ridolfi, psicologa e fotografa, ora mamma, ma pur sempre musicista e cantante di grande genialità e poliedricità. Allora voce imprescindibile dei progetti di Poeta, adesso lei stessa leader di un altro progetto che ha sostituito la guitarra portuguesa col vibrafono di Marco Pacassoni. Qualcuno ha storto la bocca, come accade sempre, ma Elisa ha risposto con grande professionalità e si è dedicata a un omaggio al fado di grande intensità facendo navigare questo genere al di fuori della musica popolare lisboeta, facendola incontrare con altri “cuori” del nostro continente. E soprattutto con la musica popolare italiana, prova ne sia, ad esempio, la collaborazione con Peppe Servillo e con Francesco Di Giacomo. Elisa ha fatto passi da gigante, ma ho sempre considerato il suo approccio al fado, fin dal primo nostro incontro del 2003 all’auditorium del Museu do fado e da guitarra portuguesa a Lisbona, come generoso e molto interessante, e così è continuato ogni volta che l’ho ascoltata. Non voglio fare graduatorie di merito o confronti con colleghe portoghesi: dico che quanto ha fatto Elisa, e ho testimonianza personale, è piaciuto molto ad Argentina Santos, io della “tia” mi fido molto.

Dicevamo di altri cantanti che ho ascoltato cantare il fado nelle serate del Cantinone a Fano, di cui mantengo forte nostalgia. Non dimenticherò mai Andrea Parodi, che ci ha lasciato troppo presto: venne una sera con noi e ci fu uno stupendo scambio di esperienze con Jorge Fernando e Argentina Santos: Jorge fu cooptato con la sua chitarra a suonare Battisti! In cambio Andrea dette una sua interpretazione di “Una casa in via del Campo”: Poi Libera Candida D’Aurelio – che eseguì proprio la ricordata “E’ o nao è” – e altri ancora, fino a Max Manfredi. Il musicista, autore e cantante genovese, splendido accompagnatore nella sua carriera di Fabrizio De André, scrive fado italiani molto divertenti e dissacratori. Si ispira alla melodia lisboeta per rivisitarla con quel suo slang genovese che un pochino avvicina le due città. Ma d’altra parte i porti sono luoghi dove sorgono interessi comuni, dove si respirano odori spesso omologhi, dove si viaggia a rimorchio di donne che amiamo alla stessa maniera. Max lo fa, come lo fanno gli autori di Lisbona. Ecco perché c’è molto più fado dentro di noi di quanto si possa immaginare…

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A proposito dell'autore

2 risposte per Omaggi e contaminazioni

  1. elisabetta says:

    Caro estimatore di fado e dei colori di Lisboa,con leggerezza hai raccontato la magia di una città che canta silenziosamente.
    Una tempo un uomo importante metteva la stessa passione nel descrivermi le sue emozioni mentre bagato da una leggera pioggerellina si abbandonava ai suoi sogni.

  2. Elisa Ridolfi says:

    Caro Riccardo..ma mi hai commosso!!! grazie per le tue parole sentite che terrò a lungo sonanti nelle mie giornate da neo mamma bis..ora è arrivata anche Teresa..grande nome da fadista :)
    un abbraccio in ricordo dei vecchi tempi..verrò qui a leggerti quando avrò bisogno di memoria….quante ne abbiamo combinate!

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