Il treno ha fischiato

By Marta | Coscienza civile

Il treno ha fischiatoIl 13 Febbraio scorso ero in piazza insieme a 1 milione di donne, sparse in tutta Italia. Da quell’umida Domenica di Febbraio sono passati soltanto 5 mesi. Forse pochi per poter tirare le somme. Eppure a ben guardare i risultati, a ben vedere le ultime scelte che gli italiani hanno finalmente preso, qualcosa è cambiato. E forse grazie anche a quella Domenica.
Dopo 5 mesi il comitato “Se non ora quando” ha deciso di fare il punto della situazione, per stabilire le priorità e vedere di aggiustare il tiro, dove serve, di un movimento in costante crescita (alla faccia di chi lo aveva definito “di poche radical chic”!) dandosi appuntamento il 9 e 10 Luglio a Siena al Prato Sant’Agostino, poco distante da Santa Maria della Scala, prima location scelta, poi sostituita visto le continue adesioni. Sono infatti già previste più di mille persone con tanto di pullman da tutt’Italia di donne pronte a chiedersi “ e ora che si fa?”. E’ stata pure allestita una rete di accoglienza on-line di senesi pronti ad offrire alloggio gratuito all’interno delle loro stesse abitazioni.

Solidarietà. Ecco quello che mi aveva colpito di più in quella giornata. Che mi aveva fatto venire la pelle d’oca nel vedere tutte quelle persone (donne e uomini) riunite ad ascoltare un dibattito sul lavoro femminile o una performance teatrale sul corpo della donna. Era la prima volta che condividevo quella sensazione di precarietà lavorativa, culturale, affettiva che mi portavo dietro da mesi, con altre 1000 persone. E’ difficile descriverlo, ma è stato come un abbraccio collettivo. Un dirsi “perché non ne abbiamo parlato prima?”, “Perché abbiamo aspettato e abbiamo lasciato che ci rappresentassero in quel modo?”, “Perché dobbiamo scannarci a lavoro, quando sappiamo perfettamente collaborare?”. Credo davvero sia stata una sveglia collettiva. Non solo per noi donne. La questione non è più donna/uomo. E le amministrative prima e i referendum dopo lo hanno dimostrato. Ci sono questioni che non ci vanno più giù. Scelte che da Italiani non possiamo rimandare e che abbiamo finalmente preso. E’ come quando mangi troppo e decidi di depurarti per qualche giorno. E’ quel senso di benessere ritrovato.

A Siena si farà questo. Il programma prevede temi quali il corpo delle donne, la libera scelta della maternità e soprattutto il lavoro. Secondo il primo rapporto dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sulle famiglie “le donne italiane spesso devono scegliere tra avere un impiego e fare figli” in un paese con uno tra i più bassi tassi di occupazione femminile: il 48% contro una media Ocse del 59%. Le donne in Italia fanno quindi meno figli con un tasso di fertilità stabilizzato a 1,4 figli per donna. Eppure secondo quanto riporta il dipartimento delle politiche europee “il lavoro femminile non è più un ostacolo alla natalità; anzi […] la fecondità è maggiore nei paesi ad elevata occupazione femminile. Gli studi sottolineano che i paesi con i tassi d’occupazione più bassi e con un tasso di natalità inferiore sono quelli che hanno una copertura di servizi più bassa, che presentano una minore disponibilità dei padri a prendere congedi parentali, dove le donne hanno un maggior carico di lavoro domestico, dove è più bassa la condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne”. Insomma l’Italia. Sempre l’Ocse sottolinea la debolezza del nostro paese anche per quanto riguarda la spesa per il sostegno ai nuclei familiari, in cui l’Italia investe solo l’1,4% del Pil contro il 2,9% delle Germania o 3,8% della Francia .

A tutto ciò si aggiunge il senso di precarietà generale, che non ci permette di fare un progetto ne ora ne in futuro, perché la famosa “flessibilità” è un marchio che ti porti dietro a vita. Persino in pensione. Le donne fanno fatica a trovare lavoro, sono spesso le prime a venire licenziate, vanno in maternità o prendono congedi per assistere familiari. Tutto ciò le porta ad accumulare meno contributi. Secondo uno studio condotto da Spi-Cgil le pensioni liquidate nel 2010 agli uomini in Emilia-Romagna (in tutto 35.814) ammontano ad un importo mensile medio di 932 euro, mentre quelle destinate alle donne (48.607) abbassano notevolmente la media poiché hanno importo medio di 662 euro al mese. Nonostante queste palesi differenze nella vita lavorativa di una donna, nel nuovo provvedimento del ministro Sacconi si parla di “equiparazione dell’età per le pensioni di vecchiaia di uomini e donne” nel pubblico impiego, innalzando così l’età pensionabile a 65 anni anche per le donne, fatto salvi i diritti maturati fino al 31 Dicembre 2011. Si passerà quindi direttamente a 65 anni dai 60 anni richiesti attualmente a partire dal 1 Gennaio 2012, per poi arrivare nel 2032 a 65 anni anche per il settore privato. Parità nell’età pensionabile insomma ma non nella pensione stessa e nelle carriere lavorative in generale.

Dopo il 13 Febbraio credo, sempre più, che i cambiamenti siano attimi veloci che arrivano a sovvertire lunghi periodi di stasi. Un minuto, un’ora, una giornata al massimo dopo la quale nulla è più come prima. Nulla si rimette a posto
C’è un bellissimo racconto di Pirandello intitolato “Il treno ha fischiato” in cui un anonimo impiegato Belluca, sempre ligio al dovere e gravato da una penosissima situazione familiare, viene improvvisamente ricoverato all’ospizio dopo aver dato chiari segni di follia, mancando improvvisamente ai suoi doveri e manifestando una “strana” allegria. All’ospizio riceve la visita di un vicino di casa (che poi sarà il narratore della storia) a cui racconta che una sera coricandosi nel suo letto, aveva sentito in lontananza fischiare un treno. Chissà quante altre volte aveva fischiato quel treno , eppure quella sera lo aveva “sentito” e si era ricordato. Si era ricordato che fuori c’era un mondo. Un mondo luminoso fatto di mille città e di milioni di vite diverse dalla sua. E qualcosa era cambiato in lui. Per sempre. Sarebbe certamente ritornato alla normalità, ma nessuno poteva più levargli quel fischio dalla testa. Dal 13 di Febbraio il treno ha fischiato anche per le donne italiane.

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