La Risposta Europea

By Stefano Fiorelli | Musica

Hagstrom Mustasch BigoneFin’ ora l’attenzione è stata focalizzata sulle chitarre di produzione americana, principalmente Fender e Gibson, e vi sarà sembrato che dall’Europa siano arrivati soltanto gli amplificatori Marshall e Orange.

In realtà poco dopo l’inizio della produzione statunitense, in Europa sono nate delle fabbriche di chitarre elettriche molto importanti ma che purtroppo non hanno mai eguagliato le cugine americane per popolarità e successo commerciale.

Nel 1960 James Burns a Londra fonda la Burns London ltd e inizia a produrre una linea di chitarre molto simili alla Fender Stratocaster, per questo viene anche definito il Leo Fender Inglese. Le sue chitarrre hanno una qualità costruttiva abbastanza elevata e riscontrano un certo successo, sopratutto in Inghilterra negli anni ’60, dove procurarsi una Fender o un Gibson non era facile e piuttosto dispendioso.

Bassi BurnsIl vero successo della Burns arriva quando ad Hank Marvin, pseudonimo di Brian Robson Rankin, chitarrista degli Shadows viene rubata la sua Stratocaster color fiesta red e quindi quasi per caso inzia ad usare una Burns, la Burns Marvin appunto, che sviluppa proprio con il signor Burns in persona e che diventerà il suo marchio di fabbrica almeno tanto quanto gli occhialoni di celluloide.

La Burns è molto nota anche per un basso, il “bison bass“, un vero basso bisonte, strumento ingombrante e pesante caratterizzato da un suono profondo e cupo; marchio di fabbrica dell’ultimo bassista degli Oasis, Andy Bell.

Chitarre elettriche EkoIn Italia proprio negli stessi anni il nostro Oliviero Pigini di Recanati riesce a competere con le produzioni di oltreoceano fino al 1967 quando sfortunatamente muore e il fratello non riuscirà a mantenere gli stessi standard che portano le Eko dei primi anni ’60  ad essere ricercate ancora oggi nel mercato vintage per il look avveniristico e per il sound ricercato. Oliviero introduce nella sua produzione l’utilizzo della plastica, un metodo già utilizzato da altre case costruttrice europee ma che conferisce alle Eko un look caratteristico e che le ha rese riconoscibili e rinomate. Pensate che per qualche anno, negli anni ’60, sono state le chitarre più vendute in Inghilterra. La Eko recupera un po’ di onori alla riapertura degli stabilimenti, nel 1980, ma senza mai tornare agli sfarzi di venti anni prima, e poi negli anni ’90 la produzione si sposta in Cina e Korea. Si potrebbe dedurre che che la qualità e l’originalità della produzione ne abbia risentito, e invece no, una elettrica Eko molto interessante e con una combinazione di pick up originale è considerata il miglior acquisto del 2010 da “The guitar Magazine”, forse il periodico sulla chitarra più importante d’Europa.

Höfner SunburstC’è un’ altra casa produttrice europea che può vantare un primato, Paul Mc Cartney è da sempre associato ad uno strano basso elettrico semiacustico, la cui forma richiama un violino, è il 500/1 meglio conosciuto come “viola bass” della Hofner. La Karl Hofner and co. nasce sul finire dell’800 come piccola ditta di strumenti classici a Schönbach in Germania, dopo essere stata quasi distrutta durante la seconda guerra mondiale, riapre i battenti e si dedica allo strumento elettrico, specializzandosi nel basso e con molta fortuna. Probabilmente nessuno avrebbe mai conosciuto questa piccola fabbrica tedesca se non fosse stato per il bassista dei Beatles. Oggi la Hofner è attiva, ma a parte il solito basso a viola non produce altri strumenti degni di nota.

Spostiamoci un po’ più a nord e ci imbattiamo nella svedese Hangstrom, che nel 1958 inizia a produrre chitarre elettriche e poichè fino a quel momento aveva prodotto fisarmoniche in plastica, ricicla i macchinari e produce chitarre elettriche in plastica, proprio come la Eko. Chiuderà nel 1983 per riaprire recentemente e stando a quello che dicono sul sito utilizza ancora gli stessi macchinari di un tempo. Le Hangstrom non si sono mai viste su palchi importanti, a differenza di Burns, Eko e Hofner, ma durante una recente visita a Stoccolma ho potuto verificare che i negozi ne sono pieni.

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2 Responses to La Risposta Europea

  1. kramer says:

    Aspettavo questa puntata sulla Eko! Una fabbrica resistente.

  2. ale78 says:

    Molto interessante, citerei anche la tedesca Framus, per dovere di cronaca!

    ale

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