Che cos’è un eroe?
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Caro Nichi Vendola,
Le scrivo con sincera simpatia umana e speranza politica in quanto la considero l’unico nome – a tutt’oggi – spendibile in un futuro prossimo al fine di portare la sinistra e l’Italia fuori dal pantano etico e politico in cui il berlusconismo l’ha trascinata. Inoltre le confesso, con la civetteria dei vecchi, che mi fece molto piacere quando i ragazzi della radio mi dissero che lei seguiva Radio Pereira su Twitter. Come non sentirsi lusingati?
Tutto questo favore però non può esimerci dall’esprimere stupore per le sue parole su Giuliani e cogliere l’occasione da Lei offerta per aggiungere una voce alla nostra rubrica dal titolo “I puntini sulle i”.
Questa puntata si chiamerà quindi: Che cosa è un eroe?
Confesso che il suo accostamento fra gli eroi Falcone e Borsellino e l’eroe Carlo Giuliani mi ha lasciato molto interdetto. Giuliani fu sicuramente una vittima, ma certo non un eroe, a meno che non si voglia stiracchiare la definizione di “eroe” fino al limite in cui il tessuto di cui son fatte le parole e i concetti si venga a sfrangiare pesantemente.
Leggo su Wiki: “L’eroe, nell’era moderna, è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.”
Ecco, a casa mia è facile vedere la differenza senza tanti giri di parole. Bastano le foto di Carlo che brandisce l’estintore a volto incappucciato. Per evitare equivoci su quel drammatico episodio aggiungerò che a mio parere non è ammissibile che un tutore dell’ordine chiuso al riparo di una camionetta usi un’arma da fuoco in quella circostanza per “legittima difesa”. Nel caso la difesa fu totalmente sproporzionata e non legittima. Anche questi sono “puntini sulle i”. Ma lasciamo in pace gli eroi.
Confidando in un suo prossimo recupero sull’argomento, possibilmente meno “abborracciato” di quello letto sul Corriere della Sera, Le perdoneremo in ogni caso l’infortunio, continuando a fare il tifo per la sua visione dell’Italia futura.
Pereira


Anche se in un certo senso Giuliani si potrebbe dire che difendeva (con la forza, che nn è il mio ideale) il Bene Comune, protestando contro il G8 delle banche e delle potenze capitaliste che tengono in ostaggio il mondo, e contro l’idea consumistica di queste… O no..?
Vendola è un comunicatore, non parla a caso, proprio come non parla a caso Berlusconi. Se ha messo Giuliani tra gli eroi un motivo ci sarà. Vendola in questo momento deve parlare a tante persone, le deve raggiungere e colpire. Giuliani per un certo tipo di sinistra, forse non sarà un eroe, ma un simbolo si. E così ecco che Giuliani finisce nella lista insieme a Borsellino e Falcone. Questo sarà il problema di Vendola, cercare di parlare e convincere una sinistra che è troppo spaccata al suo interno. Io penso che non ci riuscirà. Se pensiamo di poter contrastare la destra con lui, credo si stia commettendo un grave errore politico. Non è Vendola il candidato giusto.
io penso che durante il g8 /g20 etc(giuliani a parte) i buoni e i cattivi si incontrano prima e poi vanno a giocare in strada insieme faccendo appunto il gioco dei buoni e dei cattivi. ci sono delle foto sul web che ritraggono le scarpe dei black bloch e delle forze dell ordine, sono le stesse. tutti con le stesse scarpe. il gioco è semplice ci si gioava anche da bambini. si chiama il gioco dei buoni e cattivi, poi tutti a fare la merenda.
E chi ci sarebbe a sinistra di adatto? Vendola ha già dimostrato di essere un vincente, ed un vincente che porta avanti concetti giusti, non le finte ridicole promesse di Berlusconi. Vogliamo aspettare che si reincarni il CHE per avere l’uomo nuovo, mentre Berlusconi e la sua cricca si mangiano i nostri soldi e soprattutto i nostri diritti?
Sveglia!!!
