Monografia The Fender Stratocaster

By Stefano Fiorelli | Musica

Se immaginate una chitarra elettrica anche senza ricordarne una in particolare la forma che vi viene in mente è quella della Fender Stratocaster. Anni ’50, calda e umida California, il buon vecchio Leo (che non è il tizio della foto qui a fianco, quello è il grande Rory Gallagher di cui parlerò tra poco) progetta uno degli strumenti che hanno disegnato la storia della musica in generale, non solo del rock e dei suoi derivati.

La Fender Stratocaster ha tutto quello che si può chiedere ad una chitarra elettrica: ha una forma piacevole, è leggera e comoda da suonare, ha 3 microfoni, per uno spettro sonoro più ampio ed è molto versatile, praticamente ci si può suonare di tutto. E’ stata suonata da molti chitarristi country e rockabilly negli anni 50 e 60, poi è passata tra le mani di Jimy Hendrix, che l’ha bruciata, è stata abusata da Richie Blackmore dei Deep Purple, ha viaggiato sulle ali della psichedelia tra le mani di dei Pink Foyd, ha fatto la storia ed il sound del funk anni ’70, per finire tra le veloci dita di Steve Harris degli Iron Maiden per poi essere copiata e ricopiata negli anni ’80, quando praticamente l’unico modello che si trovava nei negozi era la superstrat, cioè una simil Stratocaster, costruita da una miriade di altri fabbricanti. Negli anni ’90 l’alfiere della Strato in Europa è senza dubbio Krispian Mills dei Kula shaker.

Chiaramente può non piacere, troverete tantissimi chitarristi che vi diranno che la Strato ha questo o quel difetto, che è troppo leggera o troppo pesante, ma sono quasi sicuro che compare nella maggior parte dei dischi che avete a casa. Ha tre microfoni, ed è stata la prima chitarra della storia ad averne più di 2. Il microfono più vicino al manico ha un suono flautato, molto utilizzato nel blues, ottimo per gli assoli melodici e più emotivi, il microfono centrale non ha un vero e proprio utilizzo specifico, è una via di mezzo tra gli altri due, ma è ottimo se usato in combinazione con il primo o con il terzo, perchè, come si dice in gergo tecnico, suona in controfase, conferendo alla chitarra un suono leggero e squillante, largamente usato nel country. Ma ora veniamo al terzo ed ultimo, quello al ponte, il più lontano dalla paletta, è quello più cattivo, che negli anni ’70 spesso veniva sostituito con uno a bobina doppia per avere maggiore potenza, è il suono tipico della strato, tagliente ma non troppo si adatta a tutti i generi. Di solito o si inizia dalla Stratocaster o si approda alla Stratocaster dopo aver peregrinato per altre vie chitarristiche. Spesso viene regalata come prima chitarra ai giovani principianti o per emulare il solito Jimy o per consiglio del negoziante, che sa di non sbagliare suggerendo una chitarra facile da suonare ed adatta a tutti i generi, un po’ come se si dovesse comprare una prima automobile, si cercherebbe probabilmente qualcosa di non troppo caratteristico, ne una jeep ne una coupé.

E se invece si approda alla Stratocaster, come ha fatto Eric Clapton è forse perchè si torna alle origini, si invecchia un po’ e per pigrizia non si vuole più combattere con la poternza dei microfoni Humbucker Gibson e con il peso di una Les Paul. Molte Stratocaster sono entrate nella storia, fisicamente, tanto che la Fender ha deciso di riproporne della copie fedeli, anche nelle screpolature , così che ci si possa sentire proprio identici al proprio eroe quando si suona. Due dei più celebri relic (questo è il nome delle chitarre che sono nuove ma che sembra abbiamo superato entrambi i conflitti mondiali) sono quelle di Stevie Ray Vaughan e di Rory Gallagher. Il primo, un eroe del blues, scomparso in un incidente aereo, la sua First Wife, prima moglie, fedelissima Stratocaster di annata è stata la prima chitarra/clone costruita dalla Fender; un altro ottimo lavoro è stato fatto su quella di Rory. Entrambe sono sunburst e anni ’60, ma hanno un suono decisamente diverso. Questo accade molto spesso con le Stratocaster, prendetene due della stessa annata e vi accorgerete (se avete un po’ di orecchio, ovvio) che nel suono hanno ben poco in comune. Questo nasce dalla negligenza negli stabilimenti Fender, dove gli standard di qualità non venivano sempre garantiti, ma come in altri celebri casi, un errore ha portato ad un fatto eccezionale, una differenziazione enorme tra esemplari dello stesso modello, rendendo così caratteristiche ed inimitabili singole chitarre che sono diventate vere e proprie icone poichè gli artisti che le suonavano, come Rory Gallagher (di cui vi consiglio di guardare lrish Tour 1974, imperdibile) e Stevie Ray Vaughan non erano in grandi di sostituirle e si portavano sul palco chitarre di cui rimaneva ben poco dell’aspetto originario. Pensate che Rory, dopo migliaia di concerti, avendo un braccio forte e un sudore molto corrosivo, aveva piegato irrimediabilmente il manico della sua Strato, quindi, non trovandone una che suonava allo stesso modo, ha rispedito il manico alla casa madre affinchè lo sistemasse. La Fender, sapendo di avere a che fare con uno dei più grandi chitarristi viventi, non volendo compiere mosse false, per paura di rovinarlo lo rispedì al mittente. Rory non si accorse che la sua chitarra era tornata a casa perchè era in tour e quando fece ritorno, la chitarra che nel frattempo era stata vicino ad un termosifone, si era aggiustata da sola col calore. O almeno questo raccontano le leggende.

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One Response to Monografia The Fender Stratocaster

  1. carburatore says:

    vai rory!

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