La musica dell’anima: Inveraray

By Andrea Zucchi | Viaggi

Cari compagni di viaggio, ben trovati, siete pronti?!
Qui su Goethe 2001, andremo tutti insieme alla ricerca di quei luoghi perduti, o dimenticati che dir si voglia, di cui questo nostro mondo è così ricco. L’idea è quella di riprendere, più di 200 anni dopo, il viaggio del nostro ideale ed illustre predecessore, Johann Wolfgang Von Goethe, l’uomo universale, il cui spirito magari ci seguirà pure, negli angoli più nobili ma meno noti di questa terra del sole e della luna.

Sarà un percorso affascinante e misterioso, a scovar l’unica cosa che ci allieta in questo mondo, la Bellezza!
In fondo, siamo su Radio Pereira, e il suo motto è “resistere al brutto”, o sbaglio?
E cerca di farlo anche con la musica, giusto? E’ una radio…
Allora come tributo d’ingresso nella sua grande famiglia, non abbiamo trovato di meglio che partire da quella che forse è, almeno per noi, la patria del bello e del sublime, del Romanticismo e, perchè no, anche della musica moderna: la Gran Bretagna!

Per la precisione andremo in Scozia, specifichiamolo, per non voler subito irritare gli animi liberi ed indipendentisti dei nostri amici con il kilt e le cornamuse, che con gli inglesi ci vogliono aver poco a che fare! Anche perchè, come dice il titolo, la musica dell’anima, pensiamo che la nostra venga da lì, per uno strano gioco del destino, o degli dei…

Ma perchè uso il plurale maiestatis? Sarà l’influenza della regina…
Ma adesso basta, chiudiamo gli occhi, liberiamo la nostra mente dai pensieri che ci opprimono, e…tac! Arrivati…

Siamo sui “borders”, i confini anglo-scozzesi, quelli che i romani tentarono di difendere dai pagani e selvaggi abitanti del nord, con l’ormai bi-millenario Roman Wall, il Vallo (o Muro) di Adriano, che andava dalla costa est a quella ovest. Brutta abitudine, questa di erigere muri per proteggerci, e dividerci, dagli Altri…

Vallo di Adriano

Da quella volta gli abitanti di questa Terra pare siano cambiati poco, perchè ne hanno fatti anche di peggiori, anzi hanno proprio riempito il mondo di questi simboli di ignoranza, razzismo, intolleranza, stupidità. Ma quelli di ieri e di oggi, dalla Mongolia a Berlino, dagli Stati Uniti alla Palestina, lo fanno impallidire, questo qui, che ci troviamo davanti. Della fatica dei romani rimane poco, sembra ormai più un muretto a secco, come se ne trovano tanti anche da noi. E a farsene beffe qui intorno ci sono solo le mucche al pascolo, e le loro cacche!

Ma cominciamo a salire, verso nord, attraverso le prime dolci campagne, la cui vista, lo sapete, è rilassante più di un Tavor! E’ stato proprio provato, scientificamente, che il verde dei prati e dei boschi rasserena l’animo… e noi siamo in cerca anche di questo, no? Ma in cosa ci imbattiamo subito? Nella prima pioggerella, fastidiosa e delicata al tempo stesso. Non sarete mica venuti a cercare il sole quassù? Vi ci abituerete presto, loro qua la chiamano shower, che vuol dire anche doccia… Se proprio vi da noia, affidatevi al detto scozzese, sempre valido: “If you don’t like the weather, wait five minutes” : “non ti piace il tempo? Aspetta 5 minuti!” E infatti… c’è già il sole! E non è solo! Ci porta in regalo anche un meraviglioso arcobaleno, così preciso che sembra disegnato! Altra cosa che in questa terra non manca mai, ne vedremo tanti!

Arcobaleno Borders.

Se il tempo cambia così spesso d’altronde… Ma intanto passiamoci sotto, a quest’arco colorato che sembra indicarci l’ingresso nel nostro sogno. No,non c’è nessun tesoro, là sotto, nessuna pentola magica, a meno che non si trovi quella di Dagda, ma questa è un’altra storia…

Loch Lomond

Invece qui il tesoro ce l’abbiamo tutto intorno a noi! Adesso però prendiamo il ponte di Erskine, e siamo già sul nostro primo lago, loch come dicono qui. E’ il tramonto, le ombre cominciano a scendere sul Loch Lomond, e ne accrescono il mistero. E’ scuro, come tutte le acque qui (non sono mica sporche,dipende dalle rocce!) ed ha un magnetismo davvero incredibile. Molto più del famoso Loch Ness, che è bello pure lui, si, ma io non vi ci porterò neanche! Non possiamo fermarci tanto, perchè se non si arriva ad Inveraray per un’ora decente, non ci fanno dormire! Conosco un ostello lì, 14 sterline (15 euro o poco più), motociclisti e viaggiatori di passaggio come in una vecchia locanda medievale, un porticciolo delizioso, un vecchio maniero con la vicina torre dell’orologio, e un totem che recita: “Inveraray, a planned city builded with the help of the distingueshed architect, Roger Morris”: “Inveraray, una città pianificata – che tradurremmo con ideale – costruita con l’aiuto dell’architetto che tanto si è distinto, Roger Morris“. Non me lo sono andato a studiare, ma questo signore mi sa tanto che sia un membro di una free-masonry, un massone, un discendente dei Templari, che dopo il loro annientamento ad opera di Filippo Il Bello si dice si siano rifugiati qui, in Scozia. Li chiamavano liberi muratori, o maestri costruttori, questi che, un pò come noi, non cercavano altro che il Bello, e forse sapevano fare il loro lavoro, se questa cittadina così piccola è così piacevole da emanare un’aura, diciamo, esoterica…

Ci è venuta fame, e l’unico posto ancora aperto è il pub dell’albergo qui vicino. Se il menù dice il vero, cominciamo bene! C’ è scritto, vicino ai cibi: “attenctive served”, serviti con attenzione! Che meraviglia, che popolo fantastico! C’è un problema però, mancanp solo 20 minuti alle 22, e ci dicono chiaramente, ma con molto garbo, che possiamo mangiare solo se facciamo presto! Sono precisi in tutto, mica solo in cucina! Prendiamo subito una pinta di Tennent’s, la birra scozzese, che ci aiuterà a scegliere… Siamo sul mare, e mi attirano molto una zuppa di gamberi e crostacei, e un piatto di chele di granchio…

Glieli faccio portare insieme, così possono chiudere la cucina intanto, e questo strappa all’oste un gran sorriso! Che non sarà mai come il mio alla fine della cena! La zuppa era eccezionale, con la sua cremina di aglio, erba cipollina e non so che altro magico ingrediente! E le chele di granchio freschissime, e servite con i suoi attrezzini, una sorta di schiaccianoci ed una sottilissima e lunga forchettina, così da aprire e raggiungere tutta la polpa all’interno! Diamo la mancia e a dormire, perchè dopo il viaggio e la seconda pinta di birra, son cotto come una porchetta, come si dice da noi! Me ne vado, da solo, a fumare uno dei miei antichi toscani nella nebbia del porto, e ringrazio il grande spirito che mi ha portato qui…

Mull of kintyre.

Domani passeremo per il Paradiso, ma… finirò di raccontarvelo la prossima puntata di… Goethe 2001

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