Ma sai “sveglia” non dovresti dirlo a me, o agli elettori che la possono pensare con me, io Vendola comunque lo voterei e tanto per capirci, gode della mia stima, per quel che vale! In questo momento a sinistra non c’è nessuno in effetti in grado di essere un candidato vincente, il centro destra terrà banco per i prossimi dieci anni. Piuttosto è incredibile, per non dire altro, che il pd non riesca a trovare un “giovane” presentabile. Tra l’altro vendola per vincere non dovrà solo unire la sinistra politica (compito arduo) e gli elettori di sinistra ma pure gli indecisi e anche qualche elettore di centro destra. Troppo anche per nichi!! P.S. forse non sarebbe necessario un intervento divino del Che, visto che il buon Prodi ci è già riuscito due volte!! Voglio dire che non sarebbe un compito così arduo battere Berlusconi, se avessimo un centro sinistra decente.
Caro Gianni, Prodi è un appartenente alla casta dei banchieri come Berlusconi, non hai idea di quante connessioni occulte ci sono tra i 2. Quindi non penso fosse un miracolo la sua vittoria. Non penso siano questi personaggi a salvare l’Italia dalla deriva sociale che avanza. Per il resto sono d’accordo, e comunque visto che il centro sinistra non ha nessuno di presentabile, dovrebbe farsi da parte volentieri, e invece sono tutti a dare contro al povero Vendola che è l’unica novità seria del mondo politico da anni!
Vendola per la sinistra,sempre piu’ divisa e frammentata, puo’ essere un buon capitano o al massimo un buon colonnello. ma nn potra’ essera mai un buon primo ministro. non ne ha la caratura. A parte ke anke lui in puglia insieme alla sua giunta è finito nella bufera giudiziaria tra scandali piu’ o meno gravi… nn puo’ fare la morale a nessuno. Kekkè se ne dica tra un problema e l’altro solo il centro destra sa tenere le redini del paese. E Berlusconi anke se ha volte eccede nei toni, è l’unico vero leader e gli italiani lo hanno capito bene. Giustamente.
Come Andreotti era un vero leader della DC e dell’Italia, peccato le cattive frequentazioni di entrambi con la mafia…
@giuseppe corraducci
dici: “Vendola (…) puo’ essere un buon capitano o al massimo un buon colonnello. ma nn potra’ essera mai un buon primo ministro.”
Se consideriamo che l’Italia è andata avanti per quindici anni con uno con il senso dello Stato e dell’etica di B. mi accontento non di un colonnello, ma di un appuntato. Onesto, solerte, capace, che guardi al bene di tutti invece che al proprio e a quello della cricca.
Leader si o leader no ?
Ormai ho raggiunto la conclusione che un leader o una classe dirigente possano cambiare una deriva, come quella che sta attraversando il ns paese, solo se siano espressi da una maggioranza critica di cittadini naturalmente ed ineluttabilmente disposta al cambiamento.
Ovvero, il che è la stessa cosa, una maggioranza critica di cittadini che trae vantaggio da una deriva e quindi la alimenta , non può che esprimere una classe dirigente e dei leader corrotti.
leggo che andrea marzi ripropone la tesi di “bene di tutti” (“mi accontento non di un colonnello, ma di un appuntato [...] che guardi al bene di tutti”), altro appellativo del mitico (e fantomatico?) “bene comune”, concetto su cui si sono fondate addirittura liste elettorali.
siccome ho molto rispetto per le cose che marzi scrive, mi piacerebbe che dedicasse due minuti del suo tempo per spiegare – possibilmente con esempi concreti e comprensibili da tutti (o giù di lì) – cosa si intende per “bene di tutti”.
per capirci, lascio alcune tracce sparse: la fiat che sposta la produzione in serbia; la crisi finanziaria e il taglio degli stipendi di tutti i lavoratori pubblici; l’annoso problema dell’evasione fiscale, ecc. ecc.
dove sta il “bene di tutti” in queste – ed altre – vicende?
