Darwin e l’ossessione del prezzo basso

By Pereira | Recensioni di Libri

Riceviamo un nuovo intervento del gruppo – senza nome –
di cittadini intenzionati a riflettere sul tema vitale del conflitto Locale/Globale
Pereira

Darwin e l’ossessione del prezzo basso

Homo Colcarrellus.L’Homo Colcarrellus è una specie evolutiva che viene dopo l’Homo Sapiens.
Egli affronta il supermercato con gioia, si dichiara con orgoglio consumatore, colui che consuma le cose, le risorse, la vita.
Per lui la libreria è il posto dove andare a comprare l’ultimo libro di Walter Bonatti, ma solo dopo che lo ha visto in TV da Fazio, e raggiungerà l’orgasmo dopo che la Coop gli avrà aperto un distributore automatico di libri 24 ore su 24, come si fa con le sigarette e i preservativi. E forse sì, i libri sono diventati dei preservativi – “in fondo un preservativo vale l’altro, basta pagarlo meno”, dice l’Homo Colcarrellus. Il PREZZO BASSO, ecco l’ossessione dell’Homo Colcarrellus, che non perde tempo a chiedersi il come e perché quel prezzo sia così basso.

Potrebbe essere perché quelle scarpe Nike sono state fatte da piccole utilissime mani di bambini cinesi pagati 1 dollaro al giorno o perché quel maglioncino è stato lavorato da donne vietnamite tenute prigioniere in fabbrica o ancora perchè quelle arance di Rosarno vengono pagate 6 centesimi al kg al contadino, figurarsi quanto guadagnano i neri che le raccolgono.
Ma tutto questo non interessa l’Homo Colcarrellus, egli va verso il FUTURO con fiducia, convinto della infallibilità delle leggi del mercato (come suo cugino l’Homo Lehmanbrothersianus) e senza mai chiedersi se sia veramente libero ed equo (il mercato, s’intende).
Così continuerà a privilegiare – senza farsi troppo domande – prodotti omologati e prezzi bassi, sempre più bassi, e provenienti da paesi e lavoratori sempre più sfruttati. Fino al giorno in cui perderà il lavoro perché la sua azienda gli comunicherà di aver deciso di spostare la produzione in un paese in cui 5 lavoratori costano come un Homo Colcarrellus. Questo, gli spiegherà l’azienda, per poter ABBASSARE I PREZZI.

L’evento traumatico determinerà una brusca virata nel processo evoluzionistico e l’Homo Colcarrellus si trasformerà presto in Homo Disperatus a cui poco servirà essere diventato un esperto cacciatore di 3×2, perché rimarrà senza lavoro e reddito.
A quel punto forse si offrirà sul mercato a 1/5 del suo stipendio precedente, forse basterà.
Forse.

Si saranno estinti così i dinosauri?

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About The Author

Pereira
Della prima parte della mia vita, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. Vedi anche questo post

21 Responses to Darwin e l’ossessione del prezzo basso

  1. Enrico says:

    Grande articolo.. amaro quanto veritiero.. Vado spiegando questi concetti da tempo, ma mi danno del matto…
    Pazienza..

  2. NO-r-WAY says:

    E domani la libreria Coop apre. Stefano Benni. Cavolo, Stefano Benni a Pesaro. Benni. Cavolo. La tentazione è forte. E la prossima settimana un incontro con uno scrittore sul tema della mafia. Cavolo. Che dire. Eventi. Incontri. Sono comunque cose belle. Eventi (tagli di nastri) e aria nuova. E il prezzo? Non parlo dei tre quattro euro di sconto della libreria Coop rispetto alle altre librerie, parlo del prezzo da pagare. Esiste questo prezzo? Hanno forza, potere economico e organizzano eventi. Amaro in bocca? Vi rimane dell’amaro in bocca? A me, si. Ma la tentazione è forte. E’ pur sempre Benni. Che poi mi dico… ma nel suo ultimo libro “Pane e tempesta” si insomma nella sua ultima fatica, ecco be lui scrive, aspettate… da una recensione…”Tra le tematiche affrontate, predominante quella ecologica: il paese teatro della storia è minacciato dalle ruspe, il bosco che lo circonda aggredito dalla cementificazione, il bar stesso – centro di vita sociale – deve scomparire, ultimo baluardo di una zona destinata ad ospitare un gigantesco centro commerciale. Non mancano, naturalmente, molti altri temi cari a Benni, compresa quella vena satirica a metà fra politica e cronaca. Nel racconto delle modifiche effettuate alla statua di Santo Inclinato, protettore di Montelfo, c’è tutta la storia italiana degli ultimi cinquanta anni” ma Benni insomma,,,cavolo, domani invece di andare alla Coop vieni qui e firmi questo benedetto testo sulle librerie!!!

