Alla faccia della ripresa: te la do io l’America…
TweetParte 2
Gentili lettori, ben trovati alla quarta puntata, ultima di questa prima serie dal titolo: “Alla Faccia della Ripresa”. Come si deduce dal titolo, l’intento era quello di mostrarvi come, nonostante le notizie di segno contrario che spesso arrivano dall’establishment, la crisi epocale che ha colpito il mondo sia tutt’altro che risolta. Dopo aver parlato, nelle prime due parti, della crisi osservata in Italia, ci siamo avvicinati al resto del mondo, ed in particolare agli Stati Uniti. Da qui riprendiamo, e come nella scorsa puntata cominciamo con alcune curiosità, tanto per colorare un pò i dati che proporremo in seguito.
Forse qualcuno si è accorto, per esempio, che la California, uno degli Stati USA più ricchi, è arrivata vicina al fallimento? Da Luglio 2009 ha iniziato a pagare i fornitori con quelli che lì chiamano IOU? Cosa sono? Significano “I owe you”, “io ti devo”, e sono una sorta di cambiale, o meglio di pagherò, per cui si rilascia un pezzo di carta indicante il debitore e la cifra da rimborsare, ma non la scadenza, che può essere ritardata fino a che verrà reperito il denaro, in questo caso dallo stato del governatore protagonista di Terminator! Questa notizia, che doveva suonare come un bel campanello d’allarme, è stata fatta passare quasi inosservata, ma è un segno inquietante di un’epoca che finisce. Dal “California Dreaming” al “Kalifornia Nightmare”!
Vogliamo vedere qualche altro segnale, davvero poco rassicurante? La Boeing, la ditta produttrice di aerei, che vanta 165 mila dipendenti, o anche le tre big dell’auto statunitensi – GM, Ford e Chrysler – hanno rallentato e ridotto i pagamenti ai fondi pensione. E la Random House, maggior gruppo editoriale d’America, ha sospeso il pagamento dei contributi al fondo dichiarando che la pensione diminuirà e che chi entrerà ora nel mercato del lavoro non avrà nessuna copertura previdenziale.
A parte questi big, sono più di 300 le aziende statunitensi che hanno già annunciato tagli alle pensioni. Che questa situazione sia usata per erodere ancor più i diritti dei lavoratori, pare essere fuori di dubbio. A dimostrazione di come questa crisi sia arrivata a toccare tutti i settori, ma proprio tutti, compreso quello che per eccelenza non potrà mai fermarsi, il New york Times ci riferisce che alla morte di un parente molte famiglie decidono di provvedere alla sepoltura personalmente, procedendo a tumulare il congiunto in giardino, previo consenso del Comune. Un funerale arriva a costare minimo 6 mila dollari, e in questa maniera si arriva a spendere solo un decimo, circa 300 dollari per una bara, 200 dollari per la consulenza su come preservare la salma, e qualche spesa residua.
Lasciando questo macabro esempio, vogliamo tornare a dire: la ripresa tanto sbandierata nel 2009, dov’è? E’ vero, un rimbalzo tecnico di alcuni indicatori macroeconomici – dopo mesi di crollo e di conseguenti tagli alla produzione, agli investimenti, all’occupazione, al credito e agli stipendi – c’è stato, ed il PIL è tornato a muoversi, ma questa odora molto di Ripresa Tecnica, e non reale. Che poi è stata frutto dei potentissimi stimoli a spese dei bilanci pubblici, come abbiamo già visto, in forma di incentivi all’acquisto di auto e case, ad esempio. Se son stati ridotti di molto gli investimenti, molte spese e soprattutto sono state licenziate centinaia di migliaia di persone, quanto affidabile e robusta potrà essere, questa ripresa?
Insomma nella realtà la situazione continuerà ad essere drammatica, in primis a causa dell’aumento della disoccupazione e dei fallimenti aziendali. Il problema che si sta osservando, che poi è il nodo cruciale, rimane sempre lo stesso: esauriti gli incentivi, la ricostituzione delle scorte di magazzino, che abbiamo visto svuotarsi nello scorso anno a causa del blocco della produzione, e con un numero di disoccupati così alto, come si farà ad assistere ad un rifiorire dei consumi?
A noi questo collasso del sistema consumistico, diventato ormai insostenibile per l’ambiente e pure per i lavoratori, piace anche, e potrebbe aiutare a cambiare il paradigma imperante capitalista, ma provate a chiedere ai signori del gotha finanziario cosa ne pensano? Hanno letteralmente il terrore che i famigerati consumi non riprendano, e chiedono quindi che i governi mantengano l’ossigeno più a lungo possibile… ovvero le suddette misure di stimolo all’economia. E’ quanto sollecita, ad esempio, il capo economista della Banca Mondiale, Justin Yifu Lin, indicando che ”l’economia globale mostra segni di ripresa ma restano molti elementi di incertezza” e “le fondamenta rimangono ancora deboli”. Secondo Justin Yifu Lin, ”una delle principali sfide che il mondo si trova ad affrontare e’ l’eccessiva capacita’ produttiva che potrebbe provocare una nuova recessione.” Eccessiva capacità produttiva…torniamo sempre lì! Non c’è proprio nulla da fare, non vogliono proprio capirlo, lor signori, che forse è il caso di ridurla, questa produzione sfrenata, invece di continuare a sostenerla con incentivi che drogano il mercato e fanno lievitare le spese degli stati.