@Mirko
Negli spunti che citi, difficile trovare il bene comune, essendo questioni abbastanza scontate di perdita di diritti…Comunque bentornato
PS:hai mai dato un’occhiata, o ascoltato, alla rubrica di Everardo Dalla Borsa, sempre qui su Radio Pereira? Sarebbe interessante se avessi voglia di commentare qualcosa anche lì…
@ mirkofabbri
Intanto grazie per il rispetto e per la considerazione, ma mentre il primo è dovuto (fra persone civili) mi sembra che la seconda sia un po’ esagerata, non sono mica un amministratore eletto… comunque se vuoi sapere come la penso:
fiat.
è evidente che marchionne stia tirando acqua al suo mulino ricattando i lavoratori italiani con i minori diritti di altri lavoratori più disperati e con meno diritti
crisi economica.
non ho capito che problema poni in un argomento così complesso
evasione fiscale.
pagare tutti pagare meno. Se volevi una definizione di cosa intendo per “bene comune” eccola servita. Si traduce: giustizia. Una chimera? un’illusione per idealisti?
ognuno decide per sè
grazie ancora per la stima che ricambio
erano solo 3 esempi a caso, neanche troppo pensati. di questi, solo per il terzo viene prospettata una “soluzione” che ricorda il “lavorare tutti, lavorare meno” che solo qualche anno fa andava molto. credo comunque che “pagare tutti, pagare meno” sia, per quanto mi riguarda, una soluzione non buona, ma OTTIMA…. ma rappresenta il “bene di tutti”??? rappresenta il bene di quei milioni di evasori fiscali che tutti sappiamo annidarsi tra i piccoli lavoratori autonomi che tutti abbiamo come parenti e amici, oltre che tra le grandi aziende? non credo.
rimaniamo su questo esempio: ammettiamo che un giorno qualcuno riuscirà a dare corpo a queste “chimere” o “illusioni di idealisti”, credi davvero che questo sarà accettato da “tutti” come una cosa buona e giusta??? come un “bene comune”??? ma quando mai…
il bene comune non esiste. esistono i rapporti di forza e, ca**o se esistono, esistono le classi sociali!
con immutata stima.
Va bene ma cosa vuoi dire in fondo? Viviamo in un mondo ingiusto. Semplice, banale, ma è così. E’ chiaro che il bene comune non esiste. E’ sempre stato così, nei secoli dei secoli. Non esiste nazione al mondo dove le cose vanno come dovrebbero andare, ingiustizie e poteri forti a decidere le sorti di tutti. Ciò però non toglie che un singolo piccolo cittadino possa augurarsi che il politico che lo governerà sia un uomo che pensi più all’interesse della collettività che ai propri. Bene comune, agire per il bene della collettività, credo sia alla base di tutto. E’ il minimo che un cittadino possa e debba pretendere, che si agisca per il bene della collettività. Detto questo, te lo dico dal profondo, questo mondo è una merda. Scusate ma voi come vi regolate con questo fardello? Facciamo outing! Perchè io ci sto davvero male. Mi dite dove sta la soluzione per vivere decentemente in pace con noi stessi? Ma voi come fate?
Bene Comune
Concordo in parte con Mirko Fabbri.
Il “bene comune” non è minimamente ricercato nella società moderna ,specialmente nel sistema consumo-mediatico-capitalista che si fonda sulla competizione e sviluppa il senso della gerarchia e quindi il concetto di leader .
Però ci sono anche degli Stati dove esistono modelli politico sociali pervasi da una minor opulenza, per non dire proprio poveri, dove il senso del “bene comune” si sta sviluppando sempre più.
E’ una questione di DNA che lentamente trasmuta.
E la questione è lunga perché il DNA inizialmente è stato scoperto come singola elica…poi le eliche son diventate 2 e ora se ne cerca una terza!
Io invece concordo più con la visione di Gianni,
comunque secondo me ‘sta storia della definizione di “bene comune” comincia a sembrare un po’ di lana caprina e non è neanche tanto complicata.
Bene comune = giustizia.
Non è difficile da capire, è difficile da realizzare.