  3. andrea zucchi says:

    Giusto Norway! Ma evidentemente anche Benni è vittima di quella sorta di sindrome che colpisce gli italiani, e che descrive bene Travaglio, per cui questi tendono a vedere tutti gli eventi cui devono assistere(e subire) come se accadessero in una realtà esterna a loro. Insomma come se fossero…in televisione, e non stessero capitando davvero, qui in Italia. A loro fa ridere vedere un presidente del consiglio accusato di rapporti con la mafia, corruzione di giudici etc… come fosse il Bagaglino.

  4. mirkofabbri says:

    Se non sarò considerato in conflitto di interessi (sono socio coop!) proverò a darvi un’altra possibile idea di cosa possa anche essere l’Homo Colcarrellus?
    Sapete cosa fa l’Homo Colcarrellus? vive… a volte con difficoltà, e sbaglia. Certo che “sbaglia”.
    Lo sa bene dei bambini che fabbricano le scarpe, si incazza come un’ape al solo pensiero di quei piccoli operai sfruttati e maltrattati… eppure alla fine del mese deve far quadrare i suoi miserrimi conti e se non vuole diventare matto, cancella temporaneamente l’immagine dei piccoli cinesi al lavoro, va al supermercato e “sbaglia”!
    Sa bene anche degli immigrati di Rosarno, addirittura per un certo periodo della sua vita si è occupato di loro, è stato loro vicino, ha organizzato cose per rendere più accettabile l’idea che persone colorate potessero circolare a due zampe tra la gente “normale”; diventa una bestia quando vede come li hanno ridotti… eppure, dopo un po’ deve distogliere lo sguardo da quell’abominio per tornare ad occuparsi di una famiglia che bene o male ha messo in piedi e deve curare, quindi dimentica per qualche giorno gli immigrati e tutte le guerre del mondo e le ingiustizie, si distrae, compra un kilo di arance a buon mercato e … “sbaglia”.
    Credetemi, può capitare addirittura che alcuni di questi benedetti Homo Colcarrellus non affrontino per niente con gioia una passeggiata al supermercato, nè si dichiarino orgogliosamente consumisti… eppure, dovete credermi, può loro capitare, una volta ogni tanto, di abbandonarsi all’idea di fare un giro dentro un centro commerciale. Lo sanno questi Homo Colcarrellus che stanno “sbagliando”, ma sono dei deboli, si arrendono troppo facilmente all’idea di poter rifornirsi di frutta o verdura spendendo un terzo di quello che spenderebbero in un negozio bio-equo-sostenibile-ecologico-alternativo-fotovoltaico. Non per questo sprecano, né mangiano troppe porcherie in maniera consapevole.
    Intendiamoci, non lo fanno sempre. Anzi, tengono con cura i contatti con tutti i negozi bio-equo-sostenibile-ecologico-alternativo-fotovoltaico della città, per quelle rare volte in cui possono permettersi un lusso. Un lusso vero.
    Personalmente ho un debole per questi particolari Homo Colcarrellus. In primo luogo perché sono dei deboli, e a me mio padre fin da piccolo mi ha insegnato a “tenere” sempre ai più deboli. E poi perché fanno tenerezza nel loro procedere a zig-zag. Alla fine però credo che questi tipi di Homo Colcarrellus che dico io, non siano così ingenui né ignoranti… se ci penso bene mi sa che hanno capito di non essere infallibili, né pretendono di essere guide illuminate per l’umanità.
    E poi mi piacciono terribilmente perché… “sbagliano”.

  5. stefano stefano says:

    Dobbiamo fare attenzione a non scagliarci contro la gente comune, contro l’Homo Dellastrada, perchè io Homo Colcarrellus mi ci vedo. Comprare le arance di una Rosarno qualunque può essere una necessità (presupponendo che costino meno) e non una scelta, e non tutti hanno le chiavi per scegliere un libro (noi le abbiamo, ma non vogliamo sbandierare la nostra superiorità intellettuale) o un libraio di fiducia, si può preferire farsi consigliare dalla tv piuttosto che buttare soldi. I comportamenti del consumatore che noi riteniamo sbagliati sono da attribuirsi a forti condizionamenti sociali, culturali e politici che fanno, purtroppo e oltretutto, più presa sulle classi basse che su quelle alte.
    La colpa non è delle massaie che affollano il supermercato a caccia di offerte o di chi acquista un volume alla libreria coop. E’ anche vero che tutti hanno gli elementi per fare delle scelte e dovrebbero farle, ma queste tematiche non sono per tutti Priorità come lo sono per noi.
    Pensiamo un po’ anche in questi termini, altrimenti rischiamo di essere fraintesi.

  6. walter walter says:

    @ No-r-way
    Benni, il grande scrittore (lo è stato davvero) avrà anche lui una famiglia da mantenere no?
    Quanto siete romantici! Ogni anno riscrive per la quindicesima volta i sui bei libri di vent’anni or sono, cambia titolo e alimenta l’industria del consumo librario fatto di presentazioni in tv di tanti libri inutili. E lo fa parlando contro la globalizzazione con temi ecologisti… e li presenta alla Coop! Il massimo della contraddizione.
    Benni non può firmare quelle cose… non più. Ma onore a lui, gli si vuole bene, è stato un grande scrittore e fa ancora cose belle in teatro, anche se ha esaurito la vena creativa.

  7. NO-r-WAY says:

    Cari MIrko Fabbri e Stefano,
    siete stati perfetti… quasi commoventi. Muovete a commozione perché dite delle cose vere e comprensibili e che toccano la maggior parte di noi.
    Ma un’amministrazione comunale non deve chiudere gli occhi o essere superficiale su questi argomenti. La mia critica va a loro, a chi amministra. Si potrebbe fare di più e meglio. E infatti noi parliamo, ci confrontiamo e le parole volano alte, nello stesso momento loro tagliano nastri. Sono stato troppo qualunquista?!

  8. andrea zucchi says:

    Infatti. Qui nessuno ce l’ha col cittadino debole, anche perchè alla debolezza spesso ci riducono. Non ci sono solo i cittadini deboli perchè rincoglioniti dalla tv, ci sono anche quelli martoriati tra lavoro e famiglia (presente la canzone di Caparezza “sono un eroe”? Sarà scontata, ma mi commuove sempre!). Nessuno mette in dubbio questo, e nessuno pensa che siano cattivi e ce l’ha con loro. Figurati! Però aggiungerei due cose: la prima è che alcuni modi per campare in modo un più etico (cioè nel rispetto quantomeno dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori) ci sarebbero, ma bisogna un pò avere la voglia di cercarli, perchè non ci vengono certo proposti dalle tv (da Report si!). Mi riferisco ai GAS in questo caso. Mi dirai che spesso è umano che manchi anche la voglia, ed è vero anche questo. Ma il fatto è che ci rimane poco, di ambiente e diritti. E allora ecco la seconda questione: se anche non ce la si fa, per mancanza di forze, ad uscire da questo sistema malato, mi spieghi perchè ci si ostina ancora a perpetuarlo, nel modo più assurdo? Cioè col voto? Perchè per votare qualcosa di nuovo, non servono molte forze. E’ anche segreto il voto ancora, no?

  9. Jacopo Nacci says:

    “Parliamo di una città dove […] si smazzano a profusione i Benni e i Tabucchi da vent’anni”.

    12 gennaio 2010

    Punizione divina.

  10. NO-r-WAY says:

    Questo è un altro argomento!? Forse. Ma dal momento che sul Carlino di oggi ho letto alcune dichiarazioni che accostavano i libri a pentole, carni e detersivi…. mi adeguo

    E se vi capita non perdetevi lo spot in tv!! E’ devastante!!!

    Povera Mc Italia
    McDonalds lancia Mc Italy, un panino 100% italiano, con il patrocinio del ministero delle Politiche Agricole. Operazione quanto meno discutibile: ecco perché.

    Entriamo e l’ambiente è surreale. Festoni con la bandiera tricolore dappertutto, dipendenti che ci accolgono con magliette su cui troneggia il logo del ministero delle Politiche agricole. Siamo a una fiera zootecnica. O, per avvicinarci meglio al contesto, alla sede dell’associazione italo-americana di Brooklyn.

    Niente di tutto questo
    Siamo da Mc Donalds, che ha lanciato proprio in questi giorni il primo panino 100% italiano con l’appoggio, molto reclamizzato, del ministro Zaia. Un connubio a dir poco singolare: il colosso del cibo spazzatura vuole convincerci che si è redento e ha trovato come spalla un alto rappresentante del nostro governo.

    Il panino della svolta “italiana”, ci spiegano, è fatto con prodotti certificati made in Italy: farina, insalata e carne 100% italiani, formaggio Asiago Dop, crema di carciofi italiani, pane all’olio extravergine d’oliva dei Monti Iblei Dop. Fanno da contorno altre preparazioni con la filiera certificata tricolore (insalata, crocchette ecc…). Il tanto vituperato fast food si è forse trasformato nella summa del mangiar bene tipico della nostra terra?

    Magari…
    Peccato che le cose non stiano proprio così. Semmai è vero il contrario: le nostre materie prime scendono dal podio della qualità (se mai ci fossero salite) per comporre l’ennesimo panino dal sapore omologato e dalle caratteristiche nutrizionali a dir poco discutibili. Abbiamo fatto i conti in tasca a questo “gioiello” tricolore.

    Calorie
    Ben 715, ovvero il 36% del fabbisogno quotidiano di una donna. Tenete presente che un pasto completo dovrebbe fornire un terzo, cioè il 33% delle calorie quotidiane. Questo panino è evidentemente troppo calorico.

    Sale
    Lo sa, il collega di Zaia, cioè il ministro della Salute Fazio, che il Mc Italy fornisce 3,3 grammi di sale, cioè il 66% del fabbisogno quotidiano (l’Oms consiglia max 5 grammi al dì)? Cosa ne penserà, visto che da parte sua sta lanciando una lodevolissima campagna per sensibilizzare gli italiani sui rischi di un consumo eccessivo di sale?

    Da solo, questo panino ci dà più della metà del sale che dovremmo assumere nell’arco di un’intera giornata. E se poi questo panino viene mangiato insieme alle patatine fritte (così è proposto nel Mc menù, alla faccia del “mangiare italiano”) il consumo di sale schizza a 4,6 grammi cioè il 92% di ciò che dovremmo assumere giornalmente.

    Meglio il Big Mac
    Il vero paradosso? È meglio il Big Mac. Facendo il confronto tra i valori nutrizionali del Mc Italy e del classico Big Mac, il panino ministeriale non ne esce vincente. Il Big Mac, infatti, è meno calorico (495 calorie, il 25% del fabbisogno quotidiano) e contiene meno sale (2,3 grammi, ovvero il 46% del fabbisogno quotidiano). Quanto al sapore, permetteteci di dare un parimerito.

    Fonte: http://www.altroconsumo.it

  11. NO-r-WAY says:

    Mi spiego meglio. Oggi non ho molta voglia di essere criptico!!

    Vogliono sdoganare il Mcdonald e ci riusciranno, facendo passare l’idea che loro tengono alla nostra salute e al mangiare sano… e noi, Italia, gli si presta il fianco per un discorso economico.

    Vogliono sdoganare il supermercato Coop, aprendo librerie, facendo passare l’idea che loro tengono alla nostra cultura e conoscienza, quando invece c’è solo un discorso di natura economica.

    Di tutta questa faccenda è l’ipocrisia che mi da più fastidio.

  12. Andrea Marzi Andrea Marzi says:

    A Mirkofabbri e Stefano,
    tanti hanno già risposto adeguatamente ma… i vostri interventi sono bellissimi… e sono parte del buono che ha portato il confronto su questi temi acceso dallo sbarco della libreria Coop.
    Sono uno degli autori dell’Homo Colcarrellus, l’ho inventato per rispondere al “Sole 24 Ore” che mi chiamava in causa come co-promotore di una riflessione collettiva sull’intreccio fra globalizzazione, identità, cultura e disoccupazione, ridotta ad un boicottaggio.
    Il nostro articolo usa un artificio retorico per parlare di questi temi vitali e provocare uno scatto di consapevolezza in tutti, a partire da chi scrive. Siamo tutti, bene o male, degli Homo Colcarrellus, anche chi scrive quell’articolo. E tutti sappiamo quanto sia difficile, soprattutto con la crisi, confrontarsi con questi problemi ogni giorno.
    L’idea dell’Homo Colcarrellus me l’ha data un signore che ha scritto un articolo pazzesco sul Carlino in cui affermava – senza i vostri scrupoli di coscienza – che l’importante è che il prezzo sia basso, il resto non conta. Siccome questi discorsi li ho sentiti fare anche da giovani che saranno le prime vittime della globalizzazione e dell’abbassamento di stipendi e occupazione mi sono preoccupato e ho pensato che si doveva provare a scuotere, a provocare, soprattutto le vittime designate del “sistema Mc” (Donald, Coop o Benetton che sia) cioè i giovani al primo impiego con la prospettiva di un lavoro a 900 euro al mese, se va bene.
    Una cosa è certa: la spirale ha una sola direzione. Più privilegiamo il “sistema Mc” per dare da mangiare ai nostri figli, più togliamo loro la possibilità di lavoro nella produzione di beni.
    E’ una contraddizione micidiale, certo non è colpa delle massaie, siamo tutti massaie ed è difficilissimo far quadrare i conti. Per questo il sistema è perverso, è una spirale che ti spinge a rinforzare ciò che impoverisce te, i tuoi figli, il tuo paese.
    C’è un passaggio nel commento di Stefano con cui non sono d’accordo, quello in cui parla della “gente comune” in un modo che trovo pericoloso. Stefano sembra parlare di un popolo geneticamente votato all’incoscenza, al macello sociale, a vedere Rete 4 e Vespa per tutta la vita. Di qualcuno destinato a non capire. Io penso che dobbiamo tentare di divulgare il pensiero critico con tutte le nostre forze, anche se dà fastidio ai berlusconisti di destra e a quelli della coop.
    A proposito, avete notato il silenzio assordante della politica in tutto questo? Coloro che dovrebbero guidare la città fuori dalla crisi non hanno avuto niente di sensato e problematico da dire sulla vicenda per settimane. L’unica che ha parlato, ieri – l’assessore alla cultura Gambini – ha detto che i piccoli librai fanno il piagnisteo e che non si devono lamentare. Se questo è l’unico politico che parla pensate cosa hanno in testa gli altri…

  13. Gaioing says:

    Per chiarire a tutti il momento basta fare 4 conti.

    Il massimo della produzione industriale italiana è stato nel 2001 (115 punti), mentre a novembre 2009 siamo caduti a 85 punti (-30% circa).
    Se crescessimo col tasso medio di crescita degli ultimi 25 anni (0,2%) , per tornare ai livelli del 2001 ci metteremmo esattamente 132 anni!
    E’ evidente quindi che, per metterci molto meno tempo, diciamo 5 anni, dovremmo crescere a tassi di crescita molto maggiori di quelli medi degli ultimi 25!
    Ci è possibile tutto ciò?
    Il PIL in estrema sintesi è la somma dei consumi+gli investimenti+le esportazioni-le importazioni.
    Dal lato dei consumi, con la crescente disoccupazione in atto, possiamo pensare che avremo più consumi?
    Io credo di no!
    Dal lato degli investimenti, possiamo pensare che, visto l’attuale deficit, sia interno che estero, il governo e gli italiani si mettano a investire?
    Di nuovo credo di no!
    Possiamo importare di meno visto che solo dal lato dell’energia dipendiamo per l’85 % dall’estero?
    Di nuovo credo di no!
    Possiamo infine esportare di più?
    Sì, potremmo, se il commercio estero totale dovesse salire, ma le esportazioni sono il 30 % del ns PIL mentre i consumi sono ben il 65% !
    Dunque, per crescere, l’unica arma che abbiamo sono le esportazioni che però incidono poco!
    Conclusione: percorreremo una lunga fase di scarsa crescita !
    Queste cose pochi le fanno notare, al contrario tutto viene esaltato dal concetto di marketing mediatico!Con questo, ben applicato, si conducono le folle all’ottimismo e alla spesa!
    Apriamo, ad esempio, un libreria Coop con Benni o Tabucchi!Diamo un carrello a tutti e una piacevole atmosfera attorno! Questo sì che significa crescere e essere reattivi!
    Ma vah! E tutti gli altri numeri, numeri veri e semplici, dico, dove li mettiamo?

