Don GalloStavo ascoltando una intervista a Don Gallo sulla radio del Sole 24 Ore. Si parlava del suo rifiuto a scrivere ancora per Mondadori-Berlusconi. Raccontava – l’uomo per il quale usare il termine santo non sarebbe esagerato – che nello stesso giorno in cui si è dovuto precipitare a pagare una bolletta di 90 euro per evitare che staccassero la luce ad un vecchio indigente sia venuto a sapere che B. si era fatto una legge ad hoc pro Mondadori che gli permetterà di pagare solo il 5% di quanto dovuto al fisco dalla casa editrice sottratta a De Benedetti corrompendo dei giudici. Con la nuova legge, B. pagherà 8,6 milioni di tasse invece di 350. Più di 340 milioni sottratti allo stato e quindi anche allo stato sociale che dovrebbe sostenere gli anziani indigenti.

Essendo giorni in cui si teneva il meeting di Comunione e Liberazione e del suo braccio operativo affaristico denominato Compagnia delle Opere, l’intervistatore ha chiesto al nobile e pio uomo come mai non fosse a Rimini. Questa la risposta, chiara e netta da farmi strabuzzare gli occhi: “In 23 anni mi sono sempre rifiutato di partecipare a quell’incontro perché non ha nulla a che fare con Don Giussani. La Compagnia delle Opere non ha nulla a che fare con la testimonianza di fede.”

Trattandosi di un uomo di fede, oltre che di opere, cristallina, chiedo a chi mi legge di aiutarmi ad interpretarne le parole. Che avrà voluto dire?

Pereira