Nichi Vendola: DiversoCaro Nichi Vendola,
Le scrivo con sincera simpatia umana e speranza politica in quanto la considero l’unico nome – a tutt’oggi – spendibile in un futuro prossimo al fine di portare la sinistra e l’Italia fuori dal pantano etico e politico in cui il berlusconismo l’ha trascinata. Inoltre le confesso, con la civetteria dei vecchi, che mi fece molto piacere quando i ragazzi della radio mi dissero che lei seguiva Radio Pereira su Twitter. Come non sentirsi lusingati?

Tutto questo favore però non può esimerci dall’esprimere stupore per le sue parole su Giuliani e cogliere l’occasione da Lei offerta per aggiungere una voce alla nostra rubrica dal titolo “I puntini sulle i”.

Questa puntata si chiamerà quindi: Che cosa è un eroe?
Confesso che il suo accostamento fra gli eroi Falcone e Borsellino e l’eroe Carlo Giuliani mi ha lasciato molto interdetto. Giuliani fu sicuramente una vittima, ma certo non un eroe, a meno che non si voglia stiracchiare la definizione di “eroe” fino al limite in cui il tessuto di cui son fatte le parole e i concetti si venga a sfrangiare pesantemente.

Leggo su Wiki: “L’eroe, nell’era moderna, è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.”

Ecco, a casa mia è facile vedere la differenza senza tanti giri di parole. Bastano le foto di Carlo che brandisce l’estintore a volto incappucciato. Per evitare equivoci su quel drammatico episodio aggiungerò che a mio parere non è ammissibile che un tutore dell’ordine chiuso al riparo di una camionetta usi un’arma da fuoco in quella circostanza per “legittima difesa”. Nel caso la difesa fu totalmente sproporzionata e non legittima. Anche questi sono “puntini sulle i”. Ma lasciamo in pace gli eroi.

Confidando in un suo prossimo recupero sull’argomento, possibilmente meno “abborracciato” di quello letto sul Corriere della Sera, Le perdoneremo in ogni caso l’infortunio, continuando a fare il tifo per la sua visione dell’Italia futura.

Pereira