Viaggio in Mongolia 3

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Darkhan 28 dicembre 08

Gratto via il ghiaccio dal finestrino. Strada dritta come un fuso taglia in due le vallate, bianche, ghiacciate. Piu’ che guardare, immagino.

Darkhan, confine di mondi, terra di nessuno, shock culturale, promessa naufragata. Darkhan spazza via gli equilibri.

Mal di schiena, carne troppo grassa nel mio piatto, ragazza dalle spalle troppo strette. Trovo un internet cafe’, non ho niente da scrivere, niente di nuovo da leggere ma e’ l’unica cosa di famigliare che riconosco. Esco, vado al posteggio degli autobus, mercanteggio una macchina per il monastero, lui parla solo mongolo…non verra’ mai all’appuntamento di domani. Entro in un bar, quattro ragazzi mi rapiscono, offrono vodka, rifiuto, offono vodka, rifiuto, offrono vodka, bagno l’anulare nel bicchiere e lancio un po’ di vodka al cielo, per gli dei; abbracci e promesse d’amicizia, ma la situazione non mi piace, me ne vorrei andare. Esco dal bar, ancora Darkhan. Speriamo domani ci sia il sole.

Paesaggio Mongolo.

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Mi manda Pereira, al cinema

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Un ospite riuscitissimo

In attesa di pubblicare qualche articolo sulla mia esplorazione di New York, ho l’urgenza di parlarvi di un piccolo film indipendente – girato in una New York senza Manhattan – che trovo imperdibile e merita quindi di entrare nella categoria “Mi manda Pereira“.

Diretto e sceneggiato con maestria e delicatezza da uno che finora ha fatto prevalentemente l’attore, Thomas McCarthy, è un film con tanti livelli, ma di straordinaria fluidità.

Certo, da me non aspettatevi la trama. E’ un film sull’amicizia, sui pregiudizi, sulla lotta fra finzione e autenticità del vivere, su cosa è diventata l’America (il mondo occidentale?) dopo l’11 settembre. Ma tutto ciò è decisamente riduttivo rispetto al’impatto emotivo dell’opera.
Dimenticavo gli attori, tutti bravi e perfettamente credibili.
Prezioso.

L’ospite inatteso
Regia: Thomas McCarthy; Sceneggiatura: Thomas McCarthy;
con Richard Jenkins, Haaz Sleiman, Danai Jekesai Gurira, Hiam Abbass, Marian Seldes.

Pereira

Viaggio in Mongolia 2

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Ulaan-Baator 26 dicembre 08

Cavalli in Mongolia.

La cosa complicata nell’organizzare un viaggio in Mongolia in dicembre, sta nel reperire informazioni. Le guide e i siti internet non prendono in considerazione l’ipotesi di un viaggio in Mongolia in inverno; si limitano a dire che le temperature sono glaciali e le vie di comunicazioni bloccate. Il periodo migliore e’ tra maggio e settembre, perche’ in questi mesi si ha la possibilita’ di fare escursioni a dorso di cavallo e cammello, alpinismo, birdwatching, dormire in accampamenti gher e cosi’ via. Ma nel caso in cui il vostro unico scopo fosse il viaggio, il mettersi in cammino, allora non avrete limiti. Non pretendere niente, accettare tutto cio’ che viene e credere negli incontri. Il fatto di essere probabilmente l’unico “turista” in Mongolia in questo momento non e’ una forma di esibizionismo, ma di liberta’.

Ulaan-Baator 26 dicembre 08

Un sole pallido veglia su un sobborgo di Ulaan-Baator. Staccionate divelte, pericolanti, ghiaccio e terra polverosa, cani randagi, tende gher fumanti, uomini imbruttitti da pesanti cappotti laceri. Corvi aspettano il da farsi. Che sia il Medioevo?

Poco dopo seduto in un caffe’ bevo te’. Una famiglia davanti a me mangia pastella fritta imbottita di carne. Dall’ampia finestra vedo una donna passare, i suoi occhi incrociano il mio. L’otturatore scatta. Jhonny Cash continua a cantare, come se a farlo fossero montagne o il ” fondo profondo del mare”. Dio, vorrei la voce di Jhonny Cash!

F.T.
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In ricordo di Monteiro Rossi

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Sono uno che di dittature se ne intende, se non fossi stato segnato – e paradossalmente beneficiato – da quella esperienza in maniera profonda, non solo sarei diverso, ma probabilmente non sarei qui in Italia.
Dall’alto – o dal basso? – di questa triste esperienza ho le carte in regola per manifestavi il grande disagio di questi anni in cui nessuna parte politica è riuscita a fare qui in Italia una legge decente, europea, sul conflitto di interessi, diventando questa lacuna un prototipo civile del brutto.
Il disagio aumenta col passare del tempo e con l’assistere ad una assuefazione del paese ad uno stato di cose che lo allontana dalla democrazia, subdolamente e impercettibilmente. Ogni giorno un po’ di più.

