La musica dell’anima: l’isola di Arran

By Andrea Zucchi | Viaggi

Cari amici, eccoci di nuovo qui, con Goethe2001. Partiamo subito da dove eravamo rimasti, e cioè la splendida isola di Arran. Come sempre, chiudiamo gli occhi, liberiamoci dal peso di questo mondo che va a rotoli e…tac! Eccoci in Paradiso.

Lochranza.

Come dicevamo nella scorsa puntata, presentando questa favolosa isola, questa viene chiamata la Scozia in miniatura, perchè vi si può trovare davvero ogni tipo di bellezza. Ed infatti, qui a Lochranza, questo piccolo paesino dove abbiamo dormito, ci si para subito dinnanzi un bel castello sul mare, così affascinante da ispirare, ben prima di noi, il celebre fumettista belga Hergè, per un’avventura del suo mitico Tin Tin, il piccolo reporter col cagnolino, che recentemente ha ispirato anche Spielberg, per un film di prossima uscita.

Ma un’altra cosa ci attira adesso: ritrovare e poter vedere un pò più da vicino le nostre amiche foche, che ieri ci avevano salutato quando eravamo sul traghetto. Chiediamo ad un signore dall’aria molto rispettabile, che si gira subito verso il mare, scruta la baia fino in fondo, e ci dice: vedete quegli scogli laggiù? Lì potete trovarne diverse, di foche. Noi proviamo a guardare in quella direzione, con insistenza, ma ci pare di non scorgere niente. Vedendoci un pò sconsolati, sorridendo ci dice che è normale, non riconoscerle, perchè sono grigie e stanno immobili a prender il sole. Ed infatti, corsi lì dove ci era stato indicato, finalmente a poche decine di metri da loro, cominciamo a vederle bene; stanno impalate, una per scoglio, in una curiosa posizione: hanno la pancia appoggiata sulla roccia, e la testa e la coda sollevate verso l’alto, come a fare una grossa U.

Foche in Scozia.

Poi ogni tanto una si tuffa, si bagna e torna in postazione! Sono davvero uno dei mammiferi più simpatici, con la loro postura goffa e i lunghi baffetti. Salutatele, un oscuro, ancestrale, magnetico richiamo comincia a farsi sentire, sempre più forte, sempre più potente, quando cominciamo ad avvicinarci al lato ovest dell’isola: sono le Machrie Moore Standing Stones letteralmente le pietre in piedi.

Machrie Moore Standing Stones.

Disseminate su prati e colline, ci sono centinaia di pietre appunto, megaliti antichi di 6000 anni, inficcati nel terreno singolarmente, o a formare file. Ma le più suggestive creano dei grandi cerchi, e quando arriviamo al più imponente di questi, un’atmosfera mistica ci rapisce la parola, e nel silenzio, in cui fischia solo il vento tra questi giganti di 6 metri intorno a noi, ci sembra quasi di sentire antiche voci, che ci chiamano a celebrare con loro misteriosi e sacri rituali. Come paralizzati, cominciamo a tornare alla strada principale dove, a pochi chilometri, già un’altra meraviglia ci attende. E’ il sentiero per la King’s Cave, l’antro del Re.

King's Cave.

Il cammino ci porta, attraverso la macchia, verde e viola di erica, giù lungo il pendio scosceso del promontorio, fino al mare, dove la spiaggia è completamente formata da lastre di granito. E’ talmente bello e surreale questo luogo, che non poteva che ispirare storie fantastiche di re. Infatti si dice che qui, ed ecco spiegato il nome, si sia rifugiato Robert The Bruce, il primo re di Scozia, dopo aver perso una battaglia. E’ quello che avete visto virtualmente ricevere il trono da William Wallace in Braveheart, per capirci.

Ebbene Robert, afflitto e sconsolato dopo una delle numerose battaglie per mantenere unita e libera la Scozia dagli inglesi, si dice che qui dentro abbia ritrovato la forza di combattere, dopo aver assistito ad una scena simbolica ed ispiratrice: un ragno che cercava di tessere la sua tela, ma che continuava a cadere dalla parete viscida, e più cadeva, e più insisteva, fino a riuscire infine a completare la sua opera. Questa è la leggenda, ma… io mi sento di proporne un’altra! Secondo me il re che arrivò qui non fu Robert the Bruce, ma uno ben più mitico… Quel re leggendario che, colpito e ferito a morte nella battaglia di Camlann, fu trasportato dalla Dama del lago fino all’isola di Avalon, dove si dice: “qui giace Artù, che fu re e che sarà re”.

