più “Il cantante Vasco e la questione dell’identità”
Questo è il mio primo articolo per quella cosa bella e infernale che è il blog, tanti anni fa scrivevo per un giornale, ma oggi i mezzi di comunicazione sono molto, molto diversi. Confesso che l’esperienza mi attrae ma prego fin d’ora gli eventuali lettori di essere pazienti come è bene fare coi vecchi.
I ragazzi della Radio mi hanno spiegato che si tratta di scrivere articoli come per un giornale di carta ma il blog non è di carta; “è virtuale”, mi hanno detto, e io ho annuito come se avessi capito. L’ho fatto più per non dare loro un dispiacere che per non fare brutte figure, visto che non trovo disonorevole rinunciare a stare al passo dei cambiamenti tecnologici.
Ma prima di dedicarmi all’articolo vero e proprio vi devo dire qualcosa di me e del perché mi trovi qui in Italia.
Venni qui dopo un lungo peregrinare da un paese all’altro, fuggendo da quel paese senza libertà che era diventato il mio paese, il Portogallo, negli anni ‘30.
Arrivai subito dopo la guerra e mi trovai così bene da decidere di rimanere.
La gente allora era accogliente, nel paese si respirava – grazie al clima di dopoguerra – una voglia straordinaria di fare, di ricostruire e anche io diedi il contributo. Oggi si direbbe che lo diedi da “straniero”, da “migrante”.
Ma ero poi così straniero, cioè “estraneo” a questo paese? forse no, visto che sono ancora qui e considero questo paese come l’altra mia patria.
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