Internauti, internati, interisti: alle urne!

By Norman Bates | Coscienza civile, News

Votare al Referendum di giugno 2011.Gentilissimo sig. Pereira,
un vento caldo si è levato dalle coste del Nord-Africa e di tutto il Medio Oriente e arriva fino alle coste settentrionali del Mediterraneo. Non crede?
E’ un vento che non porta sabbia, ma indignazione, nuova consapevolezza e richiesta di partecipazione.
Su queste rive riempie le piazze di Grecia (che qualche problema specifico ce l’ha) e di Spagna.
In Italia aveva mobilitato, ancora l’inverno scorso, centinaia di migliaia di donne al grido, indignato, di: “Se non ora, quando?
Poi, almeno qui, il vento sembrava essersi posato. Invece no (come è strana la meteorologia politica!): un refolo, via via crescente, ha riempito le urne alle elezioni amministrative spostando migliaia di schede da destra a sinistra.
Ma che succede?

Politologi esperti si sono chiesti per mesi cosa abbia acceso la scintilla che dalla Tunisia ha incendiato tanta parte del mondo.
Si fa presto a dire: internet. Sì, concordo: l’informazione altrimenti censurata; l’organizzazione; i collegamenti; la possibilità di confrontarsi con altri modelli politici e culturali.
Ma, caro sig. Pereira, questa spiegazione non basta. A costo di sollevare la reazione degli indigeni attualmente indignati, bisogna ammettere che in tema di accesso all’informazione qui in Italia erano messi ben diversamente dalla Libia (o Egitto, o Tunisia, ecc.). In posizione ancor più fortunata erano, probabilmente, Grecia e Spagna.
Internet, inteso come pura fruizione passiva di informazioni prodotte altrove, non è sufficiente.
Ci vogliono i blog, i social network, i siti interattivi, le mail.
Sono queste le nuove sezioni politiche, le cellule sindacali, i circoli parrocchiali, i CRAL, ARCI, ACLI, ecc.
Furono, questi, decenni addietro, luoghi di indottrinamento, ma anche di discussione e di confronto.
Luoghi dove il “sentimento” diventava dapprima pensiero e poi linguaggio e quindi dialettica. E alla logica del linguaggio sottostava: una logica che impone la conoscenza dei termini che indicano le cose e i concetti, delle categorie, l’uso del sillogismo, il rispetto del principio di non contraddizione, l’uso di frasi –e quindi pensieri- subordinati, ecc.)
Erano i luoghi ove chiunque “imparava” e “usava” Aristotele. Diventava Aristotele (cioè filosofo).
Poi venne la televisione: Sammarcanda e i suoi epigoni.
La piazza, la sezione, il circolo, si fecero virtuali.
I cittadini divennero pubblico. Anzi, il più delle volte, tifosi. La “pancia” prevalse sul cervello e sul cuore. Il “sentimento”, l’emozione, senza più interlocutori, non si fece più linguaggio e, quindi, nemmeno azione. Uniche possibilità: arrabbiarsi, parteggiare, gioire, intristirsi.
Mai partecipare, esprimersi, contribuire.
Sensazione prevalente: impotenza e paralisi. Per almeno due decenni. Per i “vincitori” e per i vinti.
E nell’impotenza e nell’assenza di relazione moriva il pensiero.
Humus ideale per le scorribande di imbonitori di ogni risma.

E ora? Mi chiederà lei, egregio sig. Pereira.
Ora, da un po’ di tempo, alcuni, ancora troppo pochi ma già un discreto numero, spinti dal bisogno di esprimersi hanno cominciato a scriversi. Non solo l’un l’altro, ma per una cerchia più o meno vasta di interlocutori con cui devono/vogliono confrontarsi. Ed ecco ricomparire il linguaggio. E con esso il pensiero.
Il pubblico, pubblica. E diventa protagonista, anche dell’elaborazione politica.
Come nello sviluppo individuale è solo l’interazione con l’altro che permette la costruzione della coscienza di sé, la consapevolezza collettiva si sviluppa solo se si esce dall’isolamento ipnotico cullato dal massaggio televisivo.

