In loving memory of Amy Winehouse

By Giancarlo Magnanelli | Musica, News

Amy WinehouseSuccesse tre o al massimo quattro anni or sono. Dovevo spostarmi da Francoforte a Londra per questioni di lavoro e arrivai all’aeroporto con il solito fisiologico ritardo. Trovato il desk della British e riconosciute le sigle FRA – LHR precedute dal numero del volo mi misi in paziente attesa del mio turno. Non la riconobbi all’istante, ma fui colpito da quella ragazza così magra e dalla acconciatura stravagante che, qualche metro davanti a me, nutriva la mia stessa fila e a breve avrebbe potuto magari sedersi al mio fianco sull’aereo per Londra. I grandi occhiali che indossava quella mattina di certo non mi aiutarono a riconoscerla, così fu solo quando la mia attenzione cadde sui tatuaggi che adornavano la sua pelle diafana che ebbi l’illuminazione. Amy Winehouse stava per volare sul mio stesso aereo e l’opportunità di poterla conoscere mi elettrizzava.
La favola però finì qua perché, una volta in volo, la distanza tra me e la cantante si rivelò abissale.
Neppure la vidi scendere e il mio sogno di poterla conoscere si infranse lungo la scaletta che mi riportava sempre più…con i piedi per terra.
Il ricordo di quel fortunato frangente che non cancellerò, ora meno che mai, è lo sguardo smarrito e assente di Amy, nonostante gli occhiali.
Più di una volta, nei giorni successivi, mi soffermai a pensare come mai una ragazza con una voce del genere, con un dono così grande, uno stuolo infinito di fan adoranti, la musica come lavoro, potesse avere uno sguardo così infinitamente triste.

Amy Winehouse con due soli album all’attivo, “Frank” e “Back to Black“, e con terzo album in progress per la Island, si era guadagnata l’amore di un pubblico vastissimo che in ogni parte del mondo aveva ritrovato nella sua voce il mood delle grandi cantanti di R&B e del soul in stile Stax e Motown.

La curatissima produzione vintage di Mark Ronson, suo mentore e amico fraterno, aveva consacrato “Back to black” come uno dei dischi più belli del 2008 e messo contemporaneamente sotto accecanti riflettori la fragilità e le paure di Amy. A quel successo planetario seguirono cadute e riprese: i concerti annullati, il “rehab“, mesi e mesi passati sull’isola di Santa Lucia per tornare pulita. Non mi interessa affatto parlare dei problemi di Amy con alcool e droghe. Oggi, il giorno dopo la sua morte, meno che mai.
Mi piace invece sottolineare che quest’artista aveva trovato, attingendo sì dal passato e dalla musica che tanto l’aveva influenzata in gioventù, un modo originale e passionale di cantare il soul. E grazie alla voce graffiante e alla sua capacità interpretativa, era diventata autrice e interprete tra le più interessanti della scena musicale inglese. Amy Jade Winehouse non ce l’ha fatta.

Mancava davvero poco al 14 Settembre, data del suo ventottesimo compleanno che l’avrebbe messa al riparo dal rischio di entrare nel “Circolo dei 27” e raggiungere i tanti artisti morti tragicamente a quell’età. Robert Johnson, Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jean Michel Basquiat, solo per citare i più famosi. Anche lei, come gli altri con una “J” nel nome, triste e fatale coincidenza.
Dicevo delle folte schiere di ammiratori che l’amavano e che hanno affollato le esibizioni dal vivo e i suoi concerti; una miriade di fan che l’ha sempre ammirata, sostenuta, incoraggiata. Peccato che ai quei concerti, tra le prime file del suo pubblico adorante, Amy non si sia mai seduta. Davvero un grosso peccato.

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10 Responses to In loving memory of Amy Winehouse

  1. Marta Marta says:

    Bello e dovuto. R.I.P.

  2. f.tamburini says:

    Le stelle non si spengono, esplodono. E l’esplosione libera talmente tanta energia che diffonde nello spazio la gran parte della materia che costituiva la stella. Ecco, così mi piace immaginarla, come una supernova. Grazie, caro Gianca, per questo post e per la sua misura, rara.

  3. grazie Giancarlo per questo bel post.
    Grazie Federico per questa poetica immagine, ora la ricorderò anche io così: una fantastica supernova.

  4. Mauro Alan says:

    Bellissimo, Giancarlo. Solo tu potevi scriverlo quest’articolo. Complimenti.

