Fra furbetti del terremoto, sbadati delle liste e sindaci in vacanza a spese della regione.

Alfredo Milioni.C’è un pensiero fastidioso, appiccicoso, che faccio da più di dieci anni.

Inizialmente era più una sensazione. Di tanto in tanto l’affacciarsi di fatti di cronaca collegati al deterioramento morale del nostro costume politico o familiare o personale fa tornare a galla quel pensiero nella mia testa: abbiamo perso per strada il patrimonio.

Questo è il pensiero e il patrimonio a cui mi riferisco è il patrimonio etico che ogni nazione, paese, ricava collettivamente dagli orrori di una guerra e di una dittatura. Queste esperienze generano un vissuto collettivo e solidale nei popoli e quindi cultura della partecipazione e senso dello Stato.

Nei quarant’anni che hanno seguito la fine della seconda guerra mondiale, l’Italia ha visto svanire molto più in fretta degli altri paesi europei, quel patrimonio culturale collettivo di etica collegata alla vita pubblica e al bene comune che permette ad esempio ad un popolo di “condannare” nella considerazione comune i politici e gli imprenditori votati solo al proprio tornaconto. Si chiama “sanzione sociale” o screditamento.

Sembra svanito il rapporto fra cittadini, partiti e cosa pubblica.
La disinvoltura con cui il potere si appropria di ciò che è di tutti – indipendentemente dal fatto che si tratti di appalti di centinaia di milioni o di viaggi e vacanze di poche centinaia di euro – dipende dallo smarrimento a tutti i livelli di quel senso collettivo e di partecipazione che dopo la guerra e la dittatura fascista era considerato normale, necessario e vitale.
E’ sintomatico il caso degli “sbadati delle liste” di Roma e Milano.

Le modalità con cui hanno agito sono differenti, ma identica è l’approssimazione dei responsabili materiali di questi casi che è la stessa con cui da anni si presentano le liste elettorali in tutta Italia. Perché succede?
Perché non si vede più il senso contenuto nel rito della raccolta di firme di cittadini che propongono e sostengono con la testimonianza della loro firma il loro impegnarsi per il bene comune, indipendentemente dalla tendenza politica.

Oggi i partiti sono altro, sono emanazioni di potere di oligarchie strutturate e tendenti a conservarsi, non espressioni di partecipazione collettiva dal basso. Oligarchie totalmente intrecciate, a destra come a sinistra, con aziende di costruzioni e/o di comunicazione e/o di trattamento rifiuti e acque ecc…
In questo quadro in cui la partecipazione del singolo è diventata un impiccio alle mani libere dei vertici, quello che un tempo era visto come un rito quasi sacro (la raccolta delle firme per le liste elettorali) oggi è considerato una inutile buffonata burocratica che serve solo a far perdere tempo ad un faccendiere che ha altre cose più importanti da fare. E in ogni caso non è cosa vista come seria e delicata perché regolata da legge.

Anche perché non c’è più – per il solco percettivo e culturale scavato negli anni dalle azioni legislative self service di B – una idea di legge come di qualcosa di fermo, invalicabile, da rispettare. Viviamo pensando che tutto si può piegare ai bisogni del potere. Tutto. O almeno questo è accaduto in questi anni.
Vedremo se Polverini e Formigoni potranno candidarsi anche se “fuori legge” in un paese che è da tempo “senza legge”.

Pereira