Che cosa è successo VERAMENTE fra Fini e Berlusconi?Da molti anni coltivo un interesse personale, quello di studiare come la personalità ed eventualmente i problemi e le caratteristiche psicologiche dei leader abbiano influenzato nel suo corso la storia. Se Churchill non fosse stato così inguaribilmente duro e orgoglioso di carattere, l’Inghilterra avrebbe tenuto testa a Hitler? Diversamente quindi il destino dell’Europa sarebbe cambiato?

Per gli stessi motivi studio il caso B. fin dalla nascita di Forza Italia e mi fu presto chiaro che il personaggio aveva indubbie qualità di seduzione ma anche vistosi limiti, tali da rasentare la patologia. Questi risiedevano, e risiedono tuttora, in una allergia al confronto critico con l’Altro sullo stesso piano con una necessità assoluta di essere accettato in tutto senza obiezioni.

Ciò lo ha portato a circondarsi di personaggi senza spessore premiati e privilegiati nelle cariche solo perché privi di carattere e pensiero proprio. Ora, è proprio questa categoria di “collaboratori” che ha portato B. sul baratro. Infatti quando si è alzato lo scontro con Fini, B. ha commissionato un sondaggio interno ai lacchè che per non incorrere nelle ire del capo gli hanno comunicato cifre rassicuranti secondo le quali non più di 10-12 deputati sarebbero andati con Fini, lasciando a B. una maggioranza solida.

Peccato per lui che il risveglio sia stato molto brusco: 33 deputati Pdl hanno scelto Fini, e la Camera è in mano loro con un diritto di veto assoluto visto che la maggioranza si colloca a 316 e il Pdl ora si ferma a soli 308.
Come è possibile che il governo di un paese sia in mano a ad un gruppo di pasticcioni così goffi?
La risposta sta nelle righe precedenti e nelle debolezze del Presidente del Consiglio.
A questo si aggiunga il fatto che – per gli stessi problemi di narcisismo facilmente feribile – B. non accetti l’idea di morire, sia metaforicamente, come parabola politica, che fuor di metafora, cioè di affrontare l’idea che prima o poi la morte (o l’uscita dalla scena politica) capiterà a tutti, vecchio Pereira compreso.

Alla luce di tutto questo, il futuro del paese in un momento di crisi economica che come impatto sulla vita delle persone somiglia più a una guerra, non è certo roseo.
E la prospettiva peggiora ancor più se si considerano gli stessi parametri riguardanti la psicologia dei leader dell’alternativa politica, il centro-sinistra.
Da anni – decenni? – le tattiche di questa parte politica sono decise da un personaggio politico che ha un profilo molto pronunciato da un punto di vista narcisistico: Massimo D’Alema. Anche lui si crede il migliore, l’infallibile, anche lui ha commesso in passato clamorosi errori politici pensandosi più bravo, più furbo degli altri – la famigerata bicamerale salva-Berlusconi fra tutte.
Il più recente pegno pagato dal PD e dalla sinistra alle “visioni” del guru D’Alema è stata la figuraccia rimediata alle primarie pugliesi in cui il nostro fenomeno aveva sentenziato – in tutta la sua tracotanza mal sostenuta da un carnet di insuccessi – che Vendola doveva andare a casa per lasciar posto ad una marionetta del PD.
Tutti sapete come è andata a finire. Pensate che abbia capito la lezione?
Il mio vecchio amico Sigmund scuoterebbe la testa sconsolato.

Pereira