Addirittura Ben Bernanke, il grande capo della Federal Reserve, la banca centrale degli USA, ribadisce che l’economia non è ancora su un sentiero di ripresa “sostenibile” e conferma che una significativa porzione della crescita economica sia stata dovuta alla variazione delle scorte ed altri fattori temporanei. Sebbene, aggiunge Bernanke, lo scenario macroeconomico mostri segnali positivi, il mercato del lavoro resta “piuttosto fragile”. Anche il vecchio quindi arriva al problema del mercato del lavoro. La disoccupazione si aggira infatti ancora intorno al 10%, senza contare che in questo dato vengono considerati anche molti lavoratori che da tempo pieno sono diventati part-time a poche ore, e molti altri sfuggono proprio alle statistiche.
Si calcola che sarebbero necessari sui 200.000 occupati in più ogni mese, per riuscire ad annullare la pressione demografica e migratoria, e soprattutto la perdita degli oltre 9.000.000 di posti di lavoro, prodotta in questi ultimi due/tre anni. L’amministrazione Obama si attende invece la crescita di soli 100.000 posti mensili circa, nei prossimi mesi. Fate un pò voi… Ci pare proprio che questa sarà una “jobless recovery”, una ripresa senza lavoro. Infatti prima di assumere le imprese provvederanno a reintegrare i lavoratori part-time sino a quando la sovrapproduzione non verrà assorbita. E la sensazione è che una parte della disoccupazione non verrà più assorbita per tanto tempo. Non è difficile intuire come, per l’economia, ancora solo le vendite di nuove case sono il vero motore dell’occupazione, purtroppo, e in realtà queste continueranno a scendere, perchè a seguito della crisi il mercato è già pieno di abitazioni, messe in vendita da chi non riusciva ad onorare i mutui, o addirittura a causa dei pignoramenti. Ovviamente a prezzi pure più bassi.
In chiusura riportiamo che l’uscita dalla recessione (che ricordiamo avviene quando il PIL scende per almeno 2 trimestri consecutivi, e lo stava facendo già da 4…) è stata ufficializzata dal Dipartimento per il commercio USA nel terzo trimestre del 2009, con una crescita del PIL del 2,2%. Questo trimestre ci ha mostrato che, tra le altre cose, i consumi personali e le scorte hanno ricominciato a salire. Restavano ancora in calo solo gli investimenti delle imprese. Scopriamo però, a ben vedere, che l’aumento dei consumi in beni durevoli era quasi interamente da attribuire alle vendite di auto, grazie agli effetti del rush finale per poter approfittare degli incentivi in scadenza.
Insomma ci pare che sia corretto parlare di fine della recessione, ma assolutamente fuori luogo parlare di inizio della ripresa. Anzi, il vero spauracchio, mai scacciato sinora, è quello della famigerata “double dip recession”, la recessione in 2 tempi, quella che, dopo un primo affondo ed una conseguente ripresa, sprofonderebbe di nuovo l’economia mondiale per molto altro tempo.
Chiudendo in allegria anche questa puntata, vi lascio con una comunicazione di servizio: a grande richiesta, mi è stato attivato (io non sapevo neanche cosa fosse) anche un account Twitter, quindi mi potrete trovare anche lì, per aggiornamenti giornalieri sullo stato dell’economia, o sempre qui…


@Everardo ma anche per tutti
E’ significativa una affermazione di Everardo relativa ai signori del gotha finanziario, terrorizzati che la ripresa non avvenga e latori di pressioni sui governi affinché sostengano l’economia.
Vogliamo fare un semplice esempio per evidenziare il perché ?
Questi signori lucrano moltissimo sulle transazioni finanziarie che vanno forte se la ripresa è prossima (la borsa anticipa la ripresa di circa 4-6 mesi).
Ora si sa che la borsa è un gioco a somma zero nel senso che chi vince prende i soldi a chi perde.
Ma chi perde?
Il 90% dei partecipanti, cioè coloro che vi si avventurano senza preparazione e senza capitale adeguato, attratti dal miraggio di facili guadagni!
E chi sono i vincitori ? Il restante 10% ovvero le ricche società private proprietarie delle banche centrali, per il semplice fatto che possono “giocare” con più contratti (più volume di fuoco) e perchè assumono i migliori matematici come trader dipendenti!
Ma… e qui secondo me ci sta una incredibile contraddizione… per ogni transazione finanziaria tra un venditore e un compratore o viceversa, si paga una commissione alla banca ovvero sempre a loro , le grandi banche socie private delle varie banche centrali, che gestiscono le piattaforme di trading!
Ebbene… solo in termini di commissioni sul contratto future della borsa italiana, che è una goccia nel mare dei futures negoziati in ogni istante in tutto il pianeta, le varie banche, che gestiscono le transazioni su quel contratto,guadagnano , all’anno , la bellezza di 1,5 milioni di euro circa !
Vi rendete conto di che guadagni girano in questi gotha finanziari ?
Ecco perchè loro vorrebbero sempre il vento in poppa e temono le grandi depressioni che in generale, la storia lo insegna, sono l’anticamera delle grandi rivoluzioni.
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