Il fado è musica popolare, nata nelle taverne della Mouraria e dell’Alfama, cantato da una leggenda come Maria Severa, prostituta e artista. Sicuramente una musica che sa della pelle dei cittadini di Lisbona, che si attaglia ad essi con una forza tale che è difficile togliersela da dosso, come è difficile per chi è nato fadista non cadere nei desideri del fado. Ma gli artisti del fado hanno la capacità di essere popolari e allo stesso tempo raffinati, e non si tratta di una contraddizione, ma dell’essere stesso di chi nel fado vive.
C’è un musicista, virtuoso della guitarra portuguesa, che è chiamato “professore” e il cui aspetto è assolutamente dottorale, amplificato da quei baffetti svegli che spiccano sul suo volto. Mario Pacheco è il trascinatore del Clube do Fado, in rua Sao Joao a Praça, nel cuore dell’Alfama.
Quando si abbassano le luci e introduce la cantante o il cantante di turno e comincia a pizzicare la sua dodici corde, il sapore di Lisbona esplode nelle volte del locale, così come lo si sente ovunque egli suoni, sia accompagnando la voce, sia in assolo sinuosi e coinvolgenti. La sua bravura, la sua grande signorilità, lo fanno apprezzare sia ai patiti del fado sia ai turisti, che riempiono il suo locale in tutti i periodi. Una istituzione di Lisbona, il Clube, che Mario Pacheco tiene in alto senza dimenticare la tradizione, ma attualizzandola in una contemporaneità sempre più seguita da molti artisti.
Una di loro è Joana Amendoeira che, quando non è in giro per il mondo (è tornata venerdì mattina da una applaudita tournée in Brasile), canta proprio al Clube. Ho avuto la fortuna di sentirla cantare nel Jardim de Inverno del teatro Sao Luiz, nei pressi dello Chiado. Era il 6 ottobre 2009, il decennale della morte di Amalia Rodrigues, c’era lei accanto a Celeste, la sorella della regina, a rappresentare le cantanti della nuova generazione, c’era lei a duettare con la guitarra di Fontes Rocha e il basso di Joel Pina, monumenti dell’epopea amaliana. Lo fece con grande e umiltà e reverenza, senza prosopopea, ma allo stesso tempo dimostrando in ogni momento che la sua anima fadista, scoperta quando era ancora una bambina, è vera ed essenziale. Su Joana ho un altro ricordo: la prima volta che la conobbi, cinque anni precisi prima del 2009, lo stesso giorno: Amalia era morta da cinque anni e anche in quella occasione, all’Auditorium del Museu do fado e da guitarra portuguesa, era stata scelta lei, accanto a Celeste e a Jorge Fernando, per ricordare la sublime e irraggiungibile cantante. Joana offre al pubblico il suo fado classico, ma ama allargare la formazione base con fiati o violoncello.
Nel filmato che vedete, e che è stato registrato nel 2009 alla Fnac del megacentro commerciale Colombo, il violoncello è affidato a un amico e musicista di casa nostra, che vive e opera da anni in Portogallo: Davide Zaccaria. La sua bravura è tale che, a partire da Dulce Pontes, è richiesto dai massimi artisti del paese lusitano.
Un altro maestro della guitarra, e torniamo ai musicisti, è Antonio Chainho. Solista di grande valore, Antonio ama accompagnare anche cantanti che non sono basicamente fadiste, come Teresa Salgueiro, che fadista comunque lo è nel sangue: il concerto che il meritorio festival Sete Sois Sete Luas propose anni fa a Pontedera – con i due accompagnati alla viola da Fernando Alvim – dimostra quanto fado c’è nel cuore di tutti gli artisti portoghesi.
Chiudiamo con l’omaggio a un altro grande interprete della “portuguesa”: Josè Manuel Neto, Zè per tutti. Anche lui merita ascoltarlo per la classe, la personalità, il gusto, la raffinatezza in una parola, che dimostra. Segno ancor più distintivo che il fado, musica popolare ed etnica, non ha nulla da invidiare a generi più colti. Buon ascolto.











