Il passeggio che conduce al molo
Il posto più bello della mia città. Il passeggio che conduce al molo. Il vento fresco viene dal mare, il sole tramonta. Cosa chiedere di più?
Qualche giorno fa, proprio qui, ho incontrato un mio ex compagno di scuola. Un ragazzone, lo chiamavamo “il tosco” , tanti muscoli e dolcezza. Se ne stava al circolo canottieri, a torso nudo, arso dal sole. Appoggiato al muretto del circolo, braccia conserte.

Mi guarda e sospira, e lo sguardo va al cantiere che ha difronte agli occhi. Il cantiere del porto che da un anno sta divorando tutto. Si mangia il tempo, riesce a fermarlo, a congelarlo; tutto è immobile. E così anche “il tosco”, è divorato dentro.

Il suo porto, il suo molo, divorati da un’estrema tristezza. In questa Italia decadente, indecente, la mia città fa il suo gioco, specchio folgorante di un sistema marcio e paludoso come le sabbie sul fondo di questo mare.

La ditta appaltatrice, notizia di questi giorni, se ne va, senza neanche avere cominciato i lavori. Anche “il tosco” se ne va, rema lontano, spalle al cantiere, negli occhi l’orizzonte.