Cartoline da(l) Mundo – Presentazione

Pubblicato il 17 luglio 2010 | da Pereira | Viaggi

Cartoline dal mundoE’ stato in giro per l’America Latina per mesi a collaborare con ong, a insegnare a leggere e scrivere a bimbi che probabilmente
non avrebbero mai visto un maestro nella loro infanzia e altre cose del genere. Ha rinunciato all’ultimo momento ad un lavoro come steward ai controversi mondiali del Sud Africa (vedi mondiali al contrario). Insomma, nel suo genere, non si è fatto mancare niente.
Da oggi Mundo realizzerà una nuova rubrica per Radio Pereira, “Cartoline da(l) Mundo”.

A me, Mundo – 25 anni equamente divisi fra saggezza e spirito d’avventura – fa pensare ai ricercatori universitari in fuga dall’Italia, mi sembra che come loro sia stato costretto a scappare non solo dalla curiosità, ma dal fatto che l’Italia piccola, introflessa e genuflessa di oggi non ha nulla da offrire ai giovani dotati.
Prima o poi questo paese dovrà mettersi allo specchio e sputarsi in faccia per la cronica incapacità di usare le proprie risorse migliori.

Pereira

Cartoline da(l) Mundo
Ho deciso, mi licenzio. Voglio tornare a non pensare troppo a come dire ciò che penso.
E poi la barba incolta a me è sempre piaciuta.
Parlerò con vecchi, sfiderò gente a non ridere di me ed abbraccerò cuoche obese con ancora in mano mestoli sgocciolanti.
Io non sono un fotografo ma proverò a premere un tasto se la situazione mi sembrerà opportuna.
Non mancherò, quindi , mi vedrete e leggerete. Manderò tutto al vecchio.
Potranno passare settimane prima di incontrare un internet point ma non mi scorderò di spedirvi cartoline.
Uno zaino per due anni, canottiera sotto le mutande e si parte.

Cartoline da(l) Mundo di Mauro Alan Panunzi.

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A proposito dell'autore

Della prima parte della mia vita, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. Vedi anche questo post

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