Everardo Dalla Borsa | Alla faccia della ripresa… – Parte 2
- Segue da Parte 1 -

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Bentrovati, cari frequentatori di Radio Pereira! Ci eravamo lasciati la scorsa puntata parlando della situazione italiana, che non è dissimile da quella Argentina ai tempi del crac dei cosiddetti tango-bond e oggi a quella della Grecia o di altri stati europei in serie difficoltà economiche. Con l’aggravante, per la nostra nazione, di un debito pubblico esorbitante, superiore a tutti gli altri stati europei. Concludevamo con la domanda: come sarà il 2010?

Cristina Kirchner Presidente Argentina.Riprendiamo esattamente da qui, con un’altra domanda: cosa succederà, quando a questo mostruoso debito dell’Italia si sommerà il notevole calo delle entrate tributarie, dovuto al crollo dell’economia che ancora nel 2009 non si è del tutto arrestato? In soldoni: se le le ditte hanno prodotto, e soprattutto venduto, molto meno, pagheranno anche molte meno tasse, non vi pare? Ad esempio nei primi 6 mesi del 2009 il solo gettito IVA è stato inferiore di ben 10,8 punti percentuali. Insomma nelle casse dello Stato entreranno molti meno denari. E vogliamo anche sommare una disoccupazione crescente, che l’FMI (Fondo Monetario Internazionale) stima per l’Italia sopra il 10% nel 2010, ovvero da record? Anche qui, meno lavoratori occupati, meno tasse pagate anche dai dipendenti. E se ci saranno più disoccupati, saranno richiesti anche più ammortizzatori sociali che si traducono in soldi che lo Stato dovrà tirar fuori per pagare, ad esempio, la cassa integrazione. Quindi il buco nelle finanze aumenterà.

Che l’Italia già oggi abbia un bisogno insaziabiale di denaro, per tappare le sue immense falle, lo si può dedurre anche dai provvedimenti presi dal governo nel decreto anti-crisi: lo scudo fiscale ad esempio, già usato dal precedente governo Berlusconi, che consente, pagando una imposta sostitutiva del 5%, già prorogata al 6%, di rimpatriare i capitali illegalmente esportati fuori dall’Italia; praticamente per recuperare, è vero, parecchi soldi (si stimano intorno ai 90 miliardi) si fa un regalo grosso come una casa alle mafie (e non solo ovviamente) che potranno ripulire in modo legale e pure economico i loro fondi neri esteri.

E possiamo citare anche la regolarizzazione delle colf e badanti conclusa a settembre del 2009… credete che il governo abbia avuto a cuore queste categorie di lavoratori stranieri? Io penso che interessassero più i 500 euro a persona pagati per la sanatoria, che moltiplicati per le migliaia di soggetti coinvolti (in base alle stime sono state presentate quasi 300mila domande) fa la ragguardevole cifra di qualche centinaio di milioni di euro. Il governo così ha fatto emergere tutta questa gente dal lavoro nero, e quindi comincerà ad incassare da loro regolari tasse, ma il provvedimento è stato fatto così male, che si stima che solo una metà degli irregolari si sia sanata, a causa del costo troppo alto per le famiglie ospitanti, che dovranno pagare oltre agli stipendi anche i contributi mensili al lavoratore. In più, essendo necessaria solo una semplice dichiarazione del datore di lavoro, da questa situazione è nata anche una ignobile compravendita: praticamente in cambio di una cifra (che spesso si è scoperto che si aggirasse intorno ai 5mila euro) io dico che tu lavori da me, anche se non è vero, e tu straniero ti prendi il permesso di soggiorno.

Giulio Tremonti.Tornando alle invenzioni del ministro Tremonti alla disperata ricerca di denari, ancora più clamorosa è stata la proposta di tassazione delle riserve auree di Bankitalia! Qui però il dissenso è stato così forte a livello di organi europei da far accantonare questa idea balorda. E infine citerei la trovata di andare a toccare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) degli italiani, la vecchia liquidazione, spostandolo dall’INPS al ministero del Tesoro, per uso di spesa corrente: vi rendete conto di cosa voglia dire? Che sono proprio alla frutta! Cioè il TFR viene preso dallo Stato, diciamo in prestito, per sostenere le sue spese: quindi a parte che poi dovrà pagarci sopra degli interessi, ma se l’Italia facesse la fine di Argentina o Grecia – e abbiamo visto che non è neanche così remota, come possibilità – chi garantirebbe ai lavoratori di riprendere questo TFR, ovvero quanto hanno accantonato in anni di lavoro? Pensate un po’, insomma, cosa si è inventato il ministro Tremonti per cercare, come si suol dire, di cavare un pò di sangue dalle rape! Forse tra poco non gli resterà che riproporre la tassazione dei depositi bancari…

Dominique Strauss Kahn.Ma facciamo un passo indietro, prima di lasciarci: si diceva che la tesi proposta dal gotha mondiale della finanza, e quindi anche dal governo italiano, è quella della ripresa. Ma dov’è questa ripresa? Se qualche indicatore economico si muove all’insù, e qualcuno ancora all’ingiù? Nelle ultime rilevazioni il PIL americano è salito meno delle stime degli analisti. Anche in Italia l’indice della produzione industriale è debolissimo, e su base annua segna ancora un calo prossimo al 20%. Senza contare che il mercato, anche quando porta dati positivi, è in tutto il mondo ancora sotto l’effetto di numerose droghe: parliamo dei miliardi e miliardi immessi dalle banche centrali nel sistema, per aiutarlo a riprendersi. E degli altri miliardi spesi dai governi in incentivi, come quelli per le auto, o per le costruzioni. Inoltre dopo i crolli produttivi degli ultimi infausti anni si è dato fondo alle scorte di magazzino, prima di produrre ancora, e quindi adesso si stanno semplicemente ricostituendo queste scorte.

Infine non ci resta che parlare dell’inflazione, il tasso con cui aumentano i prezzi di beni e servizi: questa era ai minimi storici, a +0,7% a novembre 2009, ed è salita a appena a +1% a dicembre. Questo può sembrare un bene per i consumatori, e forse lo è, se scendono i prezzi! Altrettanto non si può dire per i bilanci delle ditte però, che vedono erodersi i loro margini. E ciò le porta a prendere provvedimenti, come i tagli di posti di lavoro.

E’ la chiusura del circolo vizioso che si evidenzia dall’inizio del nostro discorso: se calano gli ordini e il fatturato delle aziende, sia per la crisi che contrae la domanda, sia per i margini che scendono al calare dei prezzi, le ditte licenziano, ed aumenta la disoccupazione; e calano pure i PIL nazionali, e con loro le entrate tributarie, aumentando così i debiti statali. Insomma questa mole di dati, di origine macroeconomica, non si deve ritenere così tanto astratta. E la prova finale, l’ultimo effetto di questo tragico momento, che vorrei sottolineare, è quella che vedremo da vicino, non direttamente nelle nostre tasche, ma nelle nostre città. Infatti lo Stato, trovandosi in questa situazione di grave deficit, dovrà tagliare (anzi lo sta già facendo!) i trasferimenti di fondi a Regioni e Comuni, lasciando questi ultimi a loro volta con buchi di bilancio che non riuscirà a colmare, se non tagliando servizi e infrastrutture ai cittadini, o svendendo ai privati proprietà e aziende che ancora erano pubbliche. Per ora finiamo qui, anche questa volta con una domanda: dov’è dunque la favola della ripresa? Al massimo quello che vediamo ci pare solo un rallentamento del crollo dell’economia mondiale…

Ma continueremo a parlarne nella prossima puntata, andando fuori dall’Italia…