Il vento del pensiero -e del pensiero critico (che è, in realtà, l’unica vera forma di pensiero)- si è finalmente alzato a partire dalle grotte sotterranee dei vari siti internet (tra i quali annoveriamo, con onore, Radio Pereira) dove nasce la nuova elaborazione diffusa della “teoria” politica.
Il vento si è levato, trasformiamolo in tornado. Riportiamo al centro i soggetti e il pensiero collettivo. Rottamiamo gli ipnotizzatori da baraccone.
IL 12 E 13 GIUGNO PRECIPITIAMOCI AL REFERENDUM: VOTIAMO 4 SI’.

Con la consueta devozione e rinnovato entusiasmo,
suo
NormanBates

P.S.: Inter/net permette di inter/loquire e di inter/agire.
Inter: prefisso di composti con il significato della preposizione “tra”, che indica una posizione intermedia tra due cose o due limiti di spazio o di tempo (intertempo, interurbana), un rapporto di collegamento (interetnico) o un rapporto di reciprocità (intercomunicante).
Inter, ecco la magica parola.
(So, per inciso, che un suo caro amico è interista, ma questo è un altro discorso).

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About The Author

Norman Bates
Gentile sig. Pereira, mi chiamo Norman Bates e le mie vicende furono piuttosto note, alcuni decenni or sono, grazie alla loro trasposizione filmica da parte del grande maestro Alfred Hitchcock. Sì, sono, mio malgrado, il protagonista del film “Psyco”. Certamente ricorderà che mi macchiai, allora, di alcuni efferati delitti per i quali venni catturato e rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Non deve dare ascolto a quanti, per puri fini commerciali, hanno inteso narrare le mie vicende ulteriori, dando origine ad alcuni pessimi sequel (e, addirittura, ad un prequel). La mia vicenda fu più semplice e, al contempo, più complessa. Fui tenuto prigioniero e curato per oltre vent’anni, durante i quali studiai lingue straniere, psicologia, filosofia e scienze politiche. Uscito che fui dal manicomio, mi sottoposi a training e divenni psicoterapeuta. Non tutti sanno che la mia povera mamma era di origine italiana (i dottori dell’ospedale psichiatrico sostenevano che una genitrice così edipica, castrante e protettiva non poteva che essere italiana o ebrea; o, come nel mio caso, una ebrea italiana). Fu così che, procuratomi una nuova identità, mi trasferii nel paese dei miei avi. Ora, come immagina, sono piuttosto vecchio, ma esercito - con il mio nuovo nome - la professione dello psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico.

One Response to Internauti, internati, interisti: alle urne!

  1. rosa r says:

    Caro sig.Pereira, il vento si capiva da diversi mesi che stava cambiando, io lo collego molto alla vitalita’ e forza del movimento giovanile, studenti, disoccupati, che per mesi ha tenuto con forza e idee, e che si e’ messo in ponte, dopo decenni, con gli operai e in generale i disoccupati e i senza lavoro da che son nati, i giovani ormai non piu’, gli orfani della legge Treu, che inizio’ la deriva operativa…ecc.
    Perche’ di responsabilita’ ce ne stanno tante, e molte sono della cosiddetta sinistra…ch e col mito del privato
    ereditato da un modello economico a senso unico, ha frantumato linearita’ di percorsi…quindi, dicevo, ecco, che le persone sanno cosa chiedere .. trovo il punto critico nella distanza abissale ch e separa le stesse, dai dirigenti politici, che mettono il cappello per es. su dei sindaci che sono stati scelti attraverso una opzione, quella stessa che il pd nicchia nel fare,. e su cui Vendola straparla con una retorica da fine novecento…abbbiamo bisogno Signor Pereira, di cuore e mente giovani, puliti, se guardiamo ai “Comuni virtuosi”, di persone di apparato ce ne stanno poche, a coordinarli…e’ da qui che io come minima osservatrice, ed educatrice di ragazzi, percepivo il terremoto, dalla controinformazione che viaggia anche sulla rete, ma soprattuto dai comitati civici, dalla vita reale….molto obbligata…la saluto rispettosamente….

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