Una giornata al meeting (di Comunione e Liberazione)

By Pereira | News, Politica

Napolitano apre il meeting di Rimini 2011Mi è capitato, viaggiando in rete, di imbattermi nel video di Saverio Tommasi che si è immerso per 12 ore nel meeting di Rimini. Come nota di merito aggiungo che youtube ha intimato all’autore di rimuoverlo…

Promuovo con piacere questo servizio giornalistico perché ritengo che in Italia ci sia una scarsissima consapevolezza del fenomeno rispetto alla sua potenza reale. Quindi sarei soddisfatto se alla fine della visione qualche persona in più iniziasse a farsi domande del tipo: che cos’è veramente Comunione e Liberazione? E che differenza c’è con la Compagnia delle Opere? Quale ruolo stanno assumendo queste strutture nella politica e negli affari. Lo fanno sempre con modalità legittime?

Da Wikipedia

Comunione e Liberazione (spesso abbreviata con CL, da cui il nome di ciellini dato ai suoi aderenti) è un movimento ecclesiale cattolico fondato dal sacerdote e teologo Luigi Giussani.

La Compagnia delle Opere (CdO) è un’associazione imprenditoriale presente principalmente in Italia, con 40 sedi affiancate da 15 estere, che associa ad oggi oltre 34.000 imprese, la maggioranza delle quali sono piccole e medie aziende, e più di 1000 organizzazioni non profit, fra cui opere caritative ed enti culturali. L’Associazione ha anche diverse sedi estere.

La Compagnia delle Opere è stata fondata da un gruppo di imprenditori e laureati, alcuni dei quali appartenenti al movimento Comunione e Liberazione, da un’intuizione del fondatore della stessa, don Giussani, ed è a tutti gli effetti considerata il braccio industriale operativo dello stesso movimento.

Pereira

Like this Article? Share it!

About The Author

Pereira
Della prima parte della mia vita, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. Vedi anche questo post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *