Viaggio a Cuba – fine

By Pereira | Viaggi

Havana 05 11 08
( Non tutte le foto di questo photoblog andranno in mostra. Questa è una di quelle. )

Camicia a scacchi grandi, rossi e blu su campo bianco, maniche corte. Dei jeans rossi di pessima qualita’ scoprono dei calzetti bianchi di spugna, infilati in dei mocassini marroni. Potrebbe avere settant’ anni. Tedesco, olandese, inglese? Tra un morso alla sua grigliata mista e un sorso di vino bianco, la sua mano sfiora il braccio esile di chi gli siede accanto. Lei maliziosamete lascia cadere la mano sulla coscia di lui. Indossa degli orecchini d’oro e una catena al collo anch’essa d’oro, e’ stretta in un top rosa, che le fa risaltare le curve che ancora non puo’ avere. Sembra molto bella, ma come fa a sembrare bella una ragazzina di undici anni appena? Quella bellezza maliziosa a lei non dovrebbe neppure appartenere, e’ una bambina niente altro. Lui le sfiora il braccio mulatto, ora le sfiora un fianco. Guardo fuori, la luce proietta ombre lunghissime, tutto risplende, e’ una luce che infonde speranza. Torno a guardare dentro, a quel tavolo davanti al mio, la speranza svanisce.

Viaggio a Cuba

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About The Author

Pereira
Della prima parte della mia vita, molti di voi già sapranno grazie ad Antonio Tabucchi, della seconda invece pochi sanno. Per carità, non che ci sia molto da dire ma visto che i ragazzi della redazione insistono... Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30. Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere. La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”. Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria. Vedi anche questo post

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