TEMI CALDI: Etta James - Governo Monti - Viaggio in Ecuador - Fado

Vergogna di J.M. Coetzee

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Vergogna di J.M. CoetzeeNel libro di J.M. Coetzee, il razzismo sceglie un’altra direzione rispetto alla solita che vede contrapposti i “divini bianchi” a chiunque non sia altrettanto “perfetto”.

Qui è una coppia caucasica, padre e figlia, a trovarsi a fare i conti con il razzismo sudafricano post-apartheid.

Ambientato nella Provincia del Capo, il romanzo inizia con il cinquantaduenne professore universitario David Laurie che viene denunciato da una sua allieva (con cui ha una relazione) per molestie sessuali.

Licenziato, trova posto nella fattoria della figlia Lucy. La vita inizia a trovare un senso per David, che in questo piccolo angolo di paradiso si dedica alla scrittura e riscopre l’amore per gli animali, dando una mano in una clinica veterinaria.
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Battleship: e il cinema affonda…

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BattleshipQuesta settimana mi tuffo in avanti e voglio scrivere di un film che giungerà nelle sale americane solo la prossima estate, ma che arriverà addirittura prima nel nostro Paese, dove è atteso (per modo di dire…) per il 13 aprile in ben 600 sale. Si tratta di Battleship un film dal budget importante, circa 200 milioni di euro, e col quale la Universal vuole celebrare i suoi 100 anni di storia. E fin qui tutto bene. Il fatto è che la sceneggiatura è ispirata… ALLA BATTAGLIA NAVALE!
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La misura: l’antica arte dello stare al mondo.

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LE PAROLE SONO IMPORTANTI 1

INTRO

«Non è l’argomento, è l’espressione. (…) Ma lei come parla? Come parla? Come parlaaaa?

Le parole sono importanti!»  Nanni Moretti, Palombella rossa, 1989

Importanti sono soprattutto quelle parole che usiamo tutti i giorni, sulle quali raramente ci soffermiamo. Non si tratta semplicemente di mezzi per esprimere concetti, bisogni o informazioni? Anche le parole hanno la loro storia e si portano dietro – nascosti nell’etimologia e nell’uso che ne facciamo – significati, racconti, radici che continuano ad influenzarci a nostra insaputa.

La questione del linguaggio è vecchia quanto l’uomo, altrettanto complessa e affascinante. Questa rubrica non pretende di trattare in maniera esaustiva l’argomento, ma vuole essere un pretesto per cambiare lo sguardo sull’ordinario, a partire proprio dalle parole. Perché? C’è chi afferma che non possiamo pensare più di quanto le nostre parole possano dire.

MISÙRA

s.f. dal latino mensura, da mensus, participio passato di metiri. Il verbo è da *metis; cfr. greco mêtis (=prudenza), da una radice indoeuropea*me- largamente attestata: cfr. sanscrito matram (= misura).
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Il porcellum e i dubbi del Pd

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La scorsa settimana l’ex premier Romano Prodi ha lanciato una proposta molto potente, stranamente ignorata dalla stampa nazionale.

Ci ha messo una settimana, quella proposta, ad essere finalmente presa in considerazione dai vertici del Pd.

Chissà perché.

Ah, dimenticavo, la proposta è quella di fare primarie vere per eleggere i candidati in Parlamento nelle prossime elezioni a prescindere da una eventuale nuova legge elettorale.
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Domani cambio vita, forse.

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Federico Tamburini è tante cose,
un fotografo, un appassionato di narrazione, un ottimo organizzatore.
In tutte queste attività porta un dono: la sobrietà. Come può essere una sua rubrica di libri se non con la caratteristica che abbiano meno di 100 pagine?
Preziosa.
100 grammi, la rubrica per chi trova la scusa “non ho tempo di leggere” 

Paul Auster
Sabato mattina.
Caffè, giornale, due passi in centro, il sole negli occhi e nessun problema, vita borghese e la strana sensazione di sentirsi dei coglioni, comprensione a tratti; essere a un passo dalla svolta, quella definitiva, che non si è avuto mai il coraggio di prendere, ma oggi sì, senza indugio.
Entro in libreria.
Questione di secondi. Prima riga.

A cavallo dei trent’anni, vissi un periodo in cui tutto quello che toccavo, si trasformava in un fallimento.

Oggi va così. Pago, esco.

Sbarcare il lunario. Cronaca di un iniziale fallimento, Paul Auster, 115p — 3 ore e 20 minuti

Almeno lui ci ha provato. A dieci anni spalatore di neve, venditore di limonata sul marciapiede davanti casa…
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Fortunati precari *

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Ogni lunedì leggiamo, analizziamo, commentiamo i fatti di cronaca e i grandi temi dell’attualità politica e sociale con un “editoriale”, o meglio una “distorsione”, facendo parlare una canzone, un autore o un album.

