Daniele Luppi e Danger Mouse: the dark night of spaghetti western

By Giancarlo Magnanelli | Musica, News

Daniele Luppi e Danger MouseTroppo spesso siamo costretti a leggere sui giornali dell’annoso problema della “fuga dei cervelli” che affligge il nostro paese. Giovani studiosi, ricercatori, laureati, probabilmente destinati ad un lavoro precario e avaro di adeguata remunerazione, spesso scelgono di lasciare l’italico suolo per cogliere le offerte di nazioni sicuramente più lungimiranti della nostra.

E non fuggono soltanto scienziati, medici, ricercatori. No, succede anche in campo artistico. Può accadere dunque che il signor Daniele Luppi, romano di adozione e un volto sottratto forse solo temporaneamente al mondo cinematografico, diplomato al conservatorio e appassionato di colonne sonore del cinema di casa nostra, “fugga” dal suo paese natio per stabilirsi a Los Angeles.

Il suo album “An Italian Story”, un prodotto che sfugge agli schemi della discografia nostrana, autoprodotto con non pochi sacrifici, non incontra l’interesse di nessuna label nostrana, ma viene notato dai signori della Rhino US, che accettano di distribuirlo negli States.
Visto che le prospettive sembrano decisamente più favorevoli oltre oceano il nostro Daniele decide di trasferirsi a Los Angeles e la sua caparbietà viene premiata quando gli viene proposto di lavorare alla colonna sonora della serie “Sex and the City”.

Ovvio che se vivi in LA e sei oramai introdotto nel caleidoscopico mondo delle case discografiche corri a volte il piacevole rischio di imbatterti in personaggi di una certa caratura. E così pare quasi normale che Daniele Luppi incontri sulla sua strada Joseph Burton. Un nome che a quasi nessuno significherà gran che, fino a quando non si tira in ballo il suo pseudonimo e cioè DangerMouse.

Si passa in un battito d’ali da mister nessuno alla metà dei Gnarls Barkley, al produttore del fortunatissimo “Damon Days” di Gorillaz, al neo produttore di Bono e compagni. Cofondatore del progetto “Dark Night of the Soul” assieme a David Lynch e Sparklehorse e ancora metà del duo alt-rock dei Broken Bells assieme a James Mercer degli Shins. Ora è tutto chiaro, no?

Poi ad un certo punto la storia si tinge con i colori delle fiabe. Il nostro connazionale consegna in dono a Dangermouse il suo disco e l’americano lo ricambia con un prodotto intitolato “The grey album”. Un mash up, cioè un giro di frullatore, tra il “”Black Album” opera seminale del cantante-produttore- scopritore di talenti Jay-Z e il “White album” capolavoro unanimemente riconosciuto dei Fab-Four.

Dunque tra i due un amore a prima vista che sfocia nella reciproca collaborazione. Daniele rispolvera un suo progetto legato a doppio filo con il mondo del cinema e delle colonne sonore e medita su un prezioso contributo del suo nuovo amico. Ma Dangermouse, anche lui appassionato delle musiche di Trovajoli, Rota e Morricone è un vulcano e proprio in quel periodo porta alla luce il progetto che condivide con Cee-Lo Green: Gnarls Barkley. I lavori al progetto di Luppi subiscono un sensibile rallentamento, anche perchè Burton lo vuole a curare gli arrangiamenti del suo gruppo, mantenendo uno strettissimo contatto con l’italiano. Nel 2008 il duo Gnarls Brakley se ne va in tour con Mike Patton che (il caso fortemente vuole) ha in incubazione il suo album “Mondo Cane”, altro importante tributo alle musiche da film nostrani degli anni 60 e 70.

Daniele, introdotto da Dangermouse, viene chiamato da Mike Patton per il delicato lavoro di scrematura sui 60 brani che Mike Patton aveva individuato e giungere così ben più ristretta e definitiva track list dell’album. Dopo il successo di questo lavoro del’artista americano pare che Daniele Luppi sia stato chiamato anche collaborare alla realizzazione di “Mondo Cane 2”.
La volontà di cooperare e lavorare ad un progetto comune, seppure ostacolata dai molteplici impegni di Dangermouse e Daniele, rimane intatta e comincia pian piano a prendere forma.

Finalmente nel 2009 il duo inizia la realizzazione del progetto “Rome” che Daniele coltiva già da alcuni anni. Un album che si ispira alle colonne sonore dei nostri film d’annata, soprattutto quelli appartenenti al bistrattato universo dello “spaghetti western” e vuole essere realizzato in Italia, con artisti italiani in studi italiani. Per riprodurre il mood che Daniele Luppi ha in testa da anni tutto viene organizzato alla vecchia maniera. Questi i personaggi: I cantori di Alessandro Alessandroni, Gegè Munari, presenza costante nelle basi ritmiche del maestro Morricone, ancora una volta alla batteria. Antonello Vannucchi al piano e vibrafono, Luciano Ciccaglioni alle chitarre, Gilda Buttà al pianoforte, Dario Ronciglione, figlio di Giorgio, al basso. I cori sui brani strumentali sono di Edda Dell’Orso, la soprano passata alla storia per aver interpretato alcuni brani della colonna sonora de “Il buono, il brutto e il cattivo” e “C’era una volta il west”, di Sergio Leone, oltre che il main theme di “Giù la testa” del ’71, la celeberrima “Sean sean”.

La registrazione viene effettuata in presa diretta, ai Forum Studios di Roma, senza elettroniche, senza computer, suonando con i pannelli fono assorbenti alle spalle, proprio come negli anni 60. Utilizzando strumenti ed amplificatori vintage ed evitando di proposito la tecnologia per ottenere un suono il più fedele possibile alle sonorità di quegli anni, di quei film indimenticabili.
Il risultato è un ottimo album, che non cade nel tranello della banale operazione remake. Si tratta di un disco che brilla di luce propria,

L’equilibrio tra brani strumentali e cantati è pressoché perfetto, unico neo la durata da LP di altri tempi, 35 minuti appena. Ah, dimenticavo, un dettaglio di poco conto. Le tracce cantate, quelle non impreziosite dai vocalizzi di Edda Dell’Orso, sono divise equamente tra due giovani cantanti emergenti: Miss Norah Jones da NYC e un Jack White, anima, cuore, mani e plettro degli oramai defunti White Stripes. Io ho comprato “Rome” proprio oggi, posso finalmente rimuovere il post it che da un paio di settimane mi segnalava ogni mattina l’urgenza di possedere questo capolavoro.

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