Johnny, June and the beast

By Giancarlo Magnanelli | Musica

Johnny, June and the beastSignor Cash, se venisse investito da un camion e l’autista la lasciasse a crepare sulla strada e lei avesse il tempo di cantare una canzone, una sola, per lasciare un ricordo prima di diventare polvere…una sola canzone per dire al Signore che cosa pensa del tempo che lei ha passato sulla terra… canterebbe una canzone che parla della sua pace interiore e di come vuol gridare al mondo che lei l’ha trovata…oppure canterebbe qualcosa di vero, qualcosa che sente realmente?
Perchè, ascolti bene cosa le dico, è questo che la gente vuole ascoltare, queste sono le canzoni che realmente salvano le persone e non hanno niente a che vedere con la Fede in dio, mio caro Cash, qui si tratta di avere fede in se stessi…

Queste significative ed efficaci parole sono quelle pronunciate da Sam Philips della Sun Records quando Johnny Cash si presenta per un provino assieme a quella che lui stesso definisce la sua band: Luther Perkins e Marshall Grant, braccia strappate per necessità e passione al mondo dei motori e prestate a quello delle 6 corde della chitarra e alle 4 del contrabbasso.

Forse se non ci fosse stato questo incontro Johnny Cash, “the man in black”, l’uomo che vestiva in nero perchè, così dichiarava, non possedeva vestiti di altro colore, avrebbe continuato a cantare gospel e non avrebbe sviluppato il suo personalissimo stile che gli è valso in seguito fama e successo.

Del resto il piccolo JR aveva cominciato in tenerissima età ad ascoltare musica.
Per sua stessa ammissione, rimane ore e ore con l’orecchio incollato a quella scatola di plastica colorata che magicamente inonda di suoni la cameretta che condivide con il fratello maggiore Jack.
Un fratello che adora e di lì a breve rimarrà vittima di un tragico incidente sul lavoro e perderà la vita.
Un episodio importante questo, non solo per la perdita che rappresenta a livello affettivo, ma che si rivela ancor più determinante perché scatena, nella mente e ne l cuore del padre Jay, un risentimento che si placherà soltanto molti anni dopo. Una cieca rabbia verso Dio, colpevole di avergli sottratto, secondo lui, “il figlio sbagliato”, e verso Johnny, colpevole di avere dei limiti, di non essere perfetto, di non essere come il fratello Jack che ha lasciato la sua giovane vita tra i denti di una sega circolare.

Tra questo triste e significativo episodio e l’incontro con Sam Philips della Sun Records ci sono in mezzo all’incirca una dozzina d’anni.
Le lezioni di canto pagate con sacrifico dalla madre di JR, Carrie e il fidanzamento con quella che diventerà sua moglie, Vivian. Poi arrivano gli anni ’50 e la partenza per la Germania come soldato dell’aviazione americana; quindi i primi concerti in Europa con il suo gruppo “The Landsberg Barbarians”.

Poi finalmente il ritorno negli Stati Uniti e il lavoro da piazzista a Memphis, giorno dopo giorno, casa per casa, senza alcuna convinzione, con in testa un unico coloratissimo sogno: quello di incidere un disco e poter entrare nelle case della gente attraverso quella scatola di plastica che chiamano radio e durante la sua infanzia lo aveva portato in volo per mondi lontani e fascinosi.
Questo sogno prende forma, quella circolare, con un grosso buco al centro e odora di spesso e nero vinile. Grazie a Sam Philips della Sun Records il primo singolo e il primo successo si chiama ”Cry cry cry”. Siamo a Memphis, Tennessee, nel 1955.

Il matrimonio con Vivian regalerà negli anni 3 figlie femmine al nostro Johnny, ma non l’amore che aveva sperato di trovare. Anche perché la signora Cash è una donna con i piedi ben piantati a terra e poco incline a seguire il marito nella sua carriera artistica. E ancor meno disposta a condividere uno stile di vita che non ha mai né capito, né mai voluto incoraggiare e tanto meno condividere.
Mentre Vivian resta a casa con il compito di crescere le loro due bambine, Cash gira in lungo e in largo gli States con la sue interminabili tournèes.

Johnny è oramai un cantante di successo e diventa in breve tempo l’idolo delle teen agers americane. E non si fa mancare nulla in questo periodo: né donne, né alcool, né i farmaci.
L’improvviso ed enorme successo scuote la fragilità di Cash che troppo spesso ha bisogno di assumere anfetamine per riuscire a dormire e reggere lo stress dei concerti e di una vita privata dalla quale tenta sempre più di allontanarsi.
Ed è in questo periodo che conosce quello che diventerà l’amore della vita per Johnny Cash.

June Carter è una cantante, attrice e musicista, che si imbatte sulla strada di Cash. proprio il giorno della suo debutto al grande pubblico. In uno scontro fortuito nel back stage, June rimane letteralmente impigliata nelle corde della chitarra di Johnny e i due hanno modo di capire, in un minuto scarso, che sono fatti uno per l’altra. Di fatto June rimarrà da quel momento “impigliata” nella vita di Johnny e i due daranno vita ad un burrascoso rapporto fatto di appassionati duetti sui palcoscenici (e nelle camere d’albergo) di tutta l’America, di proposte di matrimonio ignorate e di delusioni che porteranno all’abuso di alcolici e stupefacenti.