DISTORSIONI 6

Fortunati precariNon capisco cosa abbiano da lamentarsi.
Li chiamano lavoratori precari e invece sono turisti instancabili, viaggiatori sempre pronti a partire per una nuova eccitante vacanza dalla disoccupazione. Sono i lavoratori “atipici”, diventati ormai così tanti da potersi considerare i più tipici tra i lavoratori in circolazione. Sono gli ex co.co.co, i neo co.pro, le partite iva, gli interinali, i tempi determinati. Sono trentenni che vivono come adolescenti tra altri adolescenti, ragazze che nascondono la gravidanza per non perdere il lavoro, uomini e donne non più giovani che finiscono in un call center a dire “Buongiorno, sono Marco”.
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Etta James, morte di una diva

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Etta James, morte di una divaIn questi giorni il mondo della musica è stato scosso da diversi importanti avvenimenti.
E se da un lato si piange la scomparsa di Etta James, icona della musica black e regina incontrastata del blues, dall’altro si festeggia l’impresa di Adele che giunge alla sedicesima settimana consecutiva di permanenza sulla vetta di Billboard, la classifica americana dei 200 album più venduti. La giovane cantante inglese, con il suo più recente album “21”, sorpassa i mostri sacri Beatles e Pink Floyd, fermi a quota 15 rispettivamente con Sergent Pepper e The Wall, e si prepara ad attaccare i detentori del record, ovvero Elvis Presley e Whitney Houston (presente per la colonna sonora di The bodyguard, non pare incredibile?).

E cosa accomuna la giovane rivelazione inglese con la matriarca del blues, tanto per usare una definizione cara ai giornalisti del settore? Di certo non la presenza sulle classifiche di Billboard: Etta James ha vinto nella sua carriera decine di awards di ogni tipo, ma al numero uno della classifica americana delle vendite non credo ci sia mai nemmeno avvicinata.
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Come imparare il portoghese

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Uno dei tanti amici che vivono (beati loro…) a Lisbona è un veneto di Portogruaro, insegnante e traduttore, autore, fra l’altro, assieme a me della guida su Lisbona e il Portogallo edita da Giunti. Gianluca  Miraglia, questo è il suo nome, è colui il quale ha insegnato a José Mourinho l’italiano (ma non so se si deve a lui anche la famosa parola “pirla”, non me lo ha mai svelato) e che lo insegna a tanti portoghesi, ma ha anche il compito, per l’Istituto italiano di cultura, di insegnare il portoghese agli italiani che per lavoro si recano là.


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Chi trova un amico che trova un tesoro

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In fondo alle scale giri a destra e trovi l’Amazzonia. Questo è l’Ecuador.
Quattro climi in quattro giorni.
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Benvenuti al Nordsudovestest

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Scusate per la citazione nel titolo di una hit firmata 883. E’ comunque un modo per adeguarmi al (basso) livello dei film di cui mi occupo oggi.

Benvenuti al nord, locandina.Andiamo con ordine; in principio è stato Giù al Nord, commedia francese di pochi anni fa che, ironizzando sulle differenze culturali e linguistiche fra Sud e Nord della Francia, divenne un successo clamoroso (miglior incasso di tutti i tempi in patria, battuto solo ora da Untouchables su cui torneremo). In Italia non ci pensarono due volte e qualcuno capì che, con opportuni accorgimenti, la vicenda si prestava bene per sfondare anche nel nostro Paese. E così, dietro lauto pagamento dei diritti, è arrivato Benvenuti al Sud con il lumbard Claudio Bisio che si ritrova suo malgrado in “terronia” e lì scopre che non tutto è come pensava. I produttori non hanno finito di contare i soldi (oltre 30 i milioni di euro incassati) che hanno subito messo in cantiere il seguito e senza spremere troppo le meningi hanno fatto uscire ieri nelle sale Benvenuti al Nord.
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Fra #responsabilità ed #egoismo. Che cos’è un deja vu

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Capitano SchettinoIeri su twitter l’hashtag (# per i neofiti) più utilizzato è stato responsabilità.
Si riferiva alla codardìa di un capo che aveva colpevolmente portato la grande nave di cui aveva il comando in un luogo molto pericoloso ignorando le più elementari regole di governo dei natanti. Il tutto per motivi e interessi personali (piccoli in ogni caso al confronto con l’entità della responsabilità che aveva).
Per fortuna un gruppo di ammutinati ha cercato di fare ciò che avrebbe dovuto fare lui, operare con senso del dovere per la salvezza di tutti. E’ dovuto intervenire un’altro capo, che si trovava a terra, in capitaneria di porto a Livorno, per richiamarlo ai dettami dell’etica della marineria.
Eh, avercela, un’etica.
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Il Generale Monti alle grandi manovre (della guerra di classe). Parte seconda.

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Il Generale Monti alle grandi manovre (della guerra di classe)Proseguiamo il ragionamento iniziato nella prima parte di questo articolo, ponendoci il secondo quesito che ci si affaccia alla mente in questi tempi: da che parte sta Mario Monti?
Facciamo un passo indietro. Ricordate quando (pare passato un intero evo) Tremonti minimizzava la crisi italiana invocando il debito integrato? Sosteneva, l’allora super-ministro, che la situazione del bel Paese è migliore di altre in quanto l’alto debito pubblico sarebbe compensato da un alto (addirittura superiore) risparmio privato.
Già al risuonare di tali dichiarazioni c’era da sentire puzza di bruciato. Vuoi vedere, mi dissi, che preparano il terreno per trasferire il risparmio dalle casse (piene) dei cittadini a quelle (vuote) dello Stato? Detto e fatto!
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