I panni sporchi si lavano in casa

By Marta | Coscienza civile, News

Dati istat violenza sessuale.
Nel 2006 l’Istat ha condotto per la prima volta un’indagine su un argomento tabù come la violenza sessuale sulle donne in Italia. Per la prima volta il fenomeno ha avuto una rappresentazione numerica, e il quadro è stato impressionante e crudo come solo i numeri a volte sanno essere. Dall’intervista telefonica, condotta su 25 mila donne tra i 16 e 70 anni, è emerso che 6,7 milioni di italiane hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita, numero che corrisponde al 31,9 % delle donne nella fascia di età presa in considerazione. Per intenderci una su tre. A questo si aggiungono 7,1 milioni di donne che hanno subito o subiscono violenza psicologica.

violenze nascosteE questo è solo uno spaccato della situazione italiana, emersa durante l’indagine “La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia in Italia” , a cui va aggiunto tutto quel mondo sommerso che inizia dietro gli eleganti portoni delle nostre belle città, in particolare dei centri urbani (secondo l’Istat quelli con percentuali più alte di casi di violenza) dove il 93% dei ben 2,9 milioni di donne che subiscono violenza fisica da parte del proprio partner, solitamente fra le mura domestiche, non denuncia il proprio aguzzino. Del resto in Italia fino al 1981 era ancora in vigore l’articolo 544 del Codice Rocco che legittimava il cosiddetto “matrimonio riparatore” per cui se un uomo abusava sessualmente di una donna, anche minorenne, poteva farla franca di fronte alla legge, sposando la sua vittima.

Nonostante questo quadro drammatico, in cui pare necessaria un’opera di informazione capillare, i tagli del governo colpiscono anche i Centri Antiviolenza per le donne vittime di soprusi, costretti a chiudere o a limitare le proprie attività. Queste strutture di accoglienza non offrono solo un primo aiuto nell’affrontare il trauma, ma spesso sostengono le donne materialmente fornendo loro assistenza legale, opportunità lavorative, visto che spesso sono donne non autonome economicamente, e soprattutto accoglienza. Le “case rifugio” dove trovano ospitalità le donne in pericolo di vita, spesso con i propri figli, sono state proprio le strutture più penalizzate dai tagli, mettendo così in strada donne perseguitate da partner ossessivi. Per la cronaca, nel 2010 le donne sono state le protagoniste di ben 127 casi di omicidio, secondo un’indagine condotta dalla Casa delle Donne, che lo ha definito un vero e proprio “femicidio”, donne uccise da uomini che nel 23% dei casi erano ex compagni. Tragedie che hanno come luogo del delitto la casa, o comunque un ambiente familiare alla vittima. Nonostante questi dati spaventosi, il governo continua a promuovere una politica di conciliazione e mediazione all’interno della famiglia, perché in Italia i panni sporchi (di sangue) si devono ancora lavare in casa.

Eppure i soldi per i centri di assistenza alle donne ci sono, o almeno c’erano secondo la finanziaria prevista del governo Prodi che prevedeva 18 milioni di euro in favore delle donne vittime di violenza di genere, soldi destinati in particolare al miglioramento dei servizi già esistenti e alla creazione di strutture in regioni ancora sprovviste di centri antiviolenza. direAlessandra Bagnara presidente dell’associazione D.i.Re (Donne in rete contro la violenza Onlus) ha chiesto riscontro circa l’ammanco alla stessa Ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna che pare abbia spostato almeno 3 milioni dei fondi nella ricostruzione edilizia dell’Aquila. E gli altri soldi? La Carfagna si è affrettata a rispondere che “saranno convogliati alle strutture attraverso bandi specifici nelle prossime settimane”. Ma mentre gli operatori dei centri antiviolenza aspettano i bandi, le case di accoglienza chiudono una dopo l’altra: su 58 centri affiliati al progetto D.i.Re., ben 40 sono in difficoltà finanziarie enormi o hanno chiuso definitivamente a causa della totale assenza di finanziamenti pubblici.
porta chiusa

Un altro buco del sistema Italia che inghiottisce donne e minori, levando loro la dignità di una rinascita e di una seconda possibilità.
E le luci si spengono dietro le tapparelle abbassate e i portoni chiusi a doppia mandata.
Che fuori non è tranquillo.

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2 Responses to I panni sporchi si lavano in casa

  1. J.P.Léaud says:

  2. Elisabetta C. says:

    Dal Talmud:

    State molto attenti a far piangere una
    donna, che poi Dio conta le sue lacrime!
    La donna e’ uscita dalla costola dell’uomo,
    non dai piedi perche’ dovesse essere pestata,
    non dalla testa per essere superiore,
    ma dal fianco per essere uguale….
    un po piu’ in basso del braccio per essere protetta,
    e dal lato del cuore per essere Amata.

    Nonostante tutto … credo ancora che possa essere cosi’.

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