Poteva scegliere un posto migliore, la fata, per portare un così grande eroe? E’ Arran la mitologica Avalon..? A noi piace pensarlo. In quale altro posto su questa misera terra potete trovare, facendo solo pochi altri chilometri, un altro luogo degno di Tolkien, o di qualunque altro narratore del fantastico? Basta arrivare a Glenashdale, dove attraverseremo, se possibile, un bosco ancora più fatato, e scusate se continuo a ripetere questo aggettivo, ma quest’isola è così, ve l’avevo detto, no? Come altrimenti chiamereste una foresta scura, dove filtrano solo pochi raggi di sole, ad illuminare e colorare di verde elettrico gli alberi ricoperti di muschio, piena di voci dei figli della terra, dagli scoiattoli ai falchi alti nel cielo. Dove vi sentite addosso mille occhi curiosi, ma non minacciosi, e dopo aver camminato poco più di un’ora, vi si mostra, annunciata dal suo fragore, una meravigliosa cascata, racchiusa in questo scrigno arboreo?

Cascata di Glenashdale.Una cascata davvero alta, decine di metri, che in tre salti raggiunge il fondo della valle. Da qui, se continuate il sentiero verso la vetta, brulla, con la sua brughiera e le rocce che affiorano qua e là, si arriva ad un altro tempio della civiltà megalitica, the Giants Grave, la tomba dei Giganti. Volete figurarvi la scena? Siete su un piccolo monte, di qualche centinaio di metri d’altezza, e avete intorno a voi un cerchio di pietre millenarie, davanti a voi the Holy Island, l’isola sacra, un’isoletta che oggi ospita, pensate un pò, una comunità buddista, e dietro di voi, in lontananza, gli alti picchi del Cir Mhor e del Witch’s Step, il salto della strega.

Witch's Step, il salto della strega.

“And above us only sky”, come direbbe John, Lennon… sopra di noi solo il cielo…
Solo una lunga e scoscesa stradina ci riporta in noi stessi, fuori dalle mappe della Terra di Mezzo, o qualcosa di simile.
Cosa c’è di meglio, adesso, che mangiare qualcosa? E infatti ci si si presenta innanzi la rinomata Torrylinn Creamery, la fattoria dove creano il cheddar dunlop più buono di Scozia, pluripremiato. Compriamo alcune piccole forme di questo formaggio, caratteristicamente ricoperto di cere di svariati colori, mentre osserviamo coloro che producono questa piccola prelibatezza: il negozio è posto proprio sopra la fattoria, con un muro di vetro che consente di vederne tutta la lavorazione. Il latte ha un bel colore intenso, e non potrebbe essere altrimenti: dove potrebbero trovare erba più dolce e fresca le signore vacche? Uscendo ci viene offerto di provare anche il gelato fatto, appunto, con questo straordinario latte: ne hanno di 2 o 3 soli gusti, e noi prendiamo il più semplice, quello bianco: è una cosa strabiliante, ha un gusto così pieno che non sembra neanche gelato, pare di ritrovare i sentori di tutte erbette aromatiche del pascolo!

Passeggiando lì intorno, ci imbattiamo in un vicino sito archeologico, un’ulteriore tomba preistorica, sempre megalitica, e dato che ci siamo ci andiamo a dare un’occhiata. E’ una tomba a camera, con una sorta di corridoio di entrata. Posizionandoci per fare una foto, notiamo dal mirino della macchina una cosa strabiliante: esattamente allineata con l’entrata della tomba, in lontananza, un’isola dalla forma molto particolare, che ricorda, scusate la pasticciera blasfemia, un…panettone! In realtà doveva essere un’isola molto sacra, se coloro i quali hanno eretto questo sito hanno deciso di indicarcela così precisamente. Passa qui vicino un anziano signore, diciamo un pò strano, visto che aveva le mani e i vestiti sporchi di sangue e terra! O aveva appena fatto sparire la moglie, o sgozzato una pecora… Ci teniamo il dubbio, e gli chiediamo come si chiami quell’isola laggiù: ci risponde in un incomprensibile gaelico, parlando per 3 minuti, in cui facciamo finta di capire tutto, e lo lasciamo andare. Si poteva contraddire uno così?! Verremo comunque a sapere che il nome di quel piccolo pezzo di terra lontana è Ailsa Craig, oggi disabitata, e profanata e sventrata per il suo particolare tipo di granito, con cui vengono fatte… le stones del curling! Il 70% degli attrezzi di questo buffo gioco, inventato qui in Scozia, e che potete vedere anche in questi giorni alle olimpiadi invernali.

Ailsa Craig.

L’ultimo traghetto da Lochranza sta partendo, ormai sono solo sbuffi di fumo e di schiuma delle onde, e coi gabbiani che urlano salutiamo il nostro piccolo paradiso. Ed io saluto voi, aspettandovi sempre tra 2 settimane, per concludere questo viaggio verso…

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4 Responses to La musica dell’anima: l’isola di Arran

  1. Anna Cenetiempo says:

    Ma che bella storia ci hai raccontato!Io amo follemente l’Irlanda e la Gran Bretagna e questo tuo “diario di bordo”,è fantastico!!
    Grazie davvero,
    Anny

  2. Andrea Zucchi says:

    Grazie tante Anna, ma è davvero il cuore che parla!

  3. Anna Cenetiempo says:

    La prossima volta, porti anche me?
    Un saluto fraterno,
    Anny

  4. gianmarco says:

    meraviglioso, Gianmarco

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