Sono preoccupato.
Per questo saluto con trasporto questo articolo di Valentini,
ma non basta. Occorrono cuori, carni, pensieri, partecipazione,
occorrono tanti Monteiro Rossi.

Occorre resistere al brutto.

Pereira

LA DITTATURA MEDIATICA

Repubblica — 23 dicembre 2008

È sintomatico che, nelle reazioni polemiche alla boutade di Silvio Berlusconi sul presidenzialismo, in pochi abbiano sentito finora la decenza di ricordare il macroscopico conflitto di interessi che grava tuttora su di lui, capo del governo e capo di un’ azienda che funziona in regime di concessione pubblica. E dunque, controparte di se stesso, in quanto locatore e nello stesso tempo conduttore delle frequenze televisive che appartengono allo Stato. Quasi che una tale anomalia fosse stata rimossa dalla memoria collettiva, abrogata dall’ opinione pubblica, cancellata dalla consapevolezza nazionale.
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Viaggio in Mongolia 1

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Ulaan-Baator 23 dicembre 2008

Gli uomini si stringono nei loro cappotti, aspettano ai bordi della strada confondendosi nell’aria condensata dei loro respiri. Quartieri gher alla mia sinistra, le stufe accese, il te’ salato in caldo. Enormi ciminiere sputano fumo bianco all’orizzonte. Ulaan-Baator ti accoglie tra i suoi seni freddi e cadenti, braccia ossute ti stringono tiepidamente. Uno sguardo al cielo, a questo cielo blu, cosi’ intenso da non averne mai visti di simili. Lo sguardo in alto a scaldare il cuore.

Attraverso piazza Sukhbaatar, il sole basso disegna ombre impercettibili. Entro nella grande hall dell’hotel Puma; ad accogliermi la luce di qualche candela e il buio piu’ completo. Un inserviente, in divisa di lana bianca e grigia afferra un lume e fa’ cenno di seguirlo. Tre rampe di scale, la porta in legno di abete…entriamo. Fa colare della cera in un portacenere e ci fissa la candela. Sorride richiudendo la porta alle sue spalle. Rimango solo. Fuori meno ventisette gradi, dentro l’intenso calore di una candela.

F.T.
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Mi manda Pereira

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Viaggi e scoperte

Ho fatto questa rubrica per mettere in luce e diffondere esplorazioni ed esploratori della più varia natura, dalle scoperte che si possono fare in rete (video, foto, articoli, curiosità) alle esplorazioni vere e proprie, fatte in terre lontane (o vicinissime) da me stesso e da miei giovani amici che col loro apporto “sostengono Pereira”.

Comincio con una piccola delizia dalla rete.
Saluti ad Amp Fiddler dal vecchio Pereira.

Pereira è in rete! (ma non mi prenderanno mai)

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A tutti gli ascoltatori/curiosi/lettori/commentatori/sognatori.

Dopo tanti mesi di lavoro e preparativi, Radio Pereira è finalmente in rete.

Mi propongo con questo nuovo spazio virtuale ma umano e dichiaratamente resistenziale, di dare risalto e visibilità a opere, iniziative, stili di vita ispirati al fare le cose con cura, quindi al bello.
Comincio da oggi a trasmettere emozioni e pensieri con la radio e con il blog, con la speranza che possano essere occasione di incontro e scambio fra gli amici e i visitatori che verranno a trovarmi e commentare sul blog.

Riguardo alla musica, la scelta dei brani è affidata a bravissimi selezionatori, ma vi invito a verificare con le vostre orecchie ciò che apprezzo di loro: anima e gusto. Sembra che stia parlando di cucina?
Forse si, ma in fondo, sempre di nutrimento si tratta. E poi vedrete che quello del cibo e della cucina sarà un tema ricorrente.

Sono conscio del fatto che sia un po’ bizzarro dare vita ad un “blog con uso di radio” ispirato da un tipo come me, uno diventato “grande”, adulto – nel senso civile del termine – quando era già vecchio. Ma con i tempi che si annunciano un Pereira malato di passione civile può essere uno stimolo non banale e la sua casa un rifugio di resistenti.

Desidero ringraziare i ragazzi – di fronte ai miei anni lo sono tutti, comunque – che con la loro passione mi hanno sostenuto e convinto a credere in questa curiosa impresa.
Mmmh… Ripensando alle loro belle facce non ritrovo neanche una donna…
Cominiciamo male.

In ogni caso, ora e sempre…
resistere al brutto!

Pereira