Multisala? No grazie

By Pereira | Cinema

Multisala no grazie.Qualche mese fa mi scrisse un signore sulla posta di Radio Pereira citando il nostro slogan: Resistere al brutto. Gli risposi personalmente con una certa empatia. Oggi mi è tornata in mente la sua lettera come si inserisse in un dibattito nato su questo sito che non riguarda più solo le librerie ma le città intere, centri e periferie. E chi ci vive.

Sembra emergere da questo dibattito un tipo di umanità che non si limita a subire i cambiamenti voluti dal “progresso” che ormai si identifica in quella forza che spinge sempre più il denaro di molti nelle tasche di pochi.
Sembra che questi ribelli vogliano provare a pensare e criticare ciò che sta succedendo, al mercato, alle città e soprattutto alle persone.
Vogliono riflettere sui meccanismi di omologazione dei consumi.
Questi idealisti (illusi?) hanno tutto per piacermi, anche se probabilmente perderanno, almeno nel breve termine.
Ma non si combatte una sfida solo per vincere, a volte si fa solo perché è giusto.

Forza ragazzi

Pereira

Resistere al brutto…. Sono stato oggi per la prima volta al nuovo Multisala, dove un ottimo film non del mio genere preferito (“Lasciami Entrare”, un horror atipico), è stato totalmente rovinato non solo dalla bruttezza di chi ridacchia, chiacchiera e sputazza pop-corn per tutto il tempo (per quello si può sempre sperare di non incontrarli più), ma (e ciò è molto grave) dall’insopportabile, altissimo rumore di fondo dell’impianto di areazione della sala.
Ho protestato, nell’intervallo.
Il falso-zelante incaricato mi ha sorriso intanto che mi diceva “Ora le spengo”: non ha spento nulla, e le meravigliose scene sospese e silenziose del film sono diventate un incubo.
RESISTETE! I film migliori passano tutti e comunque per gli altri cinema che non siano il MULTIPLEX. Dunque pazientate, ed evitate quelle sale in cui il cinema (non solo per la programmazione abituale ma anche per una logistica assurda) viene umiliato, svilito, e privato delle sue cose migliori in nome del business, nauseabondo come l’odore dei suoi pop-corn.
Sadmax

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About The Author

Pereira
Della prima parte della mia vita, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. Vedi anche questo post

9 Responses to Multisala? No grazie

  1. Gaioing says:

    La grande depressione che stiamo vivendo sta spingendo molti cittadini verso la ricerca di uno stile di vita più semplice in alternativa al modello attuale (consumo capitalista esteso non solo all’economia ma anche alla politica) .
    Personalmente mi ci trovo benissimo in questa ricerca e ovviamente ci sono arrivato dopo aver sbattuto la testa tante volte.
    A mio parere non occorre cercare il successo, nè tanto meno il denaro; questo è lo scopo primario del consumo-capitalismo, fondato sul concetto di gerarchia e ancor prima sul concetto di competizione (che fa appunto emergere la gerarchia).
    Se cerchi il successo o il denaro devi competere e quindi pagare.
    Allora io cerco ciò che è gratis !
    Ma cosa è gratis?
    Tante cose , basta vederle tali nel tuo intimo !
    Ad esempio:
    -la ricerca del bello
    -la ricerca dell’amore
    -la ricerca del vero
    Bisogna cercare tanti piccoli atti riconducibili ai tre concetti che ho elencato.
    Bisogna vivere sensazioni semplici facendole diventare meravigliose.

  2. Andrea Zucchi says:

    Aldilà del fetore dei popcorn, simbolo ormai del consumismo di origine americana, e della poca attenzione (vedi chiasso del condizionatore) quello che mi preoccupa di più è che, come sempre nel caso della grande distribuzione, in questo caso di film, il rischio più grande, che poi è una certezza, è che questo sistema porti alla perdita della diversità, e quindi della scelta. I multiplex si accaparrano tutte le più grandi casi di distribuzione, poi danno nelle loro sale solo i film da botteghino (addirittura lo stesso film in più sale spesso), che spesso sono spazzatura, e gli altri film, sicuramente di maggior valore, finiscono per non arrivare alle sale, se non da qualche piccola sala indipendente. Che però può acquistare film solo dai distributori rimasti, che sono pochi. E non potendo contare sui grandi numeri, questi piccoli cinema indipendenti sono sempre a rischio chiusura.
    Sottolinerei anche la sostenibilità di questi verso i multiplex, per la costruzione dei quali spesso si finisce per creare mostri come quello di Pesaro…

  3. Andrea Marzi Andrea Marzi says:

    @ Sadmax
    Dopo diverse delusioni del tipo di quelle patite da te pratico un boicottaggio spinto – sarà una mania? – del multisala e devo dire che non mi manca niente, i film più belli x i miei gusti passano quasi sempre solo nei pochi cinema rimasti in centro oppure ci arrivano dopo il passaggio al multiplex.