  5. francesCo says:

    bellissimo il post. una sola precisazione, io non so cosa e se c’era qualcosa che turbava any. io non so se e quanti scheletri aveva. non so che rapporto aveva con se stessa nel suo profondo. il tutto va ben al di la del successo dei soldi e della musica. io non so se la musica era la sua missione in questa vita o se nel suo profondo si sentiva nata per qualcos’altro, forse fare la contadina… chi sa… io non so se ha abusato nella sua vita, per piacere, per dolore o per cosa altro. io so che le persone hanno un anima e noi dobbiamo stare attenti a definirla .. infinitamente triste.
    credo.

  6. mik says:

    si, grazie Gianca.
    aggiungo per condividere….

    La voce di Amy Winehouse è per me uno degli esempi del dolore che si trasforma in bellezza, dell’opera alchemica istintivamente portata avanti un respiro dopo l’altro. pancia, diaframma, cuore, polmoni. la saggezza della carne.

    L’ho ascoltata tanto, ed ogni inflessione, ogni vibrato, ogni passaggio da una nota all’altra mi dava una scossa sulla pelle.

    Tutto qua.

    Ed ecco allora che gli esseri che soffrono – ed ognuno ha la sua sofferenza, e l’una non esclude l’autenticità dell’atra – spesso si diluiscono nel dolore, fino all’ultimsa goccia.

    E non ci sono – credo – teorie da fare, spiegazioni da cercare… forse, solo una pausa. Fare una pausa nel bel mezzo della quotidianità e abitare un po’ nel silenzio. Qui, provare a mettersi per un attimo nei panni di quell’altro che magari non capiamo.

    Provare ad immaginare per un secondo di non voler sentire un costante e lancinante graffio nell’anima, sperimentare il senso di spaesamento, quel sentirsi perduti, fuoriposto. Esperire la mancanza di ragioni per stare.

    Ecco.
    Ascoltare, ascoltarsi.

  7. Giamila says:

    Giancarlo,
    concordo con la grandezza di questa artista che mi piaceva e mi piace ma, vorrei ben evidenziare che per essere grandi artisti non è necessario “ammazzarsi” a 27 anni ed essere tossici e alcolizzati.
    Non so che infanzia abbia avuto questa ragazza così fragile ma credo che non ci sia nessun motivo per distruggersi così.
    Sai, questo evento è arrivato quando la mia sensibilità è ancora più fragile del normale e sapere che una persona “sana” decide di uccidersi e una persona a me molto cara invece morirà a breve non per sua volontà mi fa “giudicare” la morte di Amy Winehouse in modo freddo.
    Mi auguro che trovi pace nella sua nuova vita.
    Un caro saluto.

  8. Giancarlo Giancarlo says:

    Intervengo per ringraziare alcune persone che hanno commentato qui sul blog, ma anche privatamente
    al mio indirizzo di posta elettronica.
    Ringrazio Michela che ha colto l’essenza non solo dell’artista, ma soprattutto della donna, dipingendo una
    probabile sofferenza in maniera leggera ed efficace, discreta, ma terribile.
    Ringrazio Federico che ha definito Amy una supernova. Anche io, mentre titolavo il post, riflettevo su
    quanto a lungo noi, da quaggiù, percepiamo la luce delle stelle una volta che il loro bagliore smette di irradiarsi.
    Ringrazio anche coloro mi hanno scritto rimarcando il valore artistico, ma hanno mosso forti critiche alla
    persona, mettendo in luce il rifiuto di lottare di Amy e rimarcando il valore di molti che spesso lottano aspramente per riconquistarsi la salute, la serenità, la vita. Vorrei che quelle persone scrivessero qui sul nostro blog, magari apriremmo una discussione interessante e qualcuno potrebbe aiutarci a capire meglio cosa ha portato Amy a lasciarsi morire.
    Ringrazio gli altri amici e FrancesCo per il suo commento, anche se non ho ben capito il perchè avrei dovuto evitare di descrivere ciò che ho colto e ho percepito in un attimo, in seguito ad un brevissimo incontro. In ogni caso si trattava di una impressione e non di un giudizio.

  9. darren says:

    gran bel pezzo fratello…amy era davvero una dea della musica…gracias!!!

  10. Caterina says:

    Giancarlo,
    è tenera la trepidazione con cui descrivi la tua breve “visione” di Amy..proprio come quella di chi individua una stella luminosissima e poi la perde di vista confondendola tra milioni di altre stelle.
    A pensarci bene è stato quello che è successo adesso a tutti noi: addio Amy!

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