Fine di un sogno?

By Pereira | Coscienza civile

Ospito con grande piacere articoli, interventi e commenti di tanti giovani che tentano di orientarsi in un mondo fitto di cortocircuiti evidenziati benissimo dal dibattito in corso.
Seguo tutto, intervengo poco perché mi piace di più riflettere sui rilanci e le fiammate che voi lettori offrite agli altri con rabbia e generosità.
Per mia natura ho particolare simpatia per gli irregolari, i non allineati.
Ne ho quindi tanta sia l’imprenditore simpatizzante di Pdl che l’altro giorno ha fatto arrestare a Milano un consigliere comunale corrotto del Pdl.

Ma anche, su un piano diverso, tifo per i tanti giovani che scrivono in questo blog e si sentono senza casa in un mondo, e in un contesto politico e amministrativo, in cui l’ente erede del movimento cooperativo e solidaristico più importante del dopoguerra in occidente gioca spregiudicatamente le sue carte cavalcando iperliberismo e assenza di regole.

A questi orfani di un sogno, a mirkofabbri, stefano, no-r-way, e a tutti gli altri dedico questo video.

Guardate, ridete, piangete, masticate amaro,
però vi chiedo: non rassegnatevi, non rassegnamoci.

Pereira

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About The Author

Pereira
Della prima parte della mia vita, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. Vedi anche questo post

6 Responses to Fine di un sogno?

  1. RossoPasqualon says:

    Il Pereira originale non si sarebbe mai permesso di dare una risposta così superficiale alle teorie espresse da mirkofabbri, stefano e NO-R-WAY. Queste persone credono in un ideale nobile che lo si può ritrovare in quella sinistra di tipo solidale.
    Il Pereira che scrive su questo blog non riesce a sfondare i muri del proprio salotto pseudo-intellettuale.

  2. mirkofabbri says:

    bello, molto intenso… lo condividerò con alcuni amici che non avranno problemi a riconoscersi.

  3. Gaioing says:

    Ho visto il filmato…non lo trovo affatto bello…è di una tristezza infinita.
    Poi, dov’è , in quel filmato, il senso di essere solidali?
    Infine… il “primo Pereira” è un non senso, semplicemente perchè Pereira è quello attuale.

  4. NO-r-WAY says:

    Provo a fare un po’ di chiarezza.. Sono convinto che MirkoFabbri si riferisse al filmato postato da Pereira, definendolo bello e molto intenso. Sono altrettanto sicuro che tu Gaioing invece ti riferissi al filmato Waking life “L’autolesionista” . Perché l’ho capito?! Perché hai usato l’aggettivo triste, “tristezza infinita”, ed è assolutamente così, quel filmato è di una tristezza infinita. Cercherò di parlare al singolare, facendo riferimento solo a me stesso. Quel filmato mi da la sensazione di guardarmi allo specchio, quando ci si guarda alo specchio ci si può soffermare sulle nostre cose belle, sui nostri pregi, lasciarci andare al nostro lato narcisistico ma altre volte si è più colpiti dai nostri difetti, dalle imperfezioni. “E’ arrivato il momento di far sentire la mia voce spenta” cazzo è così. E’ arrivato il momento di far sentire la mia voce spenta, è un grido disperato, non lo è?! Io sto gridando.. ma troppo spesso ci diamo fuoco, diamo sfogo alla nostra rabbia e frustrazione, ai nostri slanci emotivi, alle nostre passioni per poi un secondo dopo scoprirci soli e fragili e incanalare queste pulsioni in gesti inutili. Far sentire la mia voce spenta e un secondo dopo darsi fuoco nel vuoto assoluto di una strada, nel silenzio di una piazza, due persone ci osservano bruciare, solo brucio e solo mi consumo. Questa volta ho preferito guardarmi allo specchio e scoprire i miei difetti. Immolarsi. Non è più il momento; e neanche per le barricate è più il momento. E’ arrivato il momento di non sprecare, di non buttarci via.

  5. andrea zucchi says:

    Molto bella questa cosa del non bruciarsi, del non lasciarsi bruciare le proprio energie dalla rabbia. Nella solitudine. Diverso il darsi fuoco del monaco tibetano che con quel gesto pubblico manifestava contro l’assurda guerra in Vietnam?

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