  14. NO-r-WAY says:

    Caro Mirko Fabbri,
    rileggevo questa mattina il tuo testo, devo dire che l’ho fatto per due, tre volte. Debolezza. Tu parli di uomini deboli. Io invece ci vedo solitudine. Uomini soli.

  15. Pereira Pereira says:

    Molto sommessamente e molto interessatamente, viste le mie origini:
    che c’entra Benni con Tabucchi?
    Tabucchi ha inaugurato una libreria Coop o un Mc Donald?
    Dev’essermi sfuggito.

  16. Jacopo Nacci says:

    @Pereira:
    cosa c’entra l’inaugurazione di una coop o di un mcdonald?

    Il commento di riferimento (tralaltro citato qui poco più in alto, ma si sa…) è questo:

    http://www.radiopereira.it/2010/01/in-difesa-delle-librerie-di-territorio-boicoop.html#comment-1294

    dove non si entra nel merito delle scelte personali di Benni o di Tabucchi, bensì di quelle dei librai.

  17. Gaioing says:

    @Pereira

    Al di là delle scelte dei librai …e degli autori… è certo che i numeri che ho esposto in precedenza darebbero l’occasione a una classe politica seria e lungimirante di cambiare modello.
    Abbiamo una lunga recessione davanti?
    Ebbene…cominciamo a crescere con intelligenza !
    oppure
    continuiamo a decrescere crescendo poco!

  18. Pereira Pereira says:

    Grazie Gaioing per il tuo lucidissimo e documentato commento,
    una ventata di chiarezza.

  19. NO-r-WAY says:

    Da Repubblica del 17 febbraio

    Dati sconfortanti forniti dall’Associazione Italiana Editori. Nasce il “Centro per il Libro e la Lettura”
    per promuovere la fruizione di libri nel nostro paese. Obiettivo: far crescere del 50% i lettori min 10 anni
    IL LIBRO QUESTO SCONOSCIUTO
    L’Italia è tra gli ultimi nella Ue
    Particolare attenzione per i giovani e i giovanissimi che risultano non lettori per il 45%
    di CLAUDIO GERINO

    ROMA – Il libro questo sconosciuto. Almeno in Italia. I lettori, infatti, sono solo il 38 % sul totale della popolazione di età superiore ai 14 anni, ma solo il 10 % si possono definire “abituali”. Lo strano è che, invece, il mercato dei libri nel Belpaese si presenta, tutto sommato, solido, con un fatturato complessivo di oltre 5 miliardi di euro, anche se in flessione rispetto agli anni precedenti. Del resto l’Italia, tra i 25 paesi dell’Unione Europea, si collocava nel 2006 solo al diciannovesimo posto, superando di poco la Spagna, la Romania, la Grecia e la Bulgaria. Oggi, con quel 38 % scarso, potrebbe anche essere stata scavalcata da tutti i paesi tranne il Portogallo.

    I dati sono forniti dall’AIE, l’Associazione Italiana Editori e sono impietosi. Elaborando i dati Istat del 2009, infatti, l’associazione rileva che, nel 2009 il 45,1 % degli italiani di età superiore ai 6 anni ha letto almeno un libro non scolastico (25 milioni e mezzo). Ma la fascia dei lettori saltuari (da 1 a 11 libri l’anno) è consistente: quasi 22 milioni di persone sopra i sei anni d’età. Chi legge più di 12 libri l’anno, infine, rappresenta solo il 6,9 % (3 milioni e 900 mila).