Ma è soltanto il fragile Cash a cadere nel tranello della droga fino a diventarne completamente succube. La pesante conseguenza delle sue azioni è l’arresto per detenzione di anfetamine all’aeroposto di el Paso, di ritorno da un concerto. I federali cercano eroina, ma Johnny nasconde dentro la chitarra solo medicinali importati illegalmente. Johnny finisce in carcere e su tutti i giornali. La sua tournèe viene annullata e June lo abbandona.
Sarà costretto a “rigare diritto” se vorrà riconquistare tutto ciò che gli sta sfuggendo di mano,
se vorrà ottenere l’amore di June, il rispetto di suo padre e il perdono di Dio.

I keep a close watch on this heart of mine
I keep my eyes wide open all the time
I keep the ends out for the tie that binds
Because you´re mine I walk the line
Because you´re mine I walk the line

Dovrà rigare diritto, “walk the line”, se vorrà scacciare “the beast”, come lui stesso la definisce, la bestia che è in lui e che lo accompagna ovunque. La sua parte più scura con la quale è costretto a fronteggiarsi ogni singolo giorno.
Quella che lo accompagna nei pub per un bicchiere di whiskey, fluisce attraverso la sua voce quando canta, che si sdraia accanto a lui quando finalmente entrambi vanno incontro alla tregua rappresentata dal sonno.
Johnny Cash canterà la sua fragilità, ne parlerà nelle sue interviste, non ne farà mai mistero.
Sa che è costretto a convivere con le sue debolezze e cercherà di rendersele amiche piuttosto che combatterle.
Andrà in prigione diverse volte, ma sempre per una notte soltanto. E dopo aver toccato il fondo troverà June Carter ad aiutarlo ed affiancarlo nel duro percorso del “rehab” anche dopo un tentativo di suicidio. A fianco della nuova moglie, la presenza di Dio renderà completo il processo di rinascita e ritorno alla normalità.
Il tanto atteso “sì” di June alle estenuanti richieste di matrimonio di Johnny, arriva durante un concerto in Canada. Cash interrompe il duetto con June per chiederle di sposarlo e lei finalmente cede all’insistita perseveranza di Johnny.

Ed è proprio questo riconoscersi come un debole, come un uomo che ha toccato il fondo, ma ha saputo risalire, che lo porta a cantare nella prigione di San Quentin, a portare la sua solidarietà a chi, come lui, sa cosa significa doversi confrontare ogni giorno con la propria “bestia”.

Potremmo parlare a lungo della vita di Johnny Cash, ma esistono già due autobiografie decisamente esaustive: “A man in Black” e “Cash:the autobiography”.
Gli anni ottanta e quelli a seguire saranno costellati da successi e da periodi artisticamente meno fortunati, ma la presenza di June Carter rimarrà costante e lo accompagnerà fino per sempre. Il 12 Maggio del 2003 la stella di June si spegnerà per continuare a brillare in cielo.
A distanza di pochi mesi, nel novembre dello stesso anno, Johnny Cash si ricongiungerà al suo grande amore.

Beh, a questo punto non so se sono riuscito nel mio intento, ma ho fatto del mio meglio per raccontarvi una parte dell’uomo, più che del cantante o del musicista.
Mi piace anche pensare che chi conosceva Cash semplicemente come un cantante di “country”,
ora può intravedere in questo artista un uomo che ha lottato aspramente per conquistare ciò che voleva ottenere. Un uomo che ha amato profondamente e si è confrontato con le sue debolezze.
Un artista che ha cantato il blues, il rock end roll, il gospel. Che ha avuto il coraggio di re-interpretare “Personal Jesus” dei Depeche Mode, riproporre una sua versione di “One” di Bono e compagni e regalarci una cover di “Hurt” dei Nine Inch Nails.

Mi è davvero difficile non commuovermi durante l’ascolto di questo brano. L’incessante crescendo del pianoforte, unito alla voce di Cash e alla drammaticità del testo contribuiscono a creare un pathos che quasi mi toglie il respiro.

Vi lascio con un piccolo consiglio: se una di queste sere avete intenzione di restarvene a casa e gustarvi un buon film, noleggiate “Walk the line” con un più che convincente Joaquin Phoenix
nei panni di Johnny Cash e la brava Reese Whiterspoon nella parte di June.
Vi assicuro che non ve ne pentirete e scoprirete altri interessanti aspetti sulla storia di Johnny R.Cash che ho cercato di raccontarvi oggi.

La prossima volta Magic Carpet tenterà di raccontarvi la storia di Elliott Smith, americano del Nebraska cresciuto in Texas, non troppo lontano da dove, una quarantina di anni prima, nasceva Johhny Cash.

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