  4. cristina says:

    abito in una città dove quando ero bambina c’erano muretti da scavalcare per assistere a proiezioni estive, quelle del prete nel cuore di porfido del centro, e quelle che profumavano di iodio sul lungo mare. cinema piccoli, fatti di sedie e schermi nudi – regalo a bravate che di bravura ne avevo davvero, e non poca. e poi d’inverno c’erano sale piccole e sale di lusso, con le poltroncine più morbide, sale a due piani – che si faceva la corsa per salire e prendere i posti più in alto e rimanere in gruppo, e sale a pian terreno che avevano un bar con due merende due per l’intervallo. ma c’erano questi posti, quando ero bambina e poi ragazza. c’erano questi posti qui. e si mangiava la pizza al taglio o prima o dopo, o prima e dopo, perché non si soffriva nemmeno di bellezza omologata. a me piace lui, a me piace l’altro, chissà se gli piacerò, speriamo che gli piacciano i miei jeans – ma tutto ruotava intorno alle cose vere e di vero c’eravamo noi. e magari tante cose sono migliorate oggi, per le mie figlie, ma questa, di rimanere se stessi, questa cosa preziosa e importante s’è fatta la più complicata. dare ascolto al timbro che si ha nella voce, riconoscerla nel silenzio e poi in mezzo agli altri, mentre il mercato non può stare a guardarci tutti uno ad uno. deve per forza, per comodità, per profitto, per progresso, identificare un punto medio da cui tirare una linea e su quella posizionare il maggior numero di persone cioé utenti. tuttavia io sono e continuo ad essere una persona. dentro una delle dieci sale perfettamente identiche del multisala, io sono e continuo ad essere una persona, diversa dalle settanta persone sedute dietro di me e diversa dalle settanta sedute davanti a me. così mi viene da pensare che dovrò insegnare alle mie figlie ad allestire sale private, interiori, coltivando il teatro dell’anima, cinema, camera, centro prospettico da cui continuare a guardare fuori. e resistere – resistere per invertire la rotta.

  5. stefano stefano says:

    E’ l’ennesimo, purtroppo, colpo al fianco della libertà di culura. Siamo sempre più indottrinati e spinti verso una cultura “di massa” in cui sempre meno è la possibilità di scegliere la propria formazione. Nella visione più pessimista e orwelliana ci vedo una forma di controllo mediatico che passa attraverso l’intrattenimento, un vero squallore. Ma anche senza distopie, rende sempre più difficile la vita a noi spettatori per poter godere di un bel film a basso costo, che salta a piedi pari le città di provincia dove i piccoli cimena muoiono e penso che anche i registi non se la passino bene, dovendo scontrarsi oltre che con i colossi di hollywood anche con le difficoltà di distribuzione.

  6. Dove abito io, a Fano, mi ritengo fortunata: il multiplex Giometti è fuori dalla città e deve esserci veramente qualcosa di interessante da vedere (rarissimo, ma al momento non resisto e questa settimana vado a gustarmi Shutter Island di Scorsese) affinchè io prenda l’auto e mi muova per raggiungerlo…Ma devo riconoscere ai Giometti che nonostante il mercato li spinga a propinarci solo della gran robaccia, in centro è rimasto un teatro cinema di loro proprietà, il cityplex, che ha un’attenzione maggiore verso i film d’autore e che altrettanto incredibilmente a volte chiude per rappresentazioni teatrali! Sempre in centro e in altri quartieri della città vi sono altre piccole sale cinematografiche in cui proiettano film sconosciuti ai più ma di mio interesse…e vi dirò che l’affluenza non è mai poca…ad esempio il cinema Masetti, molto anticonformista nella scelta dei film, è sempre pieno! Nonostante le poltroncine piccole, strette, scomodissime…

  7. jack torrance says:

    ma a me quello che spaventa non è tanto il multiplex in se; senza troppe ipocrisie dico che ogni tanto ci vado e che recentemente ci sono stato 3 volte a vedere Avatar e ogni volta mi è sembrato uno spettacolo meraviglioso aldilà delle sterili polemiche sul budget miliardario, gli effetti speciali, gli attori virtuali senza anima e altre fesserie simili; certi film hanno senso solo in un multiplex; certi altri (tipo “lasciami entrare”…)assolutamente no!!
    quello che mi spaventa in realtà è il “pubblico del multiplex” che non va a vedere un film per cercare di vivere un’esperienza o emozionarsi o vedere con altri occhi la realtà, etc… ma che va lì per fare casino e “passare una serata” preferibilmente spegnendo il cervello; e così dopo 15 minuti volano i popcorn a prescindere da quel che passa sullo schermo; ma questo pubblico esisteva anche 20-30 anni fa ed era quello che entrava a spettacolo iniziato, parlava ad alta voce durante il film, etc… se poi vogliamo fare i nostalgici del tipo “un tempo era tutto più bello”, allora va bene; senza considerare che esistono sale (non multiplex) che tecnicamente son messe molto male e non rendono certo un gran servizio alle opere d’arte proiettate…

  8. sadmax says:

    Rincariamo la dose. Al medesimo multiplex, che mi aveva venduto e poi rinnovato la tessera-sconto garantendomi sulla sua “scadenza: mai”, l’ultima volta che ci son stato mi hanno informato che la mia tessera è, guarda un po’, scaduta. “E il credito residuo?”, chiedo io. Alza le spalle la signorina della cassa. Io invece giro il culo, esco, maltratto la tessera-sconto fino al primo cestino dove troverà l’eterno riposo, e me ne torno a casa. Senza film. Al multiplex. Ma in lingua originale e coi sottotioli, elsewhere.

  9. Andrea Marzi Andrea Marzi says:

    @ sadmax
    ma non avevi detto che facevi un boicottaggio spinto? Io col boicottaggio del multiplex ho pochi problemi, i pochissimi film belli che danno dopo una settimana sono negli altri cinema…

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