    Anche l’area geografica è importante al fine delle statistiche di lettura: il nord Italia vede una prevalenza di lettori sulla popolazione (52,2 %), seguita dal Centro (47,4 %) e, ben distaccata, il Sud e le Isole (31,6 %). Le prime cinque regioni italiane che leggono di più, naturalmente, si collocano al nord (Trentino Altro Adige col 57,5 %, Friuli Venezia Giulia col 56,5 %, Valle d’Aosta col 53,8 %, Lombardia col 53,5 %, Liguria, col 51,3 % e Piemonte col 50,6 %). Fanalino di coda è la Sicilia, invece (29,1 %), superata dalla Campania (29,4 %), dalla Puglia (29,9 %), dalla Calabria (31,4 %) e dalla Basilicata (34,3 %). Un altro dato significativo è la spesa media mensile per abitante in libri: appena 4,90 Euro che scende per i bambini da 0 a 14 anni ad 1,48 euro.

    Eppure, piccoli segnali positivi si stanno delineando: rispetto al 2007 e al 2008 c’è stata una crescita, sia pur minima (1%) dei lettori, arrivati a 25 milioni complessivi. Indubbiamente, a rendere ancora più difficile la propensione alla lettura c’è il fatto che la spesa per acquisto di libri da parte delle bibilioteche pubbliche è scesa dai 65,5 milioni di euro del 2005 ai 48 milioni di euro del 2008 e che ci sono ancora 691 comuni con più di 10 mila abitanti totalmente privi di emeroteche aperte alla popolazione, lasciando senza questo strumento il 21,3 % della popolazione italiana (quasi 13 milioni di persone). Ci sono però biblioteche d’eccellenza che hanno a disposizione oltre 10 mila volumi (3902), mentre le librerie private aperte al pubblico sono 2774.

    A snobbare il libro sono soprattutto i giovani: il 45 % di loro in età dai 6 ai 19 anni non ne legge neanche uno al di fuori di quelli scolastici. Se si “sgranano” questi dati per età, poi, si evidenzia un fattore ancora più preoccupante: a formare la fascia più consistente di “non lettori” sono i ragazzi tra i 6 e i 17 anni (29 milioni e 400 mila).

    Ed è per questi motivi che è nato il “Centro per il Libro e la Lettura”, su iniziativa dell’AIE e del governo. L’obiettivo del Centro è quello di far riavvicinare o avvicinare per la prima volta al libro un numero sempre crescente di italiani, con il proposito di incrementare i lettori del 50 % nei prossimi dieci anni. Sette i programmi annunciati dall’Associazione: dal giorno in cui tutti saranno invitati a regalare un libro a coloro cui si vuol bene, alla donazione di testi di buona qualità che gli editori eliminano per arrivare a un appuntamento annuale di studio e confronto sul futuro del libro.

    Il primo programma prevede di costruire un modello di promozione della lettura su scala provinciale applicabile successivamente a tutto il territorio nazionale. Il secondo mira a dare al libro un valore socialmente apprezzabile e prevede di donare gratuitamente libri di buona qualità, che gli editori eliminano, alle situazioni più svantaggiate. Il terzo programma prevede una campagna di comunicazione, concentrata in una settimana che, in collaborazione con Aie (Associazione Italiana Editori), culminerà nella giornata di domenica 23 maggio, dove tutti saranno invitati a regalare un libro a coloro cui si vuol bene.

    I programmi 4 e 5 sono stati delineati per promuovere la cultura del libro puntando a dare agli autori e alle opere italiane la presenza internazionale che oggi non hanno e di fare dell’Italia la sede internazionalmente riconosciuta di riflessione approfondita e di elaborazione sulla cultura del libro. In questo senso si organizzerà un appuntamento annuale di studio sui temi di frontiera, sull’evoluzione e sul futuro del libro. L’ipotesi della sede è Torino, in futuro alla Reggia di Moncalieri, nel mese di ottobre.

    Infine, gli ultimi due programmi: rilevazione Nielsen per poter costituire un’unica autorevole fonte di dati sul mondo dei libri e far diventare il Centro un punto di riferimento per rappresentare gli interessi del mondo dei libri nelle sedi istituzionali.

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