A Mirko dico che è chiaro che gli evasori hanno interesse – se bestie inconsapevoli e prive di coscienza civile – a non pagare le tasse per avere più “roba”, ma chi ha mai detto che l’interesse personale debba misurare il bene comune? Cioè, non importa se è accettato da tutti, quello è il plebiscito, non la democrazia, c’è un po’ di differenza…
E’ chiaro che la giustizia, anche quella sociale, potrebbe non piacere ai privilegiati, e allora? Infatti io ce l’ho molto di più con i redditi bassi (operai del nord e gente in mano alla mafia al sud) che hanno votato berlusconi che con i ricchi che votandolo hanno fatto una cosa molto ovvia.
Comunque mi dicono alcuni imprenditori che le agenzie delle entrate su imbeccata di tremonti stanno cominciando a fare sul serio con gli accertamenti fiscali. Vedremo se sarà vero.
@ mirkofabbri
guardando il tg di oggi matura in me un’altra definizione, semplice e chiara di “bene comune”: gli interessi privati sono legittimi ma nettamente diversi e distinti da quelli pubblici.
p.s.
la Omsa di Faenza chiude, 350 lavoratrici a casa. Come marchionne, si va in Serbia.
Proposta perché non lanciare un boicottaggio della Golden Lady-Omsa e dei modelli di Fiat non prodotti in Italia?
@ AMarzi
A mio parere la questione dell’ equità fiscale va vista con un criterio più relativistico, ovvero:
è il contribuente che evade o è il legislatore che crea i presupposti perché si evada ?
Si dice che l’evasione fiscale rappresenti circa il 20% del PIL cioè circa 160 miliardi di euro all’anno
( quasi 8 volte l’ultima manovra di Tremonti).
Non so se sia vero, ma è importante capire piuttosto chi siano gli evasori.
Almeno per il 60 % le varie mafie che gestiscono i profitti, tutti al nero, della droga e della prostituzione !
Perché lo Stato non fa nulla per recuperare questa evasione?
Basterebbe vendere le droghe in farmacia (come le sigarette nei tabacchi) e riaprire le case chiuse, per intercettare gran parte di quel tipo di affare , ma la morale cattolica imperante in Italia impedisce misure di questo tipo.
Il restante 40% va diviso tra extra comunitari che lavorano al nero,quasi tutte le piccole aziende che
se dovessero pagare le tasse totalmente chiuderebbero e le grandi aziende tipo FIAT che , pagando i grandi consulenti con cui si accordano, trasferiscono all’estero legalmente grandi capitali.
Infine i commercianti e i professionisti, che sono spinti a evadere in ragione di come è strutturata in Italia l’imposta IVA, la quale viene applicata alta e scaricata totalmente sull’utilizzatore finale, il comune cittadino, che non può scaricarla a sua volta dal proprio reddito lordo.
Dunque, sia nel caso del 60% evaso dalle mafie, che nel caso del 40% evaso da vari altri soggetti, emerge chiaramente che esiste un vuoto normativo che non fa funzionare bene l’equità fiscale anzi crea esso stesso l’evasione.
Wilfredo Pareto asseriva che il fisco è giusto quando il contribuente non si accorge della sua presenza e non mi sembra proprio che questo sia il ns caso! Quando ero giovane, la pressione media fiscale in Italia era il 25% …ora è oltre il 45% !
Personalmente non mi dispiace troppo l’evasione di una piccola impresa o di un piccolo studio professionale che evade e quindi crea i presupposti per mantenere qualche dipendente in più!
Questo fatto è stato citato da DeBenedetti in una sua pubblicazione dove spiegava che quasi tutto il modello di PMI veneto ( quindi tanto lavoro per il ceto medio basso) è stato creato proprio dall’evasione fiscale.
Dunque non esistono a priori i buoni e i cattivi, ma è lo Stato del consumo-capitalismo-mediatico che non sa gestire un fisco equo. Ciò equivale a dire che lo Stato non pratica i criteri del” bene comune” , il quale, in questa congerie che ho descritto, finisce veramente per diventare una chimera.
questo ultimo commento dimostra quanto sia reale il problema di riuscire a definire il concetto di bene comune… altro che lana caprina!
Ma veramente in questo periodo storico, con quello che accade in Italia, voi adesso vi mettete a discutere di bene comune? Ma quanto siete fighetti? Quando non siete in grado di incidere una virgola sulla vita politica della vostra città.
oh, fighetto per me è nuova… politicamente parlando me ne avevano affibbiate diverse di definizioni, ma fighetto è la prima volta. figo!
in ogni caso, signor gianni, io non conosco bene le regole di questo sito e non vorrei sbagliarmi, ma credo che se a te non va di parlarne, tu possa farne anche a meno.
@ Gianni
Personalmente sono fiero di non incidere politicamente su questa città e su questa società anzi di essere considerato un cane sciolto e pure arrabbiato..altro che fighetto!
Comunque.. quelli che la governano ci riescono?
E’ dagli anni 80′ ad esempio che l’evasione fiscale viene reputata il 20% del PIL !
Perchè nessuno è riuscito a portarla al 5% ?
Quanti fiumi di parole sono stati spesi in materia ?
Dunque?
Qui a trenta metri da me, forse trentacinque lavorano, tra gli altri, 11 ragazzi, stranieri per lo più. Stanno alla linea, imballano roba tutto il giorno. 4.50 all’ora e se devono andare al bagno devono chiedere il permesso e se qualcuno può dargli il cambio ci vanno altrimenti se la possono pure fare sotto. Qui da noi qualcuno ridendo dice che lavorano con il catetere attaccato. Sarei curioso di alzarmi e andargli a chiedere, scusate ragazzi che cosa è per voi il bene comune? Lo farei ma forse non avrebbero il tempo di rispondermi oppure rischierei di finire imballato dentro una scatola di cartone. Cerchiamo di capirci. A volte si corre il rischio di essere un po’ troppo teorici e si rischia di perdere il contatto con la realtà, che è sporca e puzzolente. E non mi riferisco al discorso sull’evasione fiscale ci mancherebbe. Per quanto riguarda il termine fighetto, non volevo offendere nessuno e mi scuso nel caso, solo che mentre lo stavo scrivendo ho guardato in direzione di quegli undici ragazzi e ho come pensato che me lo avessero suggerito loro.
Sono molto d’accordo con gianni quando avverte il rischio che troppa teoria faccia male, ma molto-molto d’accordo…
Esistono infatti due modi – che possono trasformarsi anche in due fasi – di affrontare i problemi, ogni tipo di problema.
La prima fase è teorica: si studia la faccenda a lungo, si assumono informazioni, tante informazioni, anche le più nascoste, le più difficili da trovare, tanto che alla fine ci si convince quasi di avere la certezza di sapere come stanno le cose e come fare per aggiustarle. Anzi, nella nostra testa, quelle cose le abbiamo “già” aggiustate. È una fase bellissima, piena di appagamento, dove siamo soli con noi stessi o al massimo in compagnia di qualche buon amico; la continua scoperta di informazioni e notizie ci regala ogni giorno qualche nuova soddisfazione e rafforza in noi la convinzione che davvero ci siamo, che abbiamo sul serio scoperto come funzionano le cose e come si possono raddrizzare. Tutto torna, non ci sono crepe nella costruzione, è la quadratura del cerchio!
Poi c’è il piano pratico: è la fase in cui si presentano alla “comunità” le nostre estenuanti, ma al tempo stesso appaganti, ricerche. Qui cominciano i primi inghippi: se siamo persone intelligenti, disposte ad ascoltare gli altri, ci accorgiamo che cominciano ad emergere le prime crepe. Per qualche accidente possiamo addirittura venire a contatto anche con le persone che nei nostri impeccabili ragionamenti teorici avevamo identificato tout court con il male assoluto, e clamorosamente, se siamo persone intelligenti e disposte perfino a rivedere le proprie convinzioni in ogni momento e non dei fanatici più affezionati alle proprie creazioni mentali che non alla realtà – allE realtà – delle cose, prendendo contatto con l’effettivo svolgersi delle cose, valutando da vicino e con più informazioni, sentendo insomma più campane, succede che possiamo addirittura cominciare a mettere in discussione ciò che nella prima fase avevamo dato per acquisito. Può succedere anche che il Grande Teorico che aveva formulato – internamente s’intende – la soluzione per salvare persone che secondo lui erano da salvare, che secondo lui se solo avessero saputo alcune cose si sarebbero ribellati di sicuro, che secondo lui, in definitiva, erano dei poveri coglioni da erudire, quando le incontra, queste persone, si piglia delle gran paure, scopre che spesso questi le cose le sanno ma gli stanno bene così, che non ne vogliono sapere di Grandi Teorici del ca**o, ecc.
Beh, io conosco persone davvero strabilianti nell’affrontare i problemi nel primo modo, quello teorico, e purtroppo devo riconoscere che spesso, molto spesso, quasi sempre, sono persone che poi trovano enormi difficoltà nel passare alla seconda fase. Non solo: spesso queste persone che covano la convinzione assoluta di aver trovato senza mezzi termini il rimedio per aggiustare il mondo intero, fanno fatica persino a portare avanti la loro vita, le loro relazioni, le piccole beghe quotidiane. Hanno difficoltà ad affondare le proprie mani e la propria testa, così piena di assolute convinzioni, nella melma della quotidianità, della complicatezza della pratica, dell’ambiguità delle persone, ecc. E così finisce che molti di questi eccezionali “teorici” non trasformano (più) in fasi i due modi di ragionare: preso atto della enorme difficoltà della seconda fase e della estrema complicatezza delle cose pratiche, si fermano al piano teorico rinunciando del tutto al confronto con gli altri per chiudersi in sé stessi in confortevole compagnia delle loro assolute verità. E’ a questo punto che cominciano a lamentarsi di tutto, ma proprio tutto-tutto, dalla sorte di esotici pinguini dall’altra parte del mondo, all’asfalto sotto casa, dai servizi scolastici ed educativi alla gara ciclistica della domenica, dall’altezza dell’erba rasata nel parco pubblico al colore con cui viene ridipinta la stazione, dall’azione internazionale di governo al palio di cavalli in città… un lamento continuo ed estenuante!
Beninteso esiste anche un’altra categoria di persone, non certo scarna, che comprende coloro che invece si buttano nella bagarre senza prima aver nemmeno ben capito di cosa si sta parlando, senza aver assunto particolari informazioni, senza aver “perso tempo” nella teoria; a queste persone piace la pratica, piace il fare. Potremmo definirli dei “praticoni” che sanno poco o niente, ma non di rado sanno farlo meglio degli altri (dei teorici). A volte queste persone aderiscono alle dilaganti teorie del complotto; mai e poi mai si sognerebbero di verificare anche una sola delle notizie che stanno alla base di queste teorie, piuttosto preferiscono individuare un teorico di riferimento al quale si aggrappano con tutte le loro forze, diventandone spesso dei veri e propri scudieri.
Sono stato un teorico per lungo tempo ed ho frequentato teorici di ogni tipo. Il nostro problema più grande è sempre stato quello di formulare il rimedio universale, che potesse salvare il mondo intero facendo il “bene di tutti”, compresi i “praticoni”. Come se il mondo fosse roba nostra.
Sto provando a disintossicarmi…
P.s. grazie a gianni che parlando di eccesso di teoria ha innescato questa mia riflessione che spero gli renda chiaro quanto anch’io soffro tali atteggiamenti
@ Gianni e MFabbri
Uno degli scopi principali di un blog come Radio Pereira è quello di trasmettersi reciprocamente esperienze ed anche sensazioni e queste ultime non è detto che siano subito canalizzate in un atteggiamento giusto , la sensazione è un pensiero velocissimo quasi quanto la velocità della luce!
Il problema dello sfruttamento del lavoro giovanile è tipico del consumo-capitalismo e per combatterlo bisogna per prima cosa percepirlo chiaramente, quindi un pò di teoria ci vuole … datemi pure del fighetto ché non me ne frega nulla!
Bene , la teoria è questa :
lo Stato spende in Italia 900 miliardi di euro all’anno,
una esagerazione che alimenta costantemente il deficit pubblico. Per garantire ai giovani un salario minimo di disoccupazione, presente ad esempio in Australia (lo chiamano dole) ,diciamo di 500 euro al mese, basterebbe spenderne 6 all’anno !
Non solo, ma, come ho detto in un altro report, la Banca d’Italia stima in circa 60 miliardi annui la corruzione nel ns paese e lo Stato non riesce a spenderne 6 (1/10) per garantire il dole ai ns giovani.
Ciò che ho detto non è conosciuto e percepito se non da una ristretta minoranza di cittadini informati.
E’ chiaro che , se in Italia ci fosse questa forma di sussidio per i giovani, il problema del loro sfruttamento nel lavoro sarebbe di fatto scongiurato .
Ciò che ho detto testiminia ulteriormente lo stato di declino del ns paese.
Ora cosa si può fare di più se non, per prima cosa, informare ?
A mio parere i giovani dovrebbero conoscere queste cose e pretendere a forza sussidi di questo tipo!
Guevara diceva: un popolo ignorante è pronto per essere schiavizzato ed aveva chiaramente ragione.
Il problema ora è capire perchè i giovani della società consumo-capitalista sono così poco informati e rassegnati.
Credo che sia un fatto di assuefazione.
Questa società apparentemente ti offre di tutto, ma ti nasconde la verità e quando si è giovani non si pensa per nulla ad indagare modelli e sistemi autonomamente.
Generalmente questa fase viene affrontata, da chi se ne accorge, quando la fregatura è stata già presa.
A me almeno fa questo effetto.
Sono stato qualche giorno fuori e ritrovo un dibattito lunghissimo e pregno! Vorrei commentare qualcosa, a partire dalla fine: Gaio sei sicuro che non sia come dice Mirko? Comincio ad avere dubbi che sia la non conoscenza di certe cose a rendere immobili le masse. Cioè, c’è chi la teoria la viene a sapere, ma se ne frega, la accetta così, gli sta bene o comunque ci si rassegna da subito. Anche io pensavo: ma se i miei coetanei (36 anni) sanno che avranno una pensione da fame, che ci ridurranno i coefficienti pensionistici al 40% o peggio (prenderemo 400-500 euro al mese, noi maggioranza che abbiamo uno stipendio da poco più di mille euro!) e che non ci camperemo assolutamente. Se sapessero che forse non prenderemo neanche i nostri TFR, o che potrebbe facilmente succedere da un giorno all’altro di perdere le tredicesime (io la 14ma non ce l’ho…) come in Grecia, bè pensavo, i miei coetanei sapendo tutto ciò cominceranno a preoccuparsi e ad incazzarsi come vipere: ma dove? Qui non si incazza più nessuno, se non con l’asfalto sotto casa o coi pinguini, o forse anche con la legge bavaglio, ma l’incazzatura rimane nelle teste e nelle pagine FB.
E’ questo il dramma.
Poi che il bene comune non possa essere piacere comune è ovvio. Che debba essere una capacità delle persone di capire cosa fa male alla comunità e cosa bene, è altrettanto ovvio.
E allora veniamo sempre al problema della cultura. Perchè uno come fa a capire cosa è questo tipo di bene comune?
Come fa a sapere che comprare tutto e di più, coi relativi costi socio-ambientali, è un atto contro il mondo?
Di sicuro un pò l’Italia democristiana fino al midollo non ci ha aiutato, con i suoi ridicoli veti cattolici (mai posti dove avrebbero un senso: pensate bello se un peccato mortale fosse stato non sporcare la propria virtù, ma il mondo!) e il suo tabù per tutto ciò che è davvero di sinistra.
In Sudamerica abbiamo tuttora gli esempi più belli e veri di applicare il concetto di bene comune davvero.
Penso agli esproprio e alle divisioni più eque, alle socializzazioni e nazionalizzazioni di Salvador Allende prima, Morales adesso.
Non ho una conclusione finale per questo discorso però, scusate.
C’è poi anche un’altra categoria di persone: quella dei ricattati. Anche io non credo fino in fondo che sia la non conoscenza a caratterizzare questo periodo di torpore psichico, di totale mancanza di contestazione, soprattutto da parte dei giovani. Oggi ce ne vuole di coraggio per dire che non ci sono mezzi per informarsi adeguatamente, probabilmente ai ragazzi ma anche agli adulti non interessa, si sono, forse ci siamo, rimbecilliti. Però ci sono anche i ricattati. Quegli operai che non sono tutelati, che hanno due femmine, oppure due maschi e una femmina, che sono ricattati da un capofabbrica figlio di puttana, che gioca con i signorsi e con i contratti a tempo determinato e con un padrone da 4000 dipendenti che non riesce nemmeno più a vederli come esseri umani ma appunto come dipendenti, da lui. E allora chi “travaglia” in questo modo cosa dovrebbe fare? Manda giù, pensa che la vita faccia schifo, e tira avanti, diventa ogni giorno più mansueto, calmo, certo una calma apparente, molto triste. Guardate io non sono un operaio, me ne sto tutto il giorno dietro un computer, ma qui si vive tutti insieme, otto ore al giorno, cinque giorni a settimana, compresi gli straordinari, pagati male e in nero.
@AZucchi
Mah.. l’impressione è che i giovani non siano informati.. anzi parlavo di assuefazione.
La tua generazione forse, un pò meno giovane, è senz’altro più informata ma non si muove facendo pressione sulla sinistra.
Queste istanze dovevano essere captate proprio dalla sinistra (a partire dal PD naturalmente), che invece a mio parere si è imbarbarita per seguire il modello ibrido pubblico-privato.
E’ mancato cioè il contributo dei partiti della sinistra a far percepire questi temi a tutti i cittadini a partire dai giovani.
In questo dibattito si è parlato di cosa è il bene comune.
I giovani non lo sono forse?
Chi va avanti dopo di noi se non loro? Dovrebbe essere un interesse di tutti non sfruttarli…invece!
La prova che la sinistra ha fallito la trovi sulla erosione di consensi che le provocano la Lega e l’IDV.
Il PD poi ha recuperato erodendo quasi totalmente la sinistra radicale ! Incredibile!
Purtroppo è così, Gaio. La sinistra moderata è entrata nel gioco della destra, delle connessioni affaristiche. La sinistra più vera, si è lasciata morire chiudendosi in se stessa, o spaccandosi un pò alla volta. E nessuno porta più le istanze di questa parte, che contiene al suo interno gli oppressi di cui parla Gianni. La chiesa è morta ancor prima, e allora chi ci rimane? Forse Vendola…
Noi stessi dobbiamo comunque riprendere il pallino!
Segnalo l’articolo su Repubblica (cartaceo) di oggi “Se il mondo perde il senso del bene comune” di Stefano Rodotà _ tra le varie cose… “Così i beni comuni ci parlano dell’irriducibilità del mondo alla logica del mercato, indicano un limite, illuminano un aspetto nuovo della sostenibilità:che non è solo quella imposta dai rischi del consumo scriteriato dei beni naturali, ma pure quella legata alla necessità di contrastare la sottrazione alle persone delle opportunità offerte dall’innovazione scientifica e tecnologica.. Se tutto deve rispondere esclusivamente alla razionalità economica, l’effetto ben può essere quello di un ‘erosione delle basi morali della società.” “Nell’ottobre del 1847, quattro mesi prima della pubblicazione del Manifesto dei comunisti, Alexis de Tocqueville gettava uno sguardo presago sul futuro e scriveva: ” Ben presto la lotta politica si svolgerà tra coloro che possiedono e coloro che non possiedono: il grande campo di battaglia sarà